Home Altro Varie

LIGHT TREK

Inaugurerà il 14 novembre, negli spazi della galleria ABC-ARTE a Genova, la mostra antologica LIGHT TREK, Nanda Vigo, 1963-2014.

La mostra riprende alcuni dei temi principali
sviluppati da Nanda Vigo nel corso della sua attività, dalle opere iniziali degli anni ’60 (Cronotopi) ai
lavori più recenti (Deep Space), di cui ha esposto le prime variazioni nel 2013. Il titolo LIGHT TREK
suggerisce questa traiettoria di luce che da sempre la guida e che nell’esposizione è rappresentata
da quattro espressioni emblematiche del suo lavoro: 1) i Cronotopi degli anni ’60, che oggi sono
esposti al Guggenheim Museum di New York nella mostra “ZERO: Countdown to Tomorrow, 1950s–
60s” dal 10 ottobre al 7 gennaio 2015; 2) i Light Trees, che determinano uno degli assi principali
della ricerca dell’artista negli anni ’80 e segnano un periodo transitorio, in cui tecnologia e poesia si
affrontano per trasmettere al meglio l’espressione delle forze vitali e l’aspirazione alla verticalità
emblematica dell’albero; 3) le Light Progressions, che appartengono a un progetto elaborato
all’inizio degli anni ’90 e che trova ancora oggi innumerevoli variazioni, collegano i principi
cronotopici a una ricerca sulla simbologia dei segni in un lavoro sulla luce di forte suggestione
visiva; 4) infine le opere appartenenti al ciclo Deep Space, apparse recentemente: attraverso la loro
triangolazione direzionale e l’irraggiamento sfumato che le circonda esse generano un’impressione
di immaterialità che sembra proiettarle in uno spazio stellare.
Questa mostra illustra la forza creativa di Nanda Vigo la quale, a partire dagli anni ’60,
secondo una pratica in continuo rinnovamento, lontana dagli stereotipi e dai marchi di fabbrica, ha
prodotto un’opera considerevole che ha influenzato una generazione di artisti e designer con la sua
originalità e la sua esemplarità. La pratica singolare della sua arte esalta il suo lavoro sullo spazio
che unisce nelle sue opere l’immaterialità dei giochi di riflessi e di luce, di trasparenza e di illusione
soggettiva. Sempre all’avanguardia delle ricerche artistiche, Nanda ha saputo collaborare con le
personalità più insigni del mondo dell’arte del suo tempo, restando tuttavia fedele alle sue
aspirazioni fondamentali. Il suo obiettivo mira a superare le contingenze tecnologiche, di cui fa uso
con la massima esperienza, sapendo coglierne i valori più immateriali allo scopo di annullare ogni
concetto di materia e raggiungere un ideale di natura filosofica e spirituale. Il suo lavoro si rivolge,
di conseguenza, ai centri di percezione sensoriale come vettori di informazioni di ordine mentale e
psicologico. Nanda ha sempre privilegiato la sperimentazione e l’esplorazione di vie nuove:
performance, installazioni, happening fanno parte del suo linguaggio artistico, parallelamente
all’esercizio dell’architettura che l’ha naturalmente condotta verso il design. Il suo lavoro rivela
l’essenza della forma e della luce da cui ha saputo trarre opere uniche, atemporali, al di fuori di
ogni definizione estetica, in grado di interagire, attraverso il loro irraggiamento, con le vibrazioni
invisibili del mondo.
In occasione della mostra verrà edito il libro d’arte “LIGHT TREK”, curato da Nanda Vigo e
contenente il testo di Dominique Stella e le immagini delle opere in mostra.

 

LIGHT TREK
Nanda Vigo
1963 2014
Testo di Dominique Stella
La mostra riprende alcuni dei temi principali sviluppati da Nanda Vigo nel corso della sua attività, dalle opere iniziali
degli anni ’60 (Cronotopi) ai lavori più recenti (Deep Space), di cui ha esposto le prime variazioni nel 2013. Il titolo Light
Trek suggerisce questa traiettoria di luce che da sempre la guida e che nell’esposizione è rappresentata da quattro espressioni
emblematiche del suo lavoro: 1) i Cronotopi degli anni ’60, che oggi sono esposti al Guggenheim Museum di New York; 2) i
Light Trees, che determinano uno degli assi principali della ricerca dell’artista negli anni ’80 e segnano un periodo transitorio,
in cui tecnologia e poesia si affrontano per trasmettere al meglio l’espressione delle forze vitali e l’aspirazione alla verticalità
emblematica dell’albero; 3) le Light Progressions, che appartengono a un progetto elaborato all’inizio degli anni ’90 e che
trova ancora oggi innumerevoli variazioni, collegano i principi cronotopici a una ricerca sulla simbologia dei segni in un
lavoro sulla luce di forte suggestione visiva; 4) infine le opere appartenenti al ciclo Deep Space, apparse recentemente:
attraverso la loro triangolazione direzionale e l’irraggiamento sfumato che le circonda esse generano un’impressione di
immaterialità che sembra proiettarle in uno spazio stellare.
Questa mostra illustra la forza creativa di Nanda Vigo la quale, a partire dagli anni ’60, secondo una pratica in
continuo rinnovamento, lontana dagli stereotipi e dai marchi di fabbrica, ha prodotto un’opera considerevole che ha
influenzato una generazione di artisti e designer con la sua originalità e la sua esemplarità. La pratica singolare della sua arte
esalta il suo lavoro sullo spazio che unisce nelle sue opere l’immaterialità dei giochi di riflessi e di luce, di trasparenza e di
illusione soggettiva. Sempre all’avanguardia delle ricerche artistiche, Nanda ha saputo collaborare con le personalità più
insigni del mondo dell’arte del suo tempo, restando tuttavia fedele alle sue aspirazioni fondamentali. Il suo obiettivo mira a
superare le contingenze tecnologiche, di cui fa uso con la massima esperienza, sapendo coglierne i valori più immateriali allo
scopo di annullare ogni concetto di materia e raggiungere un ideale di natura filosofica e spirituale. Il suo lavoro si rivolge, di
conseguenza, ai centri di percezione sensoriale come vettori di informazioni di ordine mentale e psicologico. Nanda ha
sempre privilegiato la sperimentazione e l’esplorazione di vie nuove: performance, installazioni, happening fanno parte del
suo linguaggio artistico, parallelamente all’esercizio dell’architettura che l’ha naturalmente condotta verso il design. Il suo
lavoro rivela l’essenza della forma e della luce da cui ha saputo trarre opere uniche, atemporali, al di fuori di ogni definizione
estetica, in grado di interagire, attraverso il loro irraggiamento, con le vibrazioni invisibili del mondo.
