Un semplice sasso nello stagno? Qualcosa di più, di sicuro. Lo hanno lanciato i relatori coinvolti nel dibattito, inquadrato nel Festival dello Sport e promosso dal Progetto Giovani, sul tema: “Il valore sociale dello sport”.
Nell’introduzione, Roberto Bognetti, responsabile del Progetto Giovani e dirigente sportivo tra i più navigati, ha sottolineato: <In Italia l’attività motoria assume un valore notevole a livello di risparmio economico degli enti pubblici. L’attività motoria degli anziani può sostituire le medicine. Purtroppo, in Liguria certe strutture sono sporadiche e mai istituzionalizzate: non se ne capisce l’elevato valore. Prendiamo lo sport dei portatori di handicap: un formidabile veicolo di socializzazione. Lo sport è una risposta ai bisogni di ragazzi che, pur vivendo in un ambiente libero, debbono imparare a sottostare a regole. La realtà ci dice che i primi tagli di bilancio delle nostre amministrazioni avvengono proprio in questo settore>.
Breve e non certo costruttivo l’intervento di Andrea Mariani per conto dell’assessore comunale allo Sport Boero: <La Giunta ha ben chiara l’importanza sociale dello sport. Nella gerarchia dei valori, dopo il lavoro e la scuola c’è proprio lo sport, che aiuta a socializzare e a tenere lontani i ragazzi da certi ambienti,. Purtroppo le restrizioni di bilancio ci bloccano>.
Più articolato il contributo di Cristina Lodi, consigliere comunale in quota PD e presidente della commissione welfare: <Bisogna cercare di essere concreti. Boero assume in sé le deleghe di scuola e sport, due comparti che andrebbero integrati maggiormente. Invece, in questa città ci si comporta in modo strano: i fondi comunali sono sempre separati e va già bene che da noi funzionano il volontariato e l’associazionismo, anche senza l’aiuto delle istituzioni. Lo sport ha valore sociale ed educativo, e realtà come gli oratori sono preziosi anche perché garantiscono un presidio sul territorio: gli enti locali non li supportano. Eppure, lo sport contribuirebbe a diminuire i ricoveri in strutture residenziali: noi ne contiamo ben 8 mila. Ciascun minore ricoverato costa alla cittadinanza 60 mila euro all’anno. Certo, il problema è anche governativo, ma così non si riesce a svolgere attività preventiva. I soldi a disposizione sono limitati, ma potrebbero essere spesi meglio>.
Non sposta l’asse del discorso Aureliano Deraggi, responsabile dell’Ufficio Scolastico Regionale: <Molte scuole vivono in una realtà asfittica, dove l’antico detto “mens sana in corpore sano”, sempre attuale, non viene seguito, e le due componenti non rappresentano un “tutt’uno” nell’essere umano. Nelle medie superiori, parecchi ragazzi marinano le due ore settimanali di educazione fisica. Colpa delle famiglie e del sistema>.
Altro tema delicato, l’edilizia scolastica. <La proposta del Governo Renzi – aggiunge Deraggi – tende a favorire la piccola manutenzione: una scuola capofila riceve i denari e li distribuisce anche agli istituti viciniori. Si può partire subito, con contribuiti che arrivano anche ai 7 mila euro: meglio di niente>.
Ed ecco una doppia esperienza personale, descritta da Anna Del Vigo, numero uno regionale della Fipav e vicepresidente ligure del Coni: <Io ho collaborato con le Usl, settore igiene mentale, per aiutare i disabili relazionali. Il volley, sport di squadra, fatto praticare a ragazzi usciti dalle comunità e dalle famiglie, li aiuta a crescere e maturare. Adattando le regole alle loro esigenze, possono anche vincere qualche partita. Noi affrontiamo però difficoltà enormi, senza che le istituzioni ci aiutino. Ho pure organizzato tornei fra extracomunitari, insegnando loro il valore dello sport come rispetto delle regole: anche qui ho ottenuto grandi risultati, Purtroppo, i social network sono l’opposto di quanto vogliamo portare attraverso lo sport: quelle non sono vere relazioni interpersonali. Ci si rapporta solo con un video e si forma una generazione di persone incapaci d comunicare realmente tra loro>.
