«Se oggi la situazione per Piaggio Aero si presenta ben più complicata della già difficile vertenza che aveva coinvolto Fincantieri due anni fa, è a causa di una troppo prolungata assenza di una seria politica industriale che ha permesso l’acquisizione di asset strategici per l’economia genovese, ligure e in generale italiana da parte di gruppi finanziari esteri».
Così ha dichiarato Alfonso Gioia, capogruppo dei Democratici di Centro in consiglio comunale a Genova, intervenendo nella discussione in merito al rischio chiusura dello stabilimento di Sestri Ponente di Piaggio Aero Industries.
«Sarà una battaglia difficile – dice Gioia – perché, a differenza della vertenza Fincantieri, in questo caso l’interlocutore non è il governo italiano, ma degli azionisti esteri del mondo della finanza araba, con cui mancano occasioni concrete di dialogo.
L’unica strada percorribile, a mio parere, è il rientro delle quote, oggi nel portafoglio delle finanziarie arabe, nelle mani del governo analogamente a quanto accaduto in passato per Fiat, quando furono riacquisite in Italia le azioni precedentemente comprate dal libico Gheddafi






