
A due anni dall’uscita della prima monografia italiana sul regista portoghese Pedro Costa, vincitore del Pardo d’oro a Locarno quest’estate, divulghiamo la lettera del critico e filosofo francese Jacques Rancière inviata all’autore Michael Guarneri.
Questo a fronte di un pressoché nullo interesse da parte della critica italiana per l’uscita di questo libro, del cui valore siamo fortemente convinti e per cui ancora speriamo in più attenzione. Questi fiori malati è stato acquistato, tra le altre, dalle biblioteche dell’Università di Harvard, della Columbia University, Princeton, Berkley, Stanford e dalla Library of Congress di Washington.
“Questo libro su Pedro Costa getta una nuova luce sul suo lavoro di regista e ne costruisce una visione globale e rivelatrice. In Questi fiori malati per la prima volta in tanti anni Costa si apre e rivela nuove chiavi interpretative della sua poetica”.
Jacques Ranciere
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Questi fiori malati. Il cinema di Pedro Costa
Uscito per la collana di cinema 24fps di Bébert Edizioni
Disponibile online su Distribuzioni dal Basso
Questi fiori malati. Il cinema di Pedro Costa è la prima monografia in italiano dedicata al regista portoghese, ma è soprattutto un libro che racconta della crisi personale e professionale di un uomo che, rivoluzionando la sua poetica, sta cambiando il cinema contemporaneo.
Il testo analizza l’intera filmografia di Costa, ripercorrendo, come in un romanzo di formazione, i momenti cruciali che hanno portato il regista a trasformare completamente il suo modo di fare film.
Grazie all’incontro con la comunità capoverdiana emigrata a Lisbona dagli anni del colonialismo, Costa trova il fulcro delle storie che vuole raccontare con la sua cinepresa, storie di vite ai margini, di immigrazione e tossicodipendenza, ambientate in una dimensione crepuscolare e creola tra Capo Verde e la periferia di Lisbona, nel quartiere Fontaínhas. Raggiunti i primi successi di critica e botteghino con Ossos (1997), Costa si rende conto di star riproducendo quegli stessi meccanismi che con il suo cinema intendeva denunciare:
Stavamo imponendo un sacrificio enorme a un quartiere già sfruttato da tutto il mondo, e che non aveva certo bisogno di essere sfruttato anche dal cinema. La gente di Fontaínhas aveva già un sacco di problemi: la polizia, la disoccupazione, la droga, il razzismo, il classismo… e ora ci si metteva anche il cinema.
Così riparte da zero, con una telecamera digitale, e in due anni gira No quarto da Vanda (2000), pellicola con cui l’intera metodologia cinematografica viene distrutta e reinventata:
Dopo Ossos Costa smette di parlare di se stesso o di parlare per l’Altro e inizia a parlare con l’Altro o meglio ancora, ad ascoltare l’Altro per riscoprire che il cinema nasce nelle strade e appartiene alle strade, e che la sua funzione primaria è fare sentire alle persone che c’è qualcosa che non va, che c’è qualcosa di ingiusto nella realtà che ci circonda.
Solo grazie al nuovo modo di fare cinema Costa riesce ad addentrarsi nelle relazioni e nel vissuto della comunità capoverdiana e a denunciare, in Juventude Em Marcha (2006), la brutalità della politica portoghese dopo la demolizione del quartiere Fontaínhas:
Promossa come un banale intervento di lifting urbano, la cosiddetta riqualificazione del ‘quartiere disagiato’ è in realtà un’operazione invasiva di biopolitica tesa a piegare la resistenza di un popolo che, vissuto per trent’anni nell’indifferenza pressoché totale delle istituzioni, ha imparato ad aiutarsi da sé, fondando una sorta di comune.
Per Costa fare film significa scandagliare le contraddizioni del reale: rifacendosi alla scuola fotografica dei pionieri Jacob Riis, Walker Evans e W. Eugene Smith, il regista traspone in pellicola storie di eroi che vivono ai margini, immigrati capoverdiani caduti in rovina, e rivela l’arroganza dei falsi miti ‘civilizzatori’ occidentali.
Questi fiori malati è al contempo un attento saggio di analisi cinematografica, un testo che mette in luce le contraddizioni della democrazia e della società contemporanee, e il racconto avvincente di una vita eccezionale: quella di un regista che, scegliendo di compromettersi completamente con la materia filmica, porta avanti una continua trasformazione di se stesso e del cinema.
Bébert Edizioni
Web: https://www.bebert.it/







