
Tempo di iscrizioni per il nuovo corso arbitri a Genova. Un settore del calcio che non sembra risentire della crisi. La richiesta è sempre buona, arrivano molte giovani leve alla ricerca di momenti di gloria con il fischietto in bocca. Sognando di emulare le gesta di un Bergonzi e calcare le platee di serie A e le serate di Champions League tra i protagonisti.
“Inizieremo il corso dopo la seconda metà di ottobre e come sempre saranno due nell’arco della stagione – spiega il presidente provinciale Alessandro Masini -, è aperto a tutti i ragazzi che abbiano compiuto 15 anni, fino a 35 non compiuti. Durerà un mese, con frequenza bisettimanale, indicativamente lunedì e mercoledì, gli esami si terranno a dicembre. A gennaio i nuovi arbitri inizieranno a dirigere le prime gare con un tutor al seguito. Il corso, ricordiamolo, è gratuito, e al termine verranno consegnati divisa, fischietto, taccuino, ed è valido anche per i crediti scolastici. Tra i vantaggi della tessera dell’Aia, la possibilità di accedere in tutti gli stadi italiani. E poi, quando si arbitra, si ha diritto a un rimborso spese, proporzionata alla trasferta. Le donne sono in aumento e scelgono di diventare arbitro perché sono convinte, molto determinate, per chi ama il calcio è un modo per entrarne a far parte da protagonista. Per informazioni e iscrizioni è sufficiente presentarsi presso la nostra sede a Genova in Piazza della Vittoria 14/5, telefoni 010/589864-588436 oppure online tramite il sito www.aiagenova.it. Cerchiamo soprattutto ragazzi per ringiovanire il nostro parco arbitri. Attualmente sono un migliaio in ambito regionale, di cui 400 nella sola Genova, tra effettivi e osservatori. Il decano, 94 anni, è Raimondo. Quella di Genova è una sezione molto vecchia, avanti con gli anni. In futuro speriamo di rimpiazzare il Bergonzi di turno, un arbitro che dirige in maniera naturale. Siamo una palestra di vita per i giovani, perché si vengono a trovare in mezzo agli adulti e sotto pressione, quindi devono assumersi delle responsabilità che li fanno crescere. Fanno rispettare le regole e sono loro i primi a rispettarle. E’ un’attività stressante, ma ultimamente c’è stata un’inversione di tendenza e abbiamo buoni numeri di reclutamento. Qualcuno si perde per strada perché non ce la fa, perché viene insultato o minacciato, fortunatamente le violenze in Liguria si contano sulle dita di una mano. Ma questo fa perdere l’entusiasmo. Chi ha fatto l’arbitro qualcosa gli rimane anche nella vita, come la capacità di decidere, la sicurezza in se stesso, il carattere e la personalità . In campo femminile abbiamo i brillanti esempi di Anna Vitiello, ora osservatrice nazionale, negli scambi, Stefania Caviglia, Monica Croci della sezione di Albenga, Claudia Camurri”.
Uno dei pilastri in ‘rosa’ del settore arbitrale genovese, c’è Paola Selvini, prima giacchetta nera, ora assistente di ruolo, 32 anni, ma 15 di attività . Un esempio di come si arriva a buoni livelli in Regione, divertendosi.

