Home Eventi Eventi

Librerie.Coop, Genova – Incontro con Massimo Giletti

0a09471882 3898129

0a09471882 3898129

Venerdì 13 settembre alle ore 19.00 presso la Librerie.Coop Porto Antico Calata Cattaneo 1, Genova incontro con Massimo Giletti per la presentazione del suo libro LE DANNATE  Storia delle sorelle Napoli che non si arrendono alla mafia (Mondadori)

Ne parla con l’autore Marco Menduni, giornalista del Secolo XIX
Il libro di Massimo Giletti parla della Sicilia più profonda, con le sue incredibili bellezze e la presenza opprimente delle cosche.
È qui, infatti, che il giornalista di La 7 ha incontrato la storia delle sorelle Napoli, tre donne rimaste da sole a difendere la loro azienda agricola contro chi, da oltre dieci anni, cerca con ogni mezzo di impadronirsene. È una storia di orgoglio femminile e di ribellione a leggi non scritte. Ma è anche una storia sul potere del diritto di cronaca e sull’importanza della pubblica opinione: perché solo quando Giletti ha portato le videocamere di “Non è l’Arena” nelle campagne di Mezzojuso – là dove Bernardo Provenzano, l’ultimo Capo dei Capi, ha trascorso a lungo la latitanza – le minacce e le violenze ai danni delle sorelle Napoli hanno dovuto fermarsi. L’ultima pagina non è ancora scritta, perché Irene, Gioacchina e Marianna continuano a combattere la loro battaglia. Massimo Giletti racconta questa lotta con lo scrupolo del cronista e con la passione del testimone civile, umanamente colpito dal coraggio di tre donne che hanno sfidato prepotenze, cinismo, indifferenza e rassegnazione. “Ai carabinieri non bisogna dire mai niente”: questo è il comandamento che le sorelle Napoli hanno trovato la forza di buttarsi alle spalle, dimostrando a tutti che un’altra Sicilia è possibile.

«Ci sono storie che scegliamo noi di raccontare, le selezioniamo tra le mille da cui ogni giorno veniamo bombardati, e le curiamo, le coltiviamo fino a quando non sono pronte per andare in onda. Poi ce ne sono altre che, invece, si scelgono da sole; se ne stanno lì nascoste in qualche cassetto, in qualche ritaglio di giornale, e al momento giusto saltano fuori, ti chiamano, si rubano la scena. E a te non resta altro che lasciarle fare e ammirare in silenzio lo spettacolo. Le prime sono, numericamente, la maggior parte. Sono quelle che compongono il nostro panorama informativo. Un po’ dei “polli da batteria”, diciamoci la verità, ma il nostro lavoro è fatto anche di questo. Le seconde sono rarissime, però speciali. Hanno una vita tutta loro, durano quanto vogliono, vanno dove gli pare. E tu non le puoi fermare, non le puoi indirizzare. Al massimo puoi provare a capirle prima degli altri, per spiegarle meglio al pubblico, per farle “tue”.

La storia delle sorelle Napoli appartiene a questa seconda categoria. Dal momento in cui la lessi per la prima volta, sulle pagine della cronaca di
Palermo della “ Repubblica ” , mi resi conto che dentro c’era qualcosa  di fatale .
Lì per lì non sapevo nemmeno io cosa fosse, ma dentro di me sapevo che nella battaglia condotta da quelle tre donne indomite contro la mafia c’era
qualcosa che andava oltre ogni stereotipo.

Inizialmente pensai che ad at t i rare la mia at tenzione fosse i l contrasto femmine-mafia: ho sempre sostenuto che la mafia sia un termine femmini le
“ per inganno ” , essendo invece la mafia in sé quanto di più maschile e maschilista si possa immaginare. Ma piano piano, puntata dopo puntata,
mentre il grande pubblico si appassionava alla vicenda incredibile e vergognosa di Marianna, Ina e Irene, mi rendevo conto che nei fatti che sisusseguivano nelle campagne di Mezzojuso c’era anche dell’altro . C’era, sempre sospesa fra tragedia e operetta , l’eterna messinscena del potere .

Una specialità molto italiana. Un teatro del reale nel quale distinguere i personaggi buoni da quelli cattivi , i giusti dagli ingiusti, non è solo complicato, è del tutto inutile . Perché l’ unico criterio che distingue le persone, in posti come Mezzojuso, ma anche come Roma, Milano e Torino, nell’Italia del 2020 , è un altro : chi ha il potere e chi non ce l’ ha .

A ben guardare, tutto si riduceva a questo. Alla battaglia, antica come  il mondo, tra potenti e soggiogati . Una battaglia che queste tre donne, in
assoluta solitudine, hanno combattuto con fierezza e dignità. E che, alla fine, hanno vinto.»
.