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Lost Letters di Lucia Lacarra al Teatro Carlo Felice

Lost Letters di Lucia Lacarra al Teatro Carlo Felice
Lost Letters di Lucia Lacarra al Teatro Carlo Felice

Per correttezza, desidero iniziare questa recensione con una precisazione: lavoro per la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova e ho dunque un coinvolgimento diretto nelle attività della nostra istituzione. Tuttavia, sento il bisogno – personale e professionale – di scrivere di Lost Letters per autentica emozione. Quello che ho vissuto al Teatro Carlo Felice, nell’ambito del Nervi International Ballet Festival, è stato molto più di uno spettacolo: un viaggio dentro la bellezza, un momento di arte pura che merita di essere raccontato.

Lost Letters è il raffinato progetto coreografico e visivo di Lucia Lacarra, étoile di fama internazionale, che firma una creazione sospesa tra danza e linguaggio cinematografico. Un’operazione poetica, geniale nella sua concezione e profondamente toccante nella sua realizzazione.

Fin dalle prime immagini, la scena si apre come un sogno: ogni elemento – corpi, suoni, immagini – sembra fluttuare in una dimensione altra, dove tempo e spazio si dilatano, dove la memoria prende forma attraverso il movimento. La sequenza finale ambientata in fondo al mare è uno dei momenti più intensi dello spettacolo: un quadro visivo da brividi, costruito con una cura estetica che commuove. I danzatori sembrano sospesi in apnea, immersi in un universo liquido e fragile, evocando emozioni profonde e universali. Incredibilmente realistici i raggi di luce filtrati dall’acqua, hanno amplificato la sensazione di sospensionedonando al movimento dei corpi una qualità quasi eterea, come se fossero parte di un sogno che si dissolve.

Ma Lost Letters è anche – e soprattutto – un dialogo costante tra gesto e immagine. La danza non illustra il filmato, né il film accompagna la danza: i due linguaggi si intrecciano in perfetta armonia, dando vita a una narrazione ibrida e affascinante. È questo uno degli aspetti più riusciti del progetto: la perfetta aderenza tra coreografia e racconto visivo, capace di catturare lo spettatore in un flusso emotivo continuo.

Tra i momenti indimenticabili, la scena dei papaveri: visivamente potente, poetica, costruita con un equilibrio tra delicatezza e impatto, dove il colore rosso accende il palco con struggente bellezza, in un quadro che sembra vivo, sospeso tra festa e dolore. È una sequenza che resta negli occhi e nel cuore, come una ferita dolce, come un sogno da cui non si vorrebbe svegliarsi.

Parlando con Lucia Lacarra, ho scoperto che questa scena così toccante ha anche un significato simbolico profondo: i papaveri sono legati alla Giornata della Memoria della Prima Guerra Mondiale, in cui rappresentano il ricordo di coloro che hanno perso la vita nel conflitto. La scelta non è casuale: i papaveri di campo, resistenti ma fragili, erano tra le poche forme di vita a crescere sulle terre devastate dal fronte occidentale. Diventano così un segno di bellezza nella distruzione, di vita nella morte, di speranza nella memoria. Indossare la spilla con il papavero sul petto a sinistra, vicino al cuore, è una tradizione che rende omaggio a questo valore.

Vorrei aggiungere un’osservazione personale: quel rosso vibrante dell’abito e l’impatto visivo della scena mi hanno immediatamente evocato l’immagine scelta da Ferzan Özpetek per la locandina del suo film Diamanti – un abito rosso intenso che con la sua carica poetica e simbolica, diventa simbolo di forzafemminilità.

Lucia Lacarra, interprete e creatrice, danza con una grazia che sfiora l’irreale. Accanto a lei, partner straordinari che sostengono e arricchiscono l’intensità dello spettacolo con tecnica impeccabile e profonda espressività. La cifra stilistica è quella dell’eleganza, della misura, della commozione che affiora senza diventare mai retorica.

Lost Letters è un progetto che parla di tempo, di attesa, di legami interrotti ma mai spezzati. È un’opera sulla memoria e sull’amore, ma soprattutto sull’arte come forma di resistenza e di salvezza.

In un’epoca in cui spesso lo spettacolo dal vivo cerca la spettacolarità a tutti i costi, Lucia Lacarra sceglie la via della profondità, della lentezza, della poesia visiva. Il risultato è uno spettacolo magico e coinvolgente, capace di toccare corde intime con una semplicità solo apparente.

Lost Letters è, in definitiva, un piccolo capolavoro contemporaneo: intelligente, ipnotico, emozionante. Una lettera danzata, indirizzata a ciascuno di noi. E chi ha avuto la fortuna di assistervi, al Teatro Carlo Felice, non potrà dimenticarla facilmente. Un grazie sincero a Jacopo Bellussi, responsabile artistico del Festival, per aver saputo portare a Genova una proposta così intensa e significativa. Manuela Litro