
Piccoli campioncini che crescono. Lorenzo Garré, a dieci anni, è già una promessa del tatami ligure, si allena e gareggia con la Società Karate Do Busalla, sotto la guida del Maestro Mario De Amicis. Per lui molte medaglie conquistate in tornei, gare regionali e nazionali.
“Ho iniziato quando andavo ancora all’asilo – racconta Lorenzo – a Savignone è in distribuzione Busalla Magazine, mi ricordo di una pubblicità con il kimono, per una esibizione che si sarebbe tenuta presso la palestra Uptime a Sarissola, nell’ambito della Fiera Campestre. Quel ragazzo in copertina sembrava molto bravo. Dissi a mia mamma che volevo andare e ne venni subito attratto. Nei primi anni ho praticato soprattutto il kata, cioé l’autodifesa, successivamente il kumite che ora preferisco perché si tratta di combattimenti. Nel kata sono bravo, ma non mi impegno abbastanza e sotto questo aspetto devo migliorare. La vittoria più bella è stata la conquista della prima medaglia, 4 anni fa, nel kata singolo.

Ha un significato speciale per me, pur essendo un bronzo ottenuto ai regionali, proprio perché è stata la prima volta che sono salito sul podio. L’anno dopo, sempre nei regionali, ho portato a casa l’oro, nella stessa specialità . Altra gioia è il bronzo vinto in uno stage internazionale di kumite, a Desio, dove vinse un russo. Pensavo di aver subito un’ingiustizia, conquistavo punti, ma non mi venivano assegnati, ma, grazie alla segnalazione di una persona che andò dai Giudici a mostrare un video mi venne riconosciuta la medaglia, proprio mentre me ne stavo andando. L’anno scorso, invece, è stata una stagione negativa perché non ho vinto niente.

Per questo mi sono allenato di più in questa stagione, ero stufo di perdere, e i risultati sono arrivati. In allenamento, quando il maestro parla, spesso mi distraggo e non seguo i suoi insegnamenti. De Amicis è bravo, ma quando perdiamo dà in escandescenza, quando vinciamo è il primo a festeggiare. La società è salita di livello quest’anno, nonostante alcuni dei migliori allievi siano scappati dopo i risultati negativi della scorsa annata.

Mi piacerebbe fare altre due attività , scherma e arrampicata, ma resteranno sogni nel cassetto per un po’. Mi rendo conto che non c’è la possibilità di praticarlo in zona e questo significherebbe sacrifici per i miei genitori. Sono discipline che mi piacciono tanto, ma la prima scelta resta il karate. La scherma l’ho apprezzata in televisione e l’ho provata in casa di un mio amico, mentre lo scalare una parete ho già avuto modo di farlo. I prossimi obiettivi sono arrivare alla cintura nera e disputare tante gare. A scuola non mi piace andare, preferisco le lezioni di chitarra, dove sono il terzo o quarto migliore del corso, pur andando una volta alla settimana, e praticare sport. Me la cavo comunque anche sui libri. Resta poco tempo per gli amici che frequento a scuola e durante le vacanze”.

Non è semplice la vita di un genitore nel seguire un ragazzino tuttofare e ne sa qualcosa mamma Cristina.

“Lorenzo ha iniziato presto a praticare karate e, in poco tempo, ha scalato tutte le cinture, da verde, a blu ed ora marrone. E’ un ragazzo poco estroverso, ma molto attento nell’apprendere gli insegnamenti del Maestro. Lorenzo ha fatto anche nuoto e sci. Io preferirei praticasse il nuoto perché sviluppa maggiormente il fisico, più del karate che reputo una disciplina di testa, ma vengo incontro al desiderio di mio figlio. Lui vorrebbe andare a scherma, ma non è semplice, considerando che rimarrebbe poco tempo per la scuola. Ora è impegnato con il karate al martedì e al giovedì, tre ore di allenamento ogni volta, se poi c’è lo stage si va anche di sabato, e se ci sono le gare in regione si va a Lavagna, per gli italiani ad Arezzo o Montecatini, e per quelle internazionali a Desio o Imperia. In più, al sabato, lo aspetta la piscina. Per un genitore significa tanto sacrificio, anche economico perché vuol dire organizzarsi per passare una notte fuori in albergo. A questo, aggiungiamo i costi mensili. Più i ragazzi vanno avanti, più crescono, e gli allenamenti vengono spostati sul finire della giornata. Ma il sacrificio si fa volentieri non lo considero tempo buttato via.

Finchè ha l’entusiasmo è giusto assecondarlo. Il fratellino Emanuele non ha la stessa pazienza di stare tutte le ore a seguire suo fratello e così in trasferta non lo portiamo con noi, ma resta il suo primo tifoso. A scuola, Lorenzo è bravo perché sa arrangiarsi da solo, gestendo i suoi tempi, compatibilmente con gli impegni sportivi. Sportivamente parlando, prima si buttava di più, ora fa tutto con maggiore applicazione, perdere significa anche misurarsi con quello che può succedere nella vita”.







