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Luca Canfora – Geno(v)a dove vai?

Non riesco a scindere la mia squadra del cuore, il Genoa, dalla mia città.

Amo entrambe, confondo entrambe, mescolandole nella mia mente e nel mio cuore come una unica entità, di cui mi sento parte, in cui mi perdo volentieri, in cui trovo conforto e sconforto a fasi alterne, uscendone di tanto in tanto solo per vedere l’effetto che fa, per osservare da fuori entrambe, e me stesso.

Non sono mai stato portato per le avventure, non sono mai stato affascinato ed attratto da tutto ciò che è altrove, da chimere, da falsi miti, da sogni vuoti. Il mondo è il mondo, in tutto il mondo, l’essere umano è l’essere umano, in tutto il mondo. Senza banalizzare tutto, non ho mai cercato la felicità in un posto, in un continente, in una città piuttosto che in un’altra, in una persona piuttosto che in un’altra.

Tutto ciò che cerchiamo è qui, proprio qui, in questa testa, in questo cuore, in questa illusione.

Tutto ciò che cerchiamo è dove è sempre stato, nell’unico posto in cui può essere, dentro di noi.

Io sono di Genova, e quindi la mia felicità è qui, come la mia disperazione.

Sì, amo Genova, questa città sgangherata, abbandonata, maltrattata.
Da tutti, dai nostri governanti, dai nuovi arrivati, e da noi. Sì, proprio noi. Ed il discorso è estendibile al Paese, dove per proporzione algebrica potrei estendere gran parte dei concetti.

Ed il Genoa? Il Genoa va dove va il nostro Paese, e la nostra città, non potrebbe che essere così.

Genova era Superba, ed il Genoa era glorioso, ma le cose cambiano.

La Mesopotamia era la culla della nostra civiltà, ma oggi è solo una sacca di vecchi ricordi e di reperti archeologici, dove pochissimi detengono una ricchezza enorme grazie al petrolio che il mondo si contende a colpi di interventi militari, e dove tutti gli altri vivono nella ignoranza e nella divisione religiosa ben gestita da terzi, mentre il Pianeta viene governato dalla Nazione con meno storia e cultura di tutti.

E’ l’uomo baby, è il mondo che va.

Avanti? Non lo so, così si dice, io so solo che va.

Genova non è più Superba, e il Genoa non potrebbe che pagare il prezzo di tutto questo.
Questo non solo non cambia di una virgola quello che provo per la mia città e per la mia squadra, ma al limite ne accentua l’attaccamento, la fedeltà, l’amore. Non essendo più un ragazzino ho un pochino di passato da analizzare, da confrontare con il presente, ed un ottimistico lungo futuro da vivere.

Non ho perso la speranza di rivedere una Genova che ritrovi la via maestra, senza bisogno di conquiste o di chissà quali imprese. Mi basterebbe quel filo di logica, di lungimiranza, di onestà, di decoro, da parte di chi la amministra, per guardare un pochino più in là del loro, e del nostro tempo, per ricordare l’orgoglio, l’abilità e la perseveranza dei nostri avi, per ridare a questa città un posto dignitoso nella storia di questo Paese.

Un posto dignitoso che merita, che può ritrovare, che deve rimeritare.

Un posto dignitoso in cui essere utili, in cui amare, crescere figli, e meritare la considerazione e la stima del mondo.

Un posto dignitoso in cui amare la mia squadra del cuore, il Genoa, nella buona e nella cattiva sorte.

E la mia città… Genova.

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