Genesi dell’opera
È a Milano, nel 1959, che inizia l’avventura artistica di Nanda Vigo. Dopo gli studi di architettura al Politecnico di
Losanna, si reca negli Stati Uniti per iscriversi alla scuola fondata da Frank Lloyd Wright a Taliesin West, in Arizona. Presto
delusa dai metodi d’insegnamento del celebre architetto, lascia Taliesin e prosegue il proprio apprendistato a San Francisco,
presso diversi studi di architettura.
Alla fine del 1959 torna a Milano e apre un proprio studio. In quei primi anni ’60 la metropoli lombarda è animata da
un’effervescenza nuova sprigionata da un gruppo ristretto di artisti emergenti i quali prendono ispirazione dalla figura
carismatica di Lucio Fontana. Nanda partecipa a questo rinnovamento, intraprendendo nel 1959 la sua prima realizzazione
degna di nota: la Zero House o Casa Pellegrini nella quale mette in opera le sue teorie nascenti sulla concezione globale di
uno spazio modellato dalla luce e dal gioco dei suoi riflessi su pareti di vetro satinato. Lei stessa descrive così quello spazio:
“Le pareti erano costruite con lastre di vetro satinato che nascondevano un’illuminazione al neon a tre colori, bianco, verde e
blu. Un comando manuale permetteva di scegliere il colore preferito nei vari momenti di utilizzo dell’ambiente”.
Incontra Fontana e Gio Ponti e con quest’ultimo collabora alla realizzazione della Casa sotto la foglia (1964-68).
Ponti, che per la prima e unica volta in vita sua firma un lavoro a quattro mani, le lascia completa libertà nella realizzazione
degli interni. Al suo riguardo Nanda ama dire: “Ponti, il cui lavoro, per me, è a 390 gradi, mi ha insegnato la complessa
semplicità del progetto. Che esso sia monumentale, come un grattacielo, una chiesa o un palazzo, o minimo, come un piatto o
un bicchiere, deve sempre essere svolto con lo stesso impegno, amore e anche coraggio di capovolgerlo completamente in
dipendenza di condizioni inadeguate. Lui mi ha inoltre confermato la sicurezza dell’intervento globale”.
L’affermazione delle sue convinzioni in campo artistico permette a Nanda di integrare le proprie ricerche in materia
di architettura e di design, che ella sviluppa come luogo di sperimentazione associando un grande rigore costruttivo allo
slancio creativo e dimostrando un amore per certi materiali (vetro, metallo, specchio) ai quali rimarrà fedele nel corso di tutta
la sua attività.
Quanto a Fontana, egli simboleggia allora l’audacia inventiva, “l’eleganza, l’impulsività creativa, il coraggio di
infiltrarsi in un buco spaziale già nei lontani anni ’30”, secondo le parole di Nanda. Le realizzazioni di questo grande
precursore sono determinanti per la generazione di giovani artisti alle prime armi in quella fine decennio a Milano. Esse
rappresentano per Nanda la conferma di un’intuizione fondamentale, percepita già nella sua prima giovinezza di fronte al
gioco di riflessi luminosi che animavano la facciata della Casa del Fascio di Giuseppe Terragni a Como. La spingono anche a
consolidare la propria ricerca nel quadro di una scuola di pensiero che congiunge le sue esperienze architettoniche e artistiche,
rifiutando il paradigma storicista della preminenza di un genere su un altro. Ad ogni modo, diventa evidente per lei che la
luce, nella sua forma naturale così come in quella artificiale, rappresenta il materiale a partire dal quale potrà concepire la sua
opera.
In varie occasioni Nanda confermerà il proprio attaccamento a questi due giganti dell’arte, che in seguito assocerà a
Piero Manzoni1 in numerosi omaggi dichiarando: “Rispetto, coraggio, amore, armonia. È quello che l’incontro con tre
personaggi conosciuti negli anni ’60 ha portato nella mia vita”.2
1 A proposito di Piero Manzoni, Nanda dichiara: “Con lui era un sodalizio intenso basato sulle affinità intellettive della
vitalità dell’arte. Spontaneamente era già nei suoi testi del 1957 e ’58. Ma fu impossibile lavorare con lui. Potevo essere
solo uno spettatore piuttosto cosciente” (testo originale, 5 settembre 2014).
2 Continua Nanda: “Per questo ho ritenuto doveroso ringraziarli parlando del loro lavoro, coadiuvata nella produzione e
nella regia da Marco Poma, ovviamente concorde sulla qualità umana e artistica di questi nostri giganti” (parole
pronunciate in occasione dell’uscita di Trilogia d’amore. Tre film dedicati a tre maestri dell’arte italiana: Gio Ponti,
Lucio Fontana, Piero Manzoni, realizzati con il coordinamento artistico di Nanda Vigo e la regia di Marco Poma,
Milano, 2009).
Milano anni ’60: un’avventura europea
Nanda Vigo frequenta il mitico quartiere di Brera, che accoglie allora tutte le manifestazioni e i dibattiti nascenti
attorno agli artisti più contestatari e radicali del momento. Vi si ritrovano, con Lucio Fontana, i giovani Piero Manzoni, Gianni
Colombo, Enrico Castellani, Vincenzo Agnetti e tanti altri che costituiscono allora un piccolo gruppo di personaggi
determinati a imporre la loro nuova visione del mondo. Questi anni sono ricchi di scambi e definiscono un momento
particolare della storia, tra Milano, attorno ad Azimuth creato da Castellani e Manzoni, Düsseldorf con il gruppo Zero e Parigi
con i Nouveaux Réalistes e il GRAV. L’epoca è propizia agli scambi e alle aperture internazionali; al pari di Heinz Mack e
Otto Piene, fondatori di Zero a Düsseldorf nel 1957, gli italiani viaggiano, pubblicano, espongono. La Galleria Azimut
fondata da Manzoni a Milano nel 1959, accoglie un programma intenso di eventi e scambi. Questa comunità artistica europea
aderisce a un pensiero che le riviste “Zero”, del gruppo tedesco, e “Azimuth”, dei milanesi, veicolano favorendo una
circolazione di idee fra l’Italia, la Germania, la Francia, l’Olanda, il Belgio, la Svizzera.