Un altro personaggio impegnato “sul campo” è Luca Verardo, responsabile del PalaDonBosco: <L’analisi deve toccare diverse problematiche. Nelle scuola elementari non si insegna educazione fisica, a parte un’esperienza a Savona. Alcuni istituti, poi, scimmiottano le società sportive senza risultati. A livello di scuole medie gestiamo 2500 ragazzi, molti dei quali abbandonano presto lo sport: e i centri estivi a loro dedicati non offrono quasi nulla. Nelle scuole superiori si perde per strada chiunque non faccia agonismo di livello: è inutile offrire basket e volley a diciottenni che mai li avevano praticati prima. Così questi dirottano verso le palestre per attività fisica o di potenziamento. Eppoi i disabili: esperienze che le istituzioni non valorizzano. Solo in Liguria non ci sono leggi e riconoscimenti ufficiali sul tema: tantomeno esistono finanziamenti pubblici. Eppure, la campagna di prevenzione legata al rapporto tra incidenti stradali e disabilità ha una sua valenza. Genova è città ricca di anziani, e noi abbiamo a che fare con un 40 per cento di over 55: neppure qui gli enti locali fanno granché. I diabetici che fanno sport hanno dimezzato il ricorso all’insulina: altro successo da parte nostra. Infine gli impianti: regolamento da rifare soprattutto a livello di canoni fissati dai Comuni. Con certe cifre, le società sportive sono obbligate a chiudere>.
Di rilievo pure le parole pronunciate da Carlo Befana, presidente della NBA Zena, massimo team cestisciti ligure, ma anche animatore del Consorzio Pianacci al Cep di Prà. <Lo sport è il più grande network esistente al mondo. Da noi il campo di calcio è in autogestione: tutto gratis, ma chi lo utilizza deve lasciarlo pulito. Inoltre organizziiamo attività motoria per gli anziani. Lo sport è rispetto delle regole: ecco perché non concepisco che nelle scuole marinare simarini l’ora di ginnnartica. Certo, esiste Facebook, e bisogna prenderne atto. Attraverso questo social network, io capisco le esigenze dei ragazzi e cerco di soddisfarle. Purtroppo gli enti locali latitano: da due anni invio e-mail in serie agli assessori comunali senza ricevere risposte. I politici ci ostacolano ma non vengono a trovarci. Uno di loro doveva arrivare al Cep ma si è sbagliato ed è finito alle Lavatrici sopra Pegli. Ma si può…? Si continua ad inaugurare impianti privi di servizi igienici e di strutture di sicurezza: inutilizzabili pe r le gare ufficiali. In via Digione è pronto un palazzetto che in fase progettuale era stato bocciato dal Coni per le sue misure che lo rendevano nonomologabile per partite di basket e volley. L’hanno costruito ugualmente, spendendo il doppio di Muggia, cittadina presso Trieste, dove con la metà del denaro hanno tirato su un impianto magnifico e regolamentare>.
Su questo’argomento si è agganciato Bognetti: <Purtroppo, a Genova contano solo Genoa, Samp e qualche raro evento di respiro nazionale. Lo sport sociale è negletto. Ricordo, vent’anni fa, le discussioni per l’utilizzo pomeridiano delle palestre scolastiche da parte delle società sportive: chi avrebbe dovuto pulire? Confronti che proseguono anche ai tempi nostri, senza che si indicano tavoli tra le parti per trovare una soluzione condivisa>.
