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Gigio Donnarumma, quando la maggiore età fa rima con immaturità…

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A diciott’anni ti ritrovi al confine tra il mondo dei teenegers e l’Universo degli adulti.

La barba curata e lasciata crescere per sentirti grande. Il taglio di capelli modaiolo per sentirti sempre ragazzo. La maturità da conquistare per bearti, un domani, del diploma. Le canzoni che talvolta curano le ferite del cuore o rallegrano i tramonti fatti di amici, spiagge e spensieratezza. Le cotte. Il “cosa farò da grande”. Perché – barba a parte – ancora grande non lo sei. Prendi Luigi – Gigio – Donnarumma, ad esempio. Fino a ieri protagonista indiscusso di una vera e propria favola: un bambino diventato uomo di colpo, catapultato dai campi di periferia ai grandi teatri del calcio che conta. Quello che vedevi in televisione o attraverso le figurine. Fino a ieri, si diceva. Cinque milioni di euro rifiutati quasi fossero un insulto. Con disprezzo e senza rispetto. Il piccolo, grande Gigio preso per mano dall’Orco – concedeteci l’eufemismo – Mino Raiola e condotto verso la strada che porta al vil denaro. Quello che ti fa perdere il senno.Il valore della vita. Della fatica. Del sudore, ma in primis dei sogni. Calpestati senza ritegno. Ieri hanno perso tutti. Il calcio e i suoi protagonisti. E a farne le spese – per l’ennesima volta – i tifosi. Derisi, avviliti e incazzati. Un bacio alla maglia a sancire l’amore per i colori, e qualche mese dopo ecco che la maglia è passata in secondo piano. Tutto stucchevole. Rispetto e riconoscenza gettati alle ortiche. D’altronde il calcio moderno è questo: procuratori assetati di soldi, calciatori come marionette, società vittime di ricatti e stadi sempre più vuoti. Francesco Totti che lascia il calcio e la gente si commuove. Perché al di là di tutto c’è ancora chi crede in questo sport. Caro “Gigio”, peccato davvero. Ma in fondo la colpa non è certo tutta tua. A diciott’anni ti ritrovi al confine tra il mondo dei teenegers e l’Universo degli adulti. Quegli adulti che, spesso, sono soliti sporcare la candida immagine di chi, a diciott’anni, dovrebbe solo pensare e diventar grande.

Marco Campus