Fin da allora Nanda Vigo si pone in una dinamica poetica e cosmica più vicina alle teorie di Zero che a quelle di
Azimuth. Zero intende trasmettere uno slancio verso il rinnovamento, esplorando le capacità di materiali ancora poco sfruttati
nell’ambito artistico e stimolando le sensazioni legate al movimento e alla luce. Zero suggerisce di porre l’uomo in un sistema
di riferimenti universali che non conosce limiti né di tempo né di spazio. Per convinzione e affinità Nanda Vigo si lega quindi
al gruppo tedesco, di cui adotta i principi fondamentali del “cosmic power”, privilegiando l’esplorazione piuttosto che
l’analisi, ispirandosi a teorie filosofiche piuttosto che a dottrine estetiche, alle quali non aderirà mai. E a partire dal 1963
rafforzerà i rapporti con gli esponenti del gruppo Zero, contribuendo a diffondere il loro lavoro in Italia e in altri paesi
europei.
I concetti fondanti della cronotopia
Nanda Vigo è da sempre interessata all’espressione collettiva delle idee nascenti. Ciò la porta fin dagli esordi a
frequentare i gruppi più attivi di quel periodo di grande fermento, il che le offre l’occasione di avvicinarsi ai principali leader
carismatici del momento, in particolar modo ai tedeschi Mack, Piene e Ueker.
Fontana rimane tuttavia l’ispiratore incontestato di questa rinascita, e quando Nanda, nel 1961 vuole definire alcuni
assiomi di base che le permetterebbero di orientare la propria ricerca chiede a Fontana di elaborare un nuovo Manifesto da
affiancare al Manifesto Blanco e ai Manifesti dello Spazialismo. L’enunciazione di questi valori fondamentali è essenziale per
definire la propria teoria e pratica personale che si articola attorno a quattro punti:
“1. Superare il ricordo per conferire al concetto il potere di esprimersi.
2. Affermare uno spazio che abbia una dimensione spirituale per definire la misura della nostra necessità.
3. Realizzare ordine, armonia, equilibrio, purezza: l’essenziale.
4. Comprendere la condizione del finito nell’infinito, nella realtà dello spirito trovare la verità dell’essere”.
Questi elementi fondanti le permettono di verificare le proprie intuizioni e la incoraggiano sulla sua strada, al di fuori
di ogni appartenenza o affiliazione. Benché abbia saputo raccogliere l’insegnamento dei suoi maestri, Nanda Vigo
rivendicherà sempre un’indipendenza totale, rifiutando qualsiasi etichetta.
Anche la sua adesione a Zero è più filosofica e spirituale che formale; la singolarità delle sue creazioni e la
molteplicità dei suoi interessi la guideranno sempre in una direzione tutta personale, edificata sulle basi di un’esperienza
professionale esigente e rigorosa. La sua particolarità nasce dalla maturazione dei propri concetti, definiti a partire da una
lucida conoscenza delle tendenze internazionali del momento, e arricchiti da confronti a volte violenti con gli artisti della sua
generazione. Ma, più di tutto, la sua intuizione e la profonda conoscenza delle energie e dei flussi invisibili che circolano
nell’universo le permettono di dare corpo a una mitologia cosmica ancorata nella realtà del nostro tempo e, soprattutto,
proiettata verso l’eternità del divenire.
Il suo obiettivo è andare al di là dei dati tecnologici per ricavarne e svilupparne i concetti più sottili e immateriali, al
fine di annullare l’idea stessa di materia, raggiungendo così un ideale di natura psichica e filosofica. Il suo lavoro attiva i
centri di percezione di base al fine di suscitare sensazioni quasi perturbatrici di tipo fisico, emotivo e psicologico.
Nel gennaio 1964 Nanda Vigo enuncia in un nuovo manifesto i principi fondatori della sua pratica creatrice, a partire
dalla quale già dal 1959 ha concipito le prime opere intitolate Cronotopi, traducendo con tale denominazione la propria
ricerca filosofica sui concetti di tempo e di spazio. E afferma così le sue convinzioni:
“Informazione”
concetto filosofico – cronotopia o postulato cinquedimensionale introducente alla dimensione
concetto geometrico – il rettangolo e il quadrato inscrivono ogni altra forma geometrica
Ritengo quindi che dovendo tradurre esteticamente un codice di comando atto a triggerare un’informazione attraverso
una scelta precisa queste forme siano le più atte a concretizzarlo in armonia con il postulato cronotopico
estetica direzionata all’informazione – attraverso i gates (porte) aperti dal codice di comando dell’estetica
direzionata, lo spettatore ha la rivelazione cronotopica-adimensionale
Ho cercato – dice – la smaterializzazione dell’oggetto creando false prospettive, facendo in modo che lo spazio
attorno alla persona che guarda si identificasse con l’oggetto stesso”3
I Cronotopi
“Cronotopo è al di fuori del centro, verso la non-dimensione, verso la metafisica che, fondendosi con la realtà del
materiale, acquisisce un’estrema precisione nel suo lavoro”,4 scrive Jan Schoonhoven. L’abolizione di ogni dimensione
temporale e spaziale corrisponde in Nanda Vigo alla volontà di accedere ai gradi superiori dello spirito. Etimologicamente
Cronotopo significa tempo-spazio, esso mette in scena la luce indiretta, filtrata dai materiali che generano impressioni di
mutazione, sensazioni incerte nella percezione dello spazio. Nanda concepisce quest’ultimo come un luogo di ricerca
sperimentale in cui la variabilità degli effetti di luce induce una percezione indefinita delle forme. Si tratta di un concetto
filosofico destinato a rompere e superare i limiti fisici dello spazio per giungere a un benessere psicologico. L’artista
raggiunge questo stato ideale attraverso l’ottimizzazione della variabilità della luce al neon, integrata a una struttura di vetro e
di alluminio. Questa unione crea una perturbazione visiva amplificata dalle superfici riflettenti. È una concezione globale alla
quale Nanda attribuisce il nome, appunto, di Cronotopo.
