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Premier Padel a Mar del Plata: Chingalan di nuovo in cattedra

Premier Padel a Mar del Plata: Chingalan di nuovo in cattedra
Chingotto e Galan

L’escalation di Federico Chingotto e Alejandro Galan continua, mentre in ambito femminile Ariana Sanchez e Paula Josemaria tornano a far festa

Mar del Plata (Argentina) – La tappa argentina del massimo circuito mondiale (Premier Padel) è stata resa indimenticabile dalla cerimonia di addio della leggenda Fernando Belasteguín, che ha giocato per l’ultima volta nella “sua” Argentina prima di ritirarsi a fine anno.

A giocarsi il titolo maschile, come una settimana prima in Paraguay, sono stati ancora Arturo Coello e Agustin Tapia contro Fede Chingotto e Ale Galan (2). Coello/Tapia, vincitori sette giorni prima ad Asunción, andavano a caccia del loro quinto trofeo stagionale dopo Doha, Acapulco, Puerto Cabello e quello appunto in Paraguay. DAll’altra parte, invece, “Chingalan” inseguivano il terzo alloro da quando sono in coppia, dopo Bruxelles e Siviglia. Nella prima delle due semifinali, i numeri 1 e 2 del ranking FIP hanno battuto per 6-3 6-7 6-2 Mike Yanguas e Javi Garrido, usciti comunque con l’ovazione del pubblico argentino e usciti anche con onore.

Fernando Belasteguin

“Un gracias eterno”. È stato quello che la leggenda del padel Fernando Belasteguín, il giocatore più forte di tutti i tempi, che dopo l’eliminazione di venerdì è sceso di nuovo sulla “central court” accompagnato dalla famiglia per salutare la sua gente e ringraziare: nel suo discorso, “Bela” non è riuscito a trattenere le lacrime e alla fine la folla gli ha tributato cori e applausi. Toccante anche la dedica fatta al suo primo allenatore, oggi infermo con la SLA. Toccante anche il saluto a Tapia e Coello, che “Bela” ha avuto nel recente passato come compagni ed ai quali ha certamente fatto da trampolino di lancio per l’olimpo della pala corta.

Sul campo Chingotto e Galan, che da fine marzo, quando cioè hanno preso a far coppia, fanno tremare un po’ tutti, per forza, astuzia, tenuta mentale, intesa e via dicendo. Insomma, sono decisamente in ascesa. Primo set andato con decisione a Colello-Tapia con un perentorio 6-2 in 38 minuti. Secondo set e situazione ribaltata a favore della coppia numero 2 del tabellone, per nulla abbattuti da un avvio infelice. Si va dunque al terzo set, dove Chingotto e Galan spezzano l’equilibrio sul 2-2 e chiudono con un altro 6-2 in un’ora e 41 minuti. Non è stata la miglior versione di Coello/Tapia, troppo altalenanti, mentre Galan in questo momento è probabilmente il miglior giocatore del mondo e Fede Chingotto, che ha preso piena coscienza dei suoi mezzi è totalmente un altro giocatore, una certezza per non perdere mai una palla, anche la peggiore che si possa pensare. Tra i top del tabellone non è andata per nulla bene a Navarro e Lebron, usciti di scena agli ottavi forse anche un po’ tra l’indifferenza generale. Un match un po’ approssimativo, per due calibri come loro, che hanno alzato bandiera bianca contro Coki Nieto e Jon Sanz, in grande spolvero e buoni a far vedere che possono mettere in grande difficoltà chiunque, nel circuito mondiale.

Delfi Brea e Bea Gonzalez

FINALE DONNE Nel torneo femminile Delfi Brea e Bea Gonzalez, teste di serie numero 2 del tabellone “rosa”, hanno vinto la loro ventesima partita di fila. Le giocatrici sono dovute rimanere in campo per ben tre ore e 28 minuti per portare a termine il match, una vera e propria maratona. Una sfida estenuante sia sotto l’aspetto fisico che mentale, conclusasi con il punteggio di 6-2, 6-7, 7-5 contro Gemma Triay e Claudia Fernandez. L’allungo decisivo è arrivato nel dodicesimo game, quando è salita in cattedra Delfi con tre volée vincenti: juego, set y partido, per la figlia del popolo biancoceleste, acclamata come accadeva con Gabriela Sabatini nel tennis.

Questo fine settimana il Premier Padel non si sposta troppo lontano, prima di tornare in Europa, si sposta nel vicino Cile, per il P1 di Santiago, dove ci saranno diversi italiani nei turni di qualifica e dove si aspettano rivincite e riscatti tra i top player. O magari anche solo conferme. Alessandro Bugelli