Easter Road, lo stadio dell
Easter Road, lo stadio dell’Hibernian di Edimburgo, non ha nulla di speciale, se parliamo di struttura in sé. Ormai gli stadi britannici si dividono del resto in alcune categorie ben identificabili a seconda dello studio di ingegneri che ha creato gli impianti, spesso differenti per colori e pochi particolari, ma molto simili l’uno all’altro, all’interno del medesimo filone, e le uniche differenze rilevanti si riscontrano nei casi in cui siano state conservate caratteristiche presenti all’origine. Anche se è curioso tornare indietro di 70-80 anni e riscontrare che all’epoca qualcuno criticava l’architetto Archibald Leitch, maestro di tutti noi, perché i suoi stadi… erano tutti uguali, il che conferma per l’ennesima volta che ogni epoca storica ha paranoie che ritiene inedite e che invece una semplice ricerca svela essere identiche a quelle di qualche generazione prima.
Easter Road, per chiarire subito, con la Pasqua cioé in inglese Easter non c’entra niente: è solo un riferimento alla più orientale (Easter, in inglese demodé) strada che portava a Leith e che aveva una sua controparte in una Wester Road ora sparita. Ma è chiaro che in questo weekend pasquale, in cui i giudizi sul piano tecnico diventano inutili in quanto svaniscono nel giro di poche ore, ci voleva un aggancio ed eccolo, appunto. Easter Road è perfetto per i canoni britannici e soprattutto dell’Hibernian, che ha un buon seguito in città, prevalentemente negli ambienti cattolici: del resto nacque nel 1875 come centro di aggregazione dei tantissimi irlandesi (Hibernia era il nome dato dai Romani all’Irlanda) emigrati in Scozia in cerca di lavoro e sopravvivenza. Il tema dell’origine del club e del cattolicesimo di base dei giocatori, dei dirigenti e dei tifosi rimase a lungo, ma tra Hibs e Heart of Midlothian, l’altra squadra della capitale la contrapposizione religiosa non è mai stata forte come quella, a Glasgow, tra Rangers e Celtic. Sedersi ad Easter Road, stadio che ha avuto la grazia di vedere aggiunti trofei (modeste League Cup) solo tre volte dal 1952 ad oggi, è bello per tre motivi: a) è un posto “diverso”, per i colori del club, per gli accenti udibili, per la qualità modesta del calcio unita però ad una bella passione b) ci si immerge in una realtà prettamente locale, i cui tifosi sono nel circondario e non a Singapore o Nairobi c) scegliendo il posto giusto, ovvero la parte alta della North Stand, si scorge un magnifico panorama sulla città, compreso il cosiddetto Arthur’s Seat, la collinetta che permette di dare una prospettiva diversa ad Edimburgo. Niente di speciale, semplicemente bello.