Le sue prime realizzazioni integrano questa nozione di percezione ambigua e smaterializzata dello spazio attraverso
una lettura filtrata, rinviata per riflesso, di sorgenti luminose naturali o artificiali. L’effetto è ottenuto mediante l’impiego di
vetri smerigliati o scanalati che restituiscono impressioni di luci colorate o neutre. L’oggetto è delimitato nella sua forma da
una struttura di alluminio che serve da agente conduttore di questa energia atemporale e spaziale.
3 Intervista rilasciata a Dominique Stella, 2006.
4 Jan J. Schoonhoven, catalogo della mostra presso la Delta Kunstkring Gallery di Rotterdam, 1965.
Questo concetto darà vita, nel corso degli anni ’60, a numerose interpretazioni, sempre quadrate o rettangolari,
secondo la definizione della teoria cronotopica. L’artista la declina sotto forma di opere che concepisce come generatori di
luminescenza e di energia al tempo stesso immateriale e atemporale. Realizza così Cronotopi di piccole e medie dimensioni
(da 40 x 40 cm al più grande di 100 x 200 cm); altre opere sono concepite come “sculture” a terra o su piedistalli, altre infine
sono “ambienti”, installazioni o luoghi sperimentali. Il visitatore è chiamato a penetrarvi per rigenerarvisi, abbandonando i
propri riferimenti abituali e lasciandosi trasportare da sensazioni ignote attivate dall’illusione di riflessi moltiplicati della
propria immagine, in un’atmosfera dai bagliori diffusi colorati da neon blu, viola o rossi. Lo spazio è modificato dall’illusione
di variazione delle superfici che sfuggono alle leggi razionali della prospettiva, a volte sottraendosi al tatto.
Nel corso degli anni ’60, soprattutto, Nanda riproduce più volte gli ambienti cronotopici in gallerie e musei,
adattando il proprio concetto di spazio-tempo non misurabile a molteplici contesti che lo spettatore vive sempre con emozione
e stupore. Una delle realizzazioni più spettacolari è l’Ambiente spaziale – Utopie realizzato alla Triennale di Milano nel 1964
insieme a Fontana. Un’altra sua sorprendente sperimentazione è data dalla concezione, nel 1965, di un Labirinto cronotopico
nella sala espositiva Ideal Standard di Milano, di cui Gio Ponti è direttore artistico. Poi, nel 1967, alla Galleria Apollinaire di
Milano, mette in scena un Ambiente cronotopico speculare che moltiplica le pareti di un bianco opaco, illuminate da neon di
colore rosso, verde e blu. Seguono l’Ambiente cronotopico al Palazzo delle Esposizioni di Torino nel 1968, l’Ambiente
strutturato a percorso presso la Galleria Toselli di Milano… E Nanda proseguirà questi esperimenti cronotopici fino all’inizio
degli anni ’70.
Light Trees, Light Progress, Deep Space
Oltre i Cronotopi, lo sviluppo successivo del lavoro di Nanda Vigo si fonda sulla base di una ricerca che fa della luce
l’elemento motore della sua ispirazione, rivelando forze invisibili e attivando un’aspirazione all’armonia universale di ordine
cosmico. Il suo pensiero, radicalmente ancorato alla convinzione dell’infinità del tempo e dello spazio, concepisce l’opera
come fonte di un irraggiamento la cui emanazione luminosa serve da agente conduttore. E il suo lavoro illustra l’idea che
l’arte autentica corrisponda a una proiezione che porta in sé le forme del mondo a venire. Tutte le sue realizzazioni
rispondono a questa funzione visionaria dell’arte.
Il percorso di Nanda Vigo è ricco di sempre nuove esperienze e produzioni. Al periodo cronotopico seguono, a partire
dal 1970, i Light Projects che rinviano al progetto tautologico dell’arte. Vengono poi gli Stimolatori di spazio, che
appartengono a un periodo quasi esoterico della sua produzione incentrata sulla smaterializzazione dell’oggetto. E, dal 1978,
il triangolo e il quadrato costituiscono un vocabolario di base di un linguaggio interattivo costruito sul dialogo tra luce e
specchio.
Nel 1980 nascono i Light Trees, nei quali l’artista preserva l’aspetto tecnologico in un’evidente armonia poetica
ottenuta attraverso l’utilizzo di una simbologia delle forme e dei segni che conducono alla suggestione mentale. Nanda stessa
ne dà una descrizione precisa: “La poetica del progetto di questi Light Trees è un racconto di deviazioni sonore, musicali,
riunite in schemi formali che si riferiscono alla prima evoluzione dei segni cosmogonici, e cioè alla simbologia dell’albero,
considerato dalle antiche scritte come produttore di vita: radici nella terra, rami verso il sole, figurazione logica soprattutto se
il ramo apporta la luce la cui propagazione nello spazio ci dà la formulazione matematica, l’unica. Non relativa”. 5 Gli alberi di
luce definiscono la traiettoria luminosa che porta lo sguardo verso le stelle. Scrive ancora Nanda Vigo:
“Light Trek
Light è il sentiero delle stelle
Light è l’alfabeto cosmogonico per leggere le galassie
Lights sono gli spazi infiniti dei chakra della mente e del cuore
Lights sono le rifrazioni degli specchi che rimandano labirintici sistemi di luce per perdersi e ritrovarsi
Light è la terra, madre, nel quadrato
Light perfetto, del centro di Cheopes
Light è la svastica dei raggi di Ra, costruttore di vita e di morte nella ruota cronotopica di un divenire luce.”6
Dagli anni ’90 Nanda Vigo si dedica a un lavoro nel quale reinterpreta i segni legati alla propria memoria o alla
memoria collettiva, tracciati secondo rituali sempre identici che, attraverso la ripetizione e il rigore della loro esecuzione,
conducono lo spirito nel cammino della pienezza e della pace interiore. È a questo stato di benessere che l’artista ha sempre
aspirato con l’insieme delle sue opere, attraverso le quali vuole trasmettere l’idea che ogni cosa può essere generatrice di
energia. A tale concetto appartengono i lavoro prodotti a partire dal 1990 con il titolo Alfabeto cosmogonico.