“Se penso che ho iniziato a fare baseball al Cus Genova da piccola, posso dire che di strada ne ho fatta, seguendo un percorso del tutto differente. Un giorno, allo stadio con mio padre, vidi una pubblicità del corso arbitri e decisi di provare. La reputavo un’attività interessante, pur se mio padre era contrario e scoppiò a ridere. Andai a fare il corso di nascosto e un giorno entrai in casa dicendo ‘sono diventata arbitro’. Le prime volte andai con lui, la prima direzione fu per un match esordienti a Bogliasco. Il primo fischio non arrivava mai, c’era l’ansia. Dopo tutta la trafila nelle giovanili e nei dilettanti, ricordo con piacere di essere stata la prima donna ad aver arbitrato in Eccellenza ligure. Era l’1 maggio 2005 al Ligorna. Il primo rosso fu in una gara di allievi provinciali, ma nessun rimorso, perché quel giocatore mi aveva insultata. Se non ti alleni non vai da nessuna parte. Andavo a Villa Gentile con il preparatore, due volte alla settimana, per curare la corsa di fondo e la velocità . Il fiato è importante e senti la prima crisi intorno al 20’/25′. Se saltavi qualche allenamento è facile essere vittima di crampi. Se un arbitro non è in forma fisica comincia a muoversi solo nel cerchio di centrocampo. Per questo dico che la condizione fisica è fondamentale, soprattutto per noi donne, siamo di natura più lente degli uomini non possiamo competere in velocità . Finché il fisico reggerà andrò avanti, finché mi divertirò. Non mi pongo limiti. Sono assistente di ruolo dal 2008 per scelta mia. Come arbitro avevo raggiunto il massimo, mi fa piacere far parte di una terna, hai maggiori possibilità di scendere in campo ogni settimana e sei designata per gare di buon livello in Regione. Quando arbitri devi abituarti ai commenti che vengono dall’esterno. Li senti, è ovvio, ma non ricevi solo insulti, ci sono anche complimenti. Devi passare sopra le critiche, stringere i pugni, mantenere la tranquillità e non deve influire sulle decisioni. Non sono mai stata condizionata, ora ho l’esperienza giusta, mentre da ragazzina pativo, ma ero brava a farmele scivolare addosso. E’ vero che qualche volta ho pianto perché mi rendevo conto di avere commesso qualche errore, perché il primo osservatore dell’arbitro è l’arbitro stesso. L’aspetto psicologico è fondamentale. Come assistente è anche peggio, in alcuni campi devi controllare le panchine, hai i tifosi alle tue spalle. Il ruolo è più difficile perché sei sempre in tensione, non stai mai fermo sulla linea, hai da controllare i movimenti del fuorigioco che ti temprano, massima concentrazione sempre. Per tenere d’occhio sempre la linea dell’offside, il segreto è guardare la tattica e il modulo di difesa e attacco di una squadra. Devi avere cento occhi, anche quello che non vede l’arbitro. Non è un ruolo di ripiego rispetto a quello dell’arbitro. Con i colleghi ho un buon rapporto, c’è feeling maggiore con alcuni, con altri meno, ma siamo colleghi e amici. Con calciatori do sempre rispetto e lo pretendo. Sai che se sbagli è in buona fede, un arbitro deve evitare l’arroganza, essere educato, rispettoso, cercare il dialogo se i giocatori lo meritano. Sempre cordialmente. Devi saper leggere la partita, in alcune sempre più dialogo, in altre devi essere più autorevole. Il mio principale difetto che accomuna la mia carriera di arbitro e di assistente è che non mi taglio la lingua. Ho cercato di modificarlo, non devo rispondere, a volte accetto troppo il dialogo per dare spiegazioni. Come pregio posso dire di essere un arbitro onesto e preciso, che studia e ripassa all’inizio della stagione il regolamento. Sono educata e cerco di fare sempre il meglio”.

Paola parla anche del suo futuro e perché un giovane dovrebbe diventare arbitro e iscriversi al nuovo corso.
“Quando smetterò sarà solo perché il divertimento non c’è più. Allora proverò come osservatore. Chiaro che c’è l’intenzione di mettere su famiglia, di sposarmi e avere figli. Quando sarà sarà , non vivo con l’ansia, spero che succederà e ben venga, ma vorrei che mio figlio diventasse un calciatore, non un arbitro. Questo per me è un divertimento pagato, ci insegnano che arbitrare viene in secondo piano dopo il lavoro. Sono contenta che ci siano sempre più donne tra noi. Siamo nel 2012, la donna ha capito che può fare quasi tutto quello che fa un uomo, compreso l’universo calcistico. L’arbitro può farlo tranquillamente anche una rappresentante del gentil sesso. Le tifose di calcio sono ormai molto competenti, e poi noi donne abbiamo l’autorità che un uomo si sogna. La donna per arrivare deve dimostrare sempre il doppio. Mi aspetto che tanti giovani vengano a iscriversi al nuovo corso perché fa crescere, rafforza molto la personalità , leva l’insicurezza che c’è in noi, fa aumentare l’autostima di se stessi. Hai un potere decisionale ed è pur sempre un modo alternativo per fare sport. L’ambiente è amichevole, si svolge una vita associativa e ai ragazzi dico, oltre che arbitrare…ci sono anche tante belle ragazze”.
Massimo Tagliabue







