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PROGRAMMA DI PALAZZO DUCALE: UN’ALTRA OCCASIONE PERSA PER IL CENTRO-DESTRA

E’ stato presentato nella giornata di ieri il programma per il 2018 di Palazzo Ducale, il principale ente genovese di promozione culturale.

Curatore della “Storia in piazza” è stato designato Luciano Canfora, marxista già candidato nella lista dei Comunisti italiani per le elezioni europee del 1999; relatori degli incontri “Città di mare” saranno Claudio Magris (senatore per i “Progressisti” tra il 1994 e il 1996), Gianrico Carofiglio (senatore del Partito Democratico tra il 2008 e il 2013), Valeria Parrella (candidata alle elezioni del 2014 con la lista “Altra Europa con Tsipras”) e Dacia Maraini.

Questi pochi nomi, legati a due fondamentali eventi culturali genovesi, hanno in comune la medesima matrice politica. La colpa, però, non si può attribuire di certo alla “sinistra di governo”, in un capoluogo di regione amministrato dal centro-destra, in una regione amministrata dal centro-desta sia a livello centrale che in 3 delle 4 province la compongono.

Le colpe sono da ricercarsi all’interno della nostra coalizione che, evidentemente, ha proiettato su di sé lo stereotipo del “destrorso ignorante” che, riconoscendo la propria incapacità a produrre cultura, si affida all’usato sicuro della sinistra nostrana che ha egemonizzato la città per 70 anni.

Non esattamente l’idea di cambiamento che abbiamo in mente.

Un Movimento come il nostro, che crede profondamente nella Cultura identitaria alternativa allo strapotere del “pensiero unico dominante” del buonismo rosso, non può che dirsi deluso da questa scelta.

Nell’anno in cui si celebra il 50° anniversario della Contestazione studentesca, non si poteva, ad esempio, invitare un Intellettuale (con la I rigorosamente maiuscola) come Marcello Veneziani per fornire una prospettiva diversa sulla questione, rispetto a ciò che comunemente viene raccontato?

Ben pochi sanno che il ’68 nacque di Destra, con il FUAN a guidare la carica di Valle Giulia: poteva essere una buona occasione per raccontare anche quella storia, appositamente taciuta negli anni, oltre che per analizzare il crollo del paradigma sessantottino a mezzo secolo di distanza.
Saremo invece costretti a sorbirci la solita retorica ammuffita e “trita” dei discepoli di Mario Capanna.

A proposito di cinquantesimi anniversari, il 1968 fu anche l’anno della Primavera di Praga, la rivolta spontanea dei giovani studenti contro la barbarie sovietica. Un impegno da parte di Palazzo Ducale in questo senso sarebbe stato molto apprezzato.

Ci troviamo di fronte all’ennesima occasione mancata.

Quando capiremo che la Cultura non serve solamente per appuntare medagliette al petto di qualche notabile, ma che deve costruire prospettive di lungo termine per le generazioni future sarà forse troppo tardi.

Gioventù Nazionale Genova