Negli stessi anni nascono i Light Progress che uniscono il segno, generato attraverso la ricerca cosmogonica, alla luce
in una gradazione di colori particolarmente suggestiva. Secondo la definizione di Nanda, i Light Progress sono “variazioni
luminose sfumate da lastre di vetro satinato emergenti da una volumetria in vetro nero specchiato che ne sottolinea le
vibrazioni”.7 Nel caso specifico la trilogia presentata in mostra, Omaggio a Fontana, Omaggio a Ponti, Omaggio a Manzoni,
appartiene alla collezione dei Light Progress del ’93 e ne mantiene la medesima fisicità. Le tre opere ricordano l’attaccamento
dell’artista a questi personaggi che hanno significato molto per la sua ricerca; ognuno di essi è citato in riferimento a una
forma geometrica particolare, il cerchio per Fontana, il triangolo per Ponti e un rettangolo che è quasi una linea per Manzoni.
Attorno al 2005 appaiono i Totem, di cui esistono due tipologie che Nanda definisce come segue: “Una è detta
Neverended Light: si tratta appunto di un totem luminoso sviluppabile in altezza come in lunghezza, praticamente in verticale
come in orizzontale, a metraggio infinito, riferendosi al linguaggio dell’albero dei Light Trees; dalla terra, lo sviluppo verso
l’etere come portatore di vita. La seconda, definita Goral, è un obelisco portante segnali luminosi in neon che riprendono i
segni elementari dell’alfabeto cosmogonico. È una traduzione elementare del più complesso Goral, che nella filosofia
buddhista rappresenta la luce della creazione”.8
Le produzioni più recenti fanno parte di un ciclo di opere intitolate Deep Space. Queste ultime testimoniano più che
mai la sua ispirazione cosmica: le triangolazioni acute e direzionali delle strutture sottolineate da un alone di luce diffusa,
spesso blu, suggeriscono uno spostamento ascensionale; esse somigliano ad astronavi in partenza per l’universo siderale. Il
valore simbolico, quasi magico, del triangolo attiva reminiscenze di antiche credenze sempre vive, associate alla storia stessa
dell’uomo. Nanda ci propone un viaggio interiore e interstellare, una sorta di epopea che proietta l’uomo in una dimensione
superiore dello spirito, dello spazio e del tempo. Le sue opere si vogliono oggetto di coscienza e di conoscenza, testimoniano
una simbologia di elevazione e di attrazione raggiante che proietta il destino umano verso “un avvenire di luce”.
5 Testo di Nanda Vigo del 13 settembre 1983, pubblicato in Nanda Vigo. Light is Live, Johan & Levi, Milano, 2006, p.
68.
6 Ibidem.
7 Testo originale del 2 settembre 2014.
8 Testo originale del 2 settembre 2014.

 

CURRICULUM VITAE
SOLO SHOW
2014
“CHRONOTOPS” Mayor Gallery, London
2011
Galleria Passeri “FOREVER LIGHT”, Pesaro
“LEDS” LIGHT THREE, Arco di Porta Nuova, Milano
2009
“Genesis” installazione, MIART, Castello Sforzesco, Milano
2008
“Trilogia d’amore” Video con Metamorphosi,Giò Ponti, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Milano Tr.Agora
“& so on”, Galleria Calvi/Volpi, Milano
2007
“Genesis” Galleria Calvi/Volpi, Milano
2006
“Nanda Vigo Diary” Fondazione Mudima, Milano
“ Light is life”. Milano
“Light tree 83/06”, Galleria Senza Tempo, Milano
2005
“Neon Woman” Galleria Mouvement Modern, Paris
2004
“Allestimento e mostra per e con Lisa Ponti”, Galleria My Collection, Verona
2003
“Neo/ns Ensemblist 2003/1968”, Galleria Post Design, Milano
1998
“Mandala per il tempo libero” Fiere, Ferrara
1995
“Reflecting Light” Disco Manila, Firenze
1994
“Vent’anni di specchi” Show/Room Glas, Milano
1993
“Light Progression” Galleria Pilat, Milano
1988
“Cara Nanda” Galleria Neotù, Paris
1987
“Sexy Design” Lenz Rifrazioni, Parma
1986
“Nanda Vigo e Davide Mosconi oggi sposi” performance, Manila sul Nilo, Firenze
“Sexy Design” Galleria Pero, Milano
“Vandalia” Centro Drriade, Milano
1985
“Il Golfo Mistico” Galleria Maroconi, Milano
“Le attese” Galleria Pero, Milano
“Luci e vermi”, Galleria Vismara, Milano
“Buon Compleanno”, Installazione, Galleria Speciale, Bari
1984
“Let’s dance, let’s trance”, Galleria Quanta, Milano
“Time is on our side”, Galleria il Canale, Venezia
“Light Trees”, Galleria Pero, Milano
1983
“Stage VIII” Galleria Zaratustra, Milano
“Aforismi” Centro Driade, Milano
“Abitare ad Arte” Palazzo Esposizioni, Cesena
“Esplosione Cosmogonica” Galleria Il Mercato del Sale, Milano
1982
“Installazione” Magazzini del Sale, 40° Biennale, Venezia
“Dicotomia di facciata” Galleria Il Canale, Venezia
“Incontri” Galleria Comunale, Bologna
1981
“I Convitati di specchio” Galleria Bonaparte, Milano
“Memoria di opera” (testo Solmi/Pasquali), Galleria due Torri, Bologna
1980
“Rappresentazione Riconversata” Galleria Ennesse, Milano
“Ristrutturazioni Sociali” Teatro Uomo, Milano
“Contest In/Out” Pinacoteca Comunale, Macerata
“Dall’alfabeto cosmogonico” Galleria Civica, Portofino
“Vigo/Oste:Oste/Vigo” Arredoluce, Monza
1979
“Frammenti di Riflessione” Palazzo dei Diamanti, Ferrara
1978
“Dal Sogno Cosmico” Galleria Soletti, Milano
1977
“Exoteric Gate” Galleria Unimedia, Genova
1976
“Viaggio Esoterico nell’achirtettura antropomorfa e negli eventi spontanei” Galleria D’Ars Agency, Milano
“Schema di azione per la fruizione di uno spazio/ambiente” Galleria Arte Struttura, Milano
“Retrospettiva design” Villa Reale, Salone d’Onore, Milano
“Exoteric Gate” Galleria del Falconiere, Falconara
1975
Galleria San Benedetto, Brescia
“Andromeda” Galleria Rotelli, Finale L.
1973
Galleria La Tela, Palermo,
Galleria Il Punto, Calice L.
