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Mu.MA a casa tua

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Mu.MA a casa tua
Ven. 20  – Giov. 26 marzo 2020

IN EVIDENZA

Torneremo a far correre i bambini al Museo!
Galata

Il Galata Museo del Mare e tutto lo staff continuano a lavorare a porte chiuse e vengono a trovarvi direttamente a casa per rivivere insieme le tante avventure e esperienze di mare.
Come? Portandovi in visita virtuale con il nostro Curatore Pierangelo Campodonico sulle pagine Facebook del Museo @GalataMuseodelMare  e del  Mu.MA @MuMAGenova la prossima settimana!
Nell’attesa godetevi questa prima avventura a spasso per il Galata!!

https://www.galatamuseodelmare.it/

Tour 3D Lanterna
Lanterna

Visita “virtualmente” il complesso Monumentale della Lanterna con il Tour 3D disponibile sul sito del Museo.

http://www.lanternadigenova.it/

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Lanterna Tricolore
Lanterna

L’illuminazione artistica della Lanterna continua, nella foto si è illuminata con il Tricolore in occasione delll’Anniversario dell’ Unità di Italia, per diffondere un messaggio di unione e vicinanza ai Genovesi e a tutti gli Italiani che affrontano questi giorni con coraggio e speranza.
Il calendario con le date delle illuminazioni speciali  è disponibile sul sito (fotografia di Roberto Orlando).

http://www.lanternadigenova.it/calendario-illuminazione-lanterna/

Lettera del Direttore Mu.MA
Riflessioni sul ruolo del museo al tempo di coronavirus

Il Galata, la Lanterna, il Museo Navale, in questi giorni hanno chiuso i battenti. Su istruzione del Governo e del Ministero, abbiamo compreso e condiviso che, in questi giorni così difficili, la preoccupazione per la salute dei nostri Visitatori, e di tutti i nostri Operatori, era prioritaria rispetto a ogni altra considerazione. Il silenzio che, in questi giorni, è sceso sulle nostre sale, sui nostri allestimenti, è tuttavia un’occasione preziosa per interrogarci sulla nostra missione e il nostro ruolo.

Cos’è, infatti, un museo? Fino a qualche tempo fa, per la definizione dell’ICOM-International Council of Museum, un museo era: “Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto”.

Tutto molto “corretto”, non trovate? Conservare, studiare, non fare affari: essere aperti al pubblico, educare e intrattenere. In questa definizione, il museo è un altrove. Da una parte, c’è la società, i suoi conflitti, dall’altra c’è il museo, “dove si effettuano ricerche”. Ma, in questi anni, la società è cambiata; sono cambiati i punti di riferimento. Anzi, molti punti di riferimento non ci sono più.

Oggi –letteralmente in questi giorni – vediamo la richiesta di un senso collettivo, del nostro stare insieme. Riscopriamo che, al di là degli egoismi, dei localismi, dei muri, abbiamo un profondo bisogno di qualcuno che ci ricordi che siamo una “comunità di destino”. Che la salvezza o è collettiva o, semplicemente, non è. Tom Wolfe, già negli anni ’90, a fronte del declino delle società dell’Occidente aveva parlato dei musei come delle nostre “nuove cattedrali”. È un’immagine affascinante e visionaria: come nel Medioevo le cattedrali erano lo specchio delle comunità, della loro aspirazione ad assomigliare al cielo, oggi i musei, sono chiamati –in una società laica, multietnica, multireligiosa, multiculturale, in una parola: plurale –ad essere i custodi di un ethos comune. In questo approccio, un museo non è un luogo in più. Non è nemmeno un servizio a domanda individuale. Piuttosto, è un mattone fondamentale del nostro stare assieme, come individui, comunità e paese. Nel museo, infatti, dobbiamo riscoprire la nostra storia e il senso del nostro stare insieme. Il museo oggi, può e deve essere questo: penso, ad esempio, a luoghi come Binario21 a Milano, o la Risiera di San Sabba a Trieste, al Bois des Caziers (Marcinelle) o all’ElliS Island Immigration Museum –per non fare solo esempi italiani. Certo: può sembrare strano dirlo oggi, in emergenza da pandemia. Come musei, siamo stati tra i primi a chiudere, molto prima dei negozi di abbigliamento, dei ristoranti e dei bar. Ma non significa che siamo meno importanti dei panifici e dei supermercati. E quindi abbiamo un ruolo da giocare, con fantasia, con audacia. Certi della nostra importanza, anche se le porte sono (momentaneamente) chiuse. Per questo, cari amici, vogliamo dirvi in questi giorni che dietro le porte chiuse dei nostri musei stiamo lavorando ancora di più, scandagliando nella memoria collettiva quelle storie, quei personaggi, quegli avvenimenti che ci possono aiutare a dare un senso a quello che viviamo oggi, e a quello che vivremo domani. Quando, finita l’emergenza, non potremo limitarci a tornare a quello che eravamo, ma dovremmo –tutti –scoprirci “architetti della ricostruzione”. Nessuno s’illuda. Non torneremo quelli che eravamo prima. O saremo molto migliori, o saremo decisamente, infinitamente peggiori

Pierangelo Campodonico

http://www.museidigenova.it