Nel 2013 si commemorano i 50 anni dalla tragedia del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39.
La Fondazione Vajont ha perciò deciso di commissionare al maestro Valentino Moro, noto fabbro artistico trevigiano, un’opera che potesse ricordare solennemente la tragedia, fatta di dolore, sofferenza e ingiustizie ma anche di solidarietà , orgoglio e rinascita. La scultura è stata posizionata in località zona industriale Frasein, località bivio per Casso ed è stata scoperta questa mattina alla presenza delle autorità locali, della cittadinanza e del maestro Valentino Moro
La scultura, realizzata in lamiera piena forgiata, viene caratterizzata per la presenza di un tronco di un albero e di due rami. Quest’immagine raffigura un uomo, dove i due rami rappresentano le gambe, mentre lo zero del 50 (50 anni dalla tragedia) rappresenta la testa. La forma è stilizzata e la scelta di mettere l’uomo a testa in giù vuol significare che l’essere umano, quando realizzò la diga, non pensò alle possibile conseguenze, proprio come un uomo che ragiona senza avere i piedi per
terra. A testimonianza di tutto ciò ricordiamo che nel febbraio 2008, nel corso della presentazione dell’Anno internazionale del pianeta Terra (International Year of Planet Earth) dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il 2008, il disastro del Vajont fu citato come un caso esemplare di “disastro evitabile” causato dalla scarsa comprensione delle scienze della terra e dal «fallimento di ingegneri e geologi nel comprendere la natura del problema che stavano cercando di affrontare». L’albero rappresentato è sofferente, come la drammatica tragedia del Vajont ma le piccole foglioline su un ramo vogliono testimoniare la rinascita delle comunità locali coinvolte nella tragedia. Nella parte vuota della scultura si mette in luce la diga del Vajont e sotto di essa sono rappresentati i numeri che purtroppo l’hanno resa famosa, 910632239, il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39.
Valentino Moro: “Per me è stato un grande onore aver avuto l’incarico di realizzare quest’opera. Sono felice per la scultura che ho realizzato, usando una tecnica di incisione diversa da quella che impiego normalmente. Anche se ero bambino quando si verificò la tragedia mi ricordo molto bene le immagini drammatiche di quei giorni e aver avuto la possibilità di rappresentare la mia arte sulla Diga del Vajont è per me un grande soddisfazione.â€