Galleria Vinciana, Milano
1972
Galleria Barozzi, Milano
Galleria Barozzi, venezia
Galleria Il Salotto, Como
“I Miti, Il Matrimonio” Galleria Franz. Paludetto, Calice L.
1971
Galerie Orez, Den Hag
“Tautologia”, Galleria Anonima Castelli, Milano
Galleria Mana Art, Roma
Galleria Ferrari, verona,
Galleria Il Segnapassi, Pesaro
1970
Galleria Il Diagramma, Milano
Galleria Il Punto, Calice L.
Galleria L’Argentario, Trento
Galleria Stefanoni, Lecco
1969
Galleria Ferrari, Verona
1968
Galleria La Polena, Con Lucio Fontana, Genova
Galleria Il Salotto, Como
Galleria Apollinaire, Milano
1967
Galleria Apollinaire, Milano
1966
Galerie Op Art, Esselingen
Galleria Il Canale, Venezia
Galleria Il Punto, Torino
1965
Galleria La Polena, Genova
“Labirinto”, Ideal Standard Showroom, Milano
1964
2° Manifesto Cronotopico, Galleria La Salita, Roma
Galleria Delta Kunstkring, Rotterdam
Galleria Vinciana, Milano
1963
1° Manifesto Cronotopico, Centro Errepi, Milano
Galleria L’elefante, Mestre
1962
Galleria S. Stefano, Venezia
GROUP SHOW
1964
“L’aujourd’hui de demain” Musèe de la Ville, Arras
“Integratie 64” Musèe de la Ville, Deurne
Premio Castelletto Ticino, Milano
1965
“Integratie” Galerie 20, Arnhem
“Nuovo Realismo a fuoco” Galleria Il Cenobio, Milano
“Nuove Tendenze 3” Suvremene Umietnosti, Zagreb
Galleria Vismara, Milano
1966
“Weiss und weiss” Kunsthalle, Berna
“Konfrontation 66” Galerie Stern, Klagenfurt
“Nuove Ricerche Italiane” Galleria Milano, Milano
“Strutture Organizzate” Centro Proposte, Firenze
“Rassegna Pittura Lombarda” Villa Olmo, Como
“Mack, Piene, Uecker, Vigo” Galleria il Salotto, Como
“Rassegna Pittura Lombarda” Politecnico, Torino
“Premio Seregno” Sala Comunale, Seregno
“Panorama Uno” Galleria La Polena, Genova
Galleria Mainieri, Milano
“Castellani, Bonalumi, Vigo” Galerie Aktuel. Berna
“Il giuoco degli artisti” Galleria Il Naviglio, Milano
“Premio Corona Ferrea” Palazzo Reale, Monza
1967
III° Biennale de Sud, Taranto
“Nuove dimensioni della scultura” Galleria De Nieburg/Toselli, Milano
“Situazione Milano” Galleria Senatore, Stoccarda
“Piccolo Formato” Galleria Il Salotto, Como
“Collettiva” Galleria Apolinaire, Milano
1968
“Nuove ricerche” Centro S. Fedele, Milano
“Confronto 68” Galleria Sincron, Brescia
“Teatro popolare viaggiante” Centro Rizzoli, Milano
1969
“Festival 2000” Charlottenburg, Copenhagen
Gallerie Disque Rouge, Bruxelles
“Coopart” Galleria Coopart, Savona
“Neon”, Galleria Diagramma, Milano
1970
“Rassegna di 5 operatori” galleria Toselli, Milano
“Piccolo Formato” Galleria Il Punto, Calice
“il 100×100 nell’arte” Galleria il punto, Calice
“Rassegna Internazionale Multipli” Galleria 2B, Bergamo
1971
“Immagini oggi in Italia” Museo Manzoni, Lecco
“Multipli 71” Galleria La Salita, Roma
1972
“Poetiche d’avanguardia” Galleria Pace, Milano
“Colletiva” Galleria Vismara, Milano
Biennale di Venezia
1973
“Panorama attuale” Hotel President, Lecce
Galleria Il Giorno, Milano
Galleria Il Punto, Calica
Galleria Il Centro, Pavia
“Gioielli d’artista” Galleria La Chiocciola. Padova
“Gioielli d’artista”, Galleria Stein, Torino
“Spazio, Dimensione, Colore” Salone del Mobile, Lissone
Palazzo Comunale, Termoli
1974
“Opere a Confronto” Galleria Nuovo Saggitario, Milano
“10 anni di attività, Galleria Il Salotto, Como
“Coazione a mostrare” Palazzo Comunale, Erbusco
“Diversità e Conitnuità” Studio F 22, Palazzolo
“Quadriennale”, Palazzo delle Esposizioni, Roma
1975
“Cartella Grafica” Libreria delle donne” Milano
“Arte Video” Galleria Eremitani, Padova
“Arte alternativa alla città” Galleria La Guzzina, Brugherio
“Ricerche a Milano negli anni 60” Galleria Palazzoli, Milano
“Arte Video” Galleria Duemila, Bologna
“Arte per i diritti civili” Galleria Il Milione, Milano
“Il Mistero Svelato”, galleria Il mIlione, Milano
“Magma” Galleria Oldofredi. Iseo
“Il Mistero Svelato” Galleria Il Punto, Calice L.
1976
“10 anni di attività” Galleria Milano, Milano
“Arte video” Galleria Arte/Struttura, Milano
“Tendenze” galleria Nuova Pesa, Roma
“Premio Termoli” Castello Svevo, Termoli
“Vedere a Milano”. Galleria Solferino, Milano
“Arte di ispirazione scientifica e tecnologica” Galleria Comunale, gallarate
“Ricerche a Milano negli anni 60” a cura di G. Dorfles, Palazzo Permanente, Milano
“Collettiva” Galleria Vinciana. Milano
“Magma” Galleria Michaud, Firenze
“Il Mistero Svelato” Galleria Eremitani, Padova
“Il Mistero Svelato” galleria Duemila, Bologna
1977
“Arte e Ambiente” Studio Arti Visive, Matera
“Kunstlerinnen” Charlottenburg, Berlino
“Kunstlerinnen” Frankfurter Kunstverein, Francoforte
“Arte in Italia dal 60 al 77” Galleria d’Arte Moderna, Torino
“Documenti” Galleria Out Off, Milano
“Oggetti e processo” Galleria Marconi, Milano
“Comunication as Art” Libruje Kunstwelle, Anversa
“Argilia Presse” Galleria Lara Vincy, Parigi
“Trigon 77” Museo di Graz, Graz
“Il Volto Sinistro dell’Arte” Galleria de Amicis, Firenze
“Illustrazione elettive” Galleria Solferino, Milano
“Collettiva” Galleria Dars Agency, Milano
“Comunicazione politica” Centro Mohamed, Genova
“Magma” Museo Castelvecchio, Verona
“Magma” Palazzo dei Diamanti, Ferrara
“Il Volto Sinistro dell’Arte” Galleria de Amicis, Firenze
“Ennesima Nuova” Palazzo Comunale, Verona
“Comunicazione e significazione” Centro Brera, Milano
“La metafisica del quitidiano” Galleria Comunale, Bologna
“Venerezia” Palazzo grassi, Venezia
“Ennesima Nuova” Museo Brindisi, Spina
1978
“Lagomachia del Finale”, galleria Rotelli, Finale L.