Denunce circostanziate e fonte di sdegno, che hanno dato il “la” alla proposta più provocatoria, lanciata ancora da Cristina Lodi: <Il problema grosso è la mancata semplificazione dell’attività burocratica. Uno scollamento generale, dovuto alla presenza di ìtroppi amministratori pubblici non preparati. Bisogna prendere decisioni precise, ma non indotte da chi grida, invade e picchia. Ma qui occorre farsi sentire sul serio. Voi operatori sportivi non fermate mai l’attività, ma sarebbe l’ora che lanciaste un segnale concreto incrociando le braccia per uno o due giorni, senza violenza, per far capire al mondo politico che senza i volontari non si va da nessuna parte e si rischia fortemente di bloccare lo sport inteso nella sua funzione sociale>.
Verardo si è mostrato scettico: <Come Coni, abbiamo istituito non molto tempo fa una commissione speciale per dialogare con gli assessori competenti, Non s’è ottenuto nulla>.
Besana ha aggiunto: <Due anni fa, a fine dicembre, senza aver ancora ricevuto dal Comune la concessione annuale all’utilizzo degli impianti del Cep, chiusi per un giorno il Circolo Pianacci. Le proteste di chi restò fuori risvegliarono l’assessore, che il 31 dicembre mi inviò di tutta fretta il documento. E il 2 gennaio gli impianti furono riaperti>.
L’ultimo suggerimento, ancora di Deraggi (<Occorre che i consigli di istituto, con la partecipazione dei delegati delle famiglie, favoriscano la conoscenza reciproca dei propri componenti per far capire, tutti assieme, ai ragazzi l’importanza dello sport>) ha preceduto la chiusura, compiuta da Bognetti: <Spero che il mondo dello sport inizi a dare segnali concreti, dimostrando che senza i volontari sorgerebbero problemi immensi nell’educazione dei giovani. Auspico inoltre che si moltiplichino i tavoli di confronto, promossi però dal pubblico e non solo dai privati>.
Merito del Festival dello Sport 2014, e di uno dei suoi organizzatori, Domenico Scidone, è senza dubbio quello di aver promosso un incontro che è stato senza dubbio utile momento di condivisione e riflessione per autorità, dirigenti sportivi ed esponenti del mondo del volontariato. Moderata da Marco Bisacchi (consigliere del Gruppo Ligure Giornalisti Sportivi), la tavola rotonda odierna ha permesso anche di riassumere i numero del movimento sportivo. “Ci sono 1.500 associazioni sportive nella sola Genova – spiega Bognetti – ovvero una organizzazione territoriale sportiva ogni mille abitanti. Parliamo di 200 mila praticanti in Liguria, quindi uno su ogni 7/8 residenti”.
Un dato verificabile quotidianamente – spiega Anna Del Vigo – è che lo sport praticato rappresenta un’attività che unisce i cittadini, indipendentemente dalla loro età e dalla loro origine sociale. Infatti lo sport è fondamentale per la socializzazione del bambino e dell’adolescente, ma anche dell’adulto che, praticando lo sport, sviluppa la capacità di stare con gli altri, di confrontarsi e seguire delle regole che insegnano al singolo individuo l’adattamento sociale”.
“I valori rappresentati dallo sport (parità di opportunità, solidarietà) hanno una evidenza particolare quando parliamo di paraolimpiadi e in Liguria abbiamo oltre 350 atleti disabili che traggono vantaggio dalla pratica delle attività sportive”, aggiunge Bognetti.
“Lo sport è educativo ed è una risorsa importante nella lotta alla devianza giovanile o al recupero dalla marginalità. Da questo punto di vista dovrebbero essere incentivate quelle organizzazioni che operano in tal senso nei quartieri difficili di alcune nostre città, piuttosto che nelle carceri”, sintetizza Aureliano Deraggi.
“Le Federazioni e gli Enti di Promozione Sportiva con le loro Associazioni , pur nella carenza di risorse, stanno lavorando molto su questi temi e la speranza è che le Istituzioni si rendano conto che è meglio spendere 10 oggi prevenendo che 100 domani reprimendo”, chiude Bognetti.