“Arte e Comunità” Palazzo Comunale. Como
“Arte e Video” Piazza San Fedele. Como
“Mail Art” Galleria La Ruota, Como
“Progressioni”, Sala Polivalente, Ferrara
“Ex voto” Galleria Comunale, Modena
“Kunst Messe” Galerie 44, Basilea
1979
“L’opera dei Celebranti,” Museo d’Arte, Ancona
“Segnali Urbani/Post no Bills” Centro Brera, Milano
“Libro d’Artista” Galleria Multimedia, brescia
!La città/il suo spazio” Fondazione Biondo, Palermo
“Spazio, Suono, Immagine” Villa Olmo, Como
“Opere a Confronto” Galleria Nuovo Sagittario., Milano
1980
“Fotografie e immagini dell’Architettura” Galleria d’arte Moderna, Bologna
“Biennale di Grafica” Mudeo D’Arte Lubiana
“Video Arte” Camera di Commercio, Torino
“Mail Landscape” Sala Comunale,Calice L.
“Il pomo della discordia” Galleria Bonaparte, Milano
“Progettazione poetica” galleria Il Mercato del Sale, Milano
“Cronografie: il tempo del museo” 39a Biennale, Venezia
“Caro Solmi” Galleria 2000, Bologna
“100 progetti da ricordare” Galleria Jannone, Bologna
1981
“Linea della ricerca Italiana” Palazzo delle Esposizioni, Roma
“Apollinaire:81” Galleria Bonaparte, Milano
“La Critica dell’arte” Galleria Comunale, Ancona
“Apollinaire 81” Museo Casa Bianca, Malo
“Melotti/Vigo” Coliseum, New York
“Impact Art Festival” Municipal Museum, Kyoto
1982
“Allestimenti Dad”, Galleria Bonaparte, Milano
“”Libro d’Artista” Galleria Il Torchio, Torino
“Arte programmata” Arte Struttura, Milano
1983
“Aniconicità 50/60” Galleria Vismara, Milano
“Per un’idea meccanica” Galleria D’Ars Agency, Milano
1984
“36 per un’anagramma” Galleria Avida Dollars, Milano
“I caffè letterari” galleria Marconi, Milano
“Electronic Gold” Galleria Iterarte, Bologna
“Gabinetto della Grafica” Galleria d’Arte Moderna, Bolgona
“Figure dallo sfondo” Palazzo dei Diamanti, Ferrara
“Flatland” Galleria il Salotto, Como
1985
“L’arte del video” Sala Della Repubblica, Sarzana
“Barockoko” Atelier Mobel Perdu, Hamburg
“Quartett Antology” Galleria Zeus, Milano
“Wohnen von sinnen” Kunstmuseum, Dusseldorf
1986
“Quartett a tavola” Galleria Zeus, Milano
“Per un’ommagine imprudente” Galleria Polenghi Milano.
1987
“I caffè letterari” Istituto francese, Napoli
“Neorom verde” Galleria Grisanti, Milano
“Verde Disegno” Palazzo Ruini, Reggio Emilia
“Quartett a tavola” Galleria Zeus, Milano
“Neoromperiferico” Reggio Emilia
“Neoromperiferico” Biblioteca Comunale Gallarate, Milano
“Soprammobile” Galleria Dune, Molfetta
1988
“Sexy+ mentale” Komlan/Kaianello, Milano
“Carta x Carta” Sala Comunale, Narni
“La casa del poeta” Galleria Volpini, Milano
“You can Imagine” Galleria 900 e dintorni, Milano
“Sopramobile” Galleria Dune, Molfetta
“Sopramobile” Galleria Stripoli, Corato
1989
“Slow Emotion” Galleria La Giarina, Verona
“L’oggetto Notturno, Primo Piano Gallery, Milano
“Tappeti d’artista” Galleria Multimedia, Brescia
“Alkekenger” Galleria Avida Dollars, Milano
1990
”Il Mondo di Speciale” Museo di Groninger
“Openings” Gallery Night, Milano
“Cocktail italiano” Galleria Zelig, bari
“Mondo Materials” Cooper-Hewitt Museum, New York
“Happy Borthday Gallery” Gallery Night, Milano
“Quartett Anthology” Galleria Jannone, Milano
“Mondo Materials” Murray Feldman Gallery, Hollywood
“Les Cafès Littèraires” Galerie CC, Graz
“Mediterranea” Day Gallery” Milano
“Metafora dell’oggetto” Centro Domus, Milano
“Best Friends thè Buttons” Galleria Alcazar, Milano
1991
”Mondo Materials” National Building Museum, Washington
“Il design delle donne” Musei Biagetti, Ravenna
“Terra-Terra” La bottega dei Vasai, Milano
Galleria Le Case, Milano
“Le fondamenta della città” Galleria Speciale, Bari
“Le capitali del design” Centre George Pompidou, Parigi
“Capitales Europeen du Nouveau Design” Kunst Museum, Dusseldorf
“Flying Carpet” Galleria Artep, verona
“Il Giardino delle ombre” Galleria Oxido, Milano
“Catalogo Armonia” Atelier Mendini, Milano
1992
“Il design delle donne” Palazzo Martinengo, brescia
“100% make up” Kunstindutrimussel, Helsinky
“100% make up” Kunstindustrimussel, Copenhagen
“100% make up” Rohska Kostlojmusset,, Goteborg
“casa dolce casa” Istituto Italiano del design, Milano
“Straordinario” Fortezza da Basso, Firenze
Triennale Piccola Scultura, Kustmuseum, Feldbach
“3RD InL Ceramic Competition” Tajimj City Hall, Mino
Triennale Piccola Scultura, Kunstmuseum, Duisburg
“Pompei” galleria Graffiti, Verona
“Il mondo di Snoopy” Spazio Flaminio, Roma
“Identitat: Differenz” Newe Galerie Stadmuseum, Graz
“L’art e sinutile” Palais TumTaxis Kunstverein, Bregenz
“Giuoco di specchi” gall il Mercato del Pesce”, Milano
1993
“Pompei” Spazio Glass, Milano
“Tuttis Vitrea” Centro Domus, Milano
“Vaisi di Visi” Caffè Durini” Milano
“Gioco di Specchi” Galleria Schreiber, brescia
“Scarperentola” Smith’s gallery, Londra
“Presenza assenza, Vereirs Steyer, Steyer
1994
“Un Milione” G.B. Pilati, Milano
“Fantasmi al Castello” Cennina
“L’asta delle ceneri” Galleria Allegrini, Brescia
“Arte/Design” Spazio Vivre” Milano
“Campo e controcampo” G.B. Pilat, Milano
“L’object reconnu” Galleria il Gabbiano, La Spezia
“Cinderella’s revenge, Cristinerose Gallery, New York
1995
“Ad ognuno la sua” Pinacoteca Macerata
“Milano 40 anni d’arte” Permanente Milano
“Yet, Yet, Yet” G.B. Pilat, Milano
“Yet, Yet, Yet” Microgallery” Torino
“Presenza” Living Art Gallery, Milano
“Cinderella” Crawford Central, Hong Kong
“Reflecting Light” Manila sul Nilo, Firenze
1996
“Nel segno dell’angelo” G.B. Pilat, Miano
“Evasioni” Galleria Missaglia, Milano
“Mobili Teorici” Galleria Arte e Parte, Milano
“Signs of an angel” C. D’Artc B. Pilat, Chicago
“Absolut design” Castello Sforzeco” Milano
1997
“Il goto d’autore” castello Sforzesco, Milano
“Enlightrnment” Galleria Studio Oggetto, Caserta
Museo della Triennale, Milano
1998
“Microcosmi” Galleria Terminese” Nocera
“Oscar Wilde”, Fondazione Penna” Torino
“Salone d’Inverno” Galleria Barozzi, Milano
1999
“Ad Ognuno la sua” Castello Orzinuovi
2000
“Una vista dell’arte” Spazio Consolo, Milano
“Omaggio a Lucio Fontana” galleria D’Ars, Milano
“Omaggio a Lucio Fontana” Galleria 9 Colonne, Bologna
“100 forme della Luce” Museo della Triennale, Milano
“Aperto Vetro” Museo Correr, Venezia
2002
“Dal Merletto alla Motocicletta” palazzo Massari, ferrara
“Nanda Vigo Diary” Galleria Zuni, Ferrara
“Generazione Italiana del’900” Museo Bargellini, Pieve di Cento
“Il Mondo in una stanza” Museo della Triennale, Milano
“Porto Franco” Galleria Oartoteca, Milano
2003
“Driade Story” Rotonda Besana, Milano
“Il segno dei Design” Teatro Abeliano, Bari
2004
“Lampade e Lampadine” Brescia
“Da Memphis a Postdesign” Tashi Delek, Milano
“Zero 58/68” Palazzo Papesse, Siena
“Epicentro” galleria Akhetaton, Il Cairo
“Italian design in tour” Museo della Triennale, Milano
2005
“Il sogno dei Designer” Ist. Stat. D’Arte, Bari
“Art of Italian Design”, Palazzo Megaron, Atene
2006
“Driade/Immagini del design italiano” Pinakothek der Moderne, Muchen
“Scienza e coscienza allo specchio” palazzo della Borsa, Genova
“Arte e design in Italia dal 900 a oggi£ Musèe des beaux art, Montreal
“Arte in Italia dal ‘900 a oggi”, Royal Ontario Museum, Toronto
2007
“Arte e design in Italia dal ‘900 a oggi” Mart Museum, Rovereto
“Padiglione Italia” Fornaci Berengo, Murano
“Figures et Portraits” Gallerie Stella & Vega, Ingoldstadt
2008
“1a edizione museo del design” Triennale, Milano
“Verso Nuovi Mondi” galleria Toselli, Milano
“D come Design” Museo Scienze Naturali, Orta-Omegna
“2a ediz. Museo del Design” Triennale Milano
“Bit International Nouetendecije” Karlsruhe
2009
“Magnificenza e Progetto” Palazzo Reale, Milano
“Il progetto discreto” Palazzo Municipale, Seriatw
“Arte del Quotidiano” Fondazione Ragghianti, Lucca
“Il segno dei Designers, Triennale, milano
“Infinitum” Palazzo Fortuny, Venezia
“Iceberg, Miniosiris” Galleria 0, Roma
“Quali cose siamo” Triennale, Milano
“Fuga per un poc-nic” Galleria Toselli, Milano
“inspiratum” Langen Foundation, Neuss
2011
“Bandiera degli Artisti”, Associazione culturale, Spilimbergo
ZERO GROUP SHOW
2014
“ZERO: Countdown to Tomorrow, 1950s–60s”, Guggenheim Museum, New York
2009
“Minizero, Palazzo Fortuny, venezia
2008
“ZERO 57/66” Gallery Sperone Westwater, New York
“50 years of Zero” Kunst Palast Ehrenhof, Dusseldorf
2006
“Zero” Kunst Palast Eherenhof, Dusseldorf
Musèe d0art Moderne, Saint Etienne
2004
“Zero 58/68” Palazzo Papesse, Siena
1966
Galleria Il Segno, Roma
Galerie Orez, Den Hag
“Zero on the sea” Scheveningen
Galleria Zen, Brescia
1965
Galleria Il Punto, Torino
Galleria Il Cavallino, Venezia
Atelier Fontana, Milano
Galerie Beszijge Bij, Amsterdam
Stedelijk Museum, Amsterdam
Modern Art Museum, Montreal
1964
Galerie Wulfengasse, Vienna
Washington Fine Art Museum
Fine Art Museum, Philadelphia
Wulfengasse Galerie, Klagenfurt
New Vision Center, Londra