“Oggi è stata una mattinata felice” è stato detto a Genova Cornigliano dentro la sala riunioni della Biblioteca Guerrazzi in via Cervetto.
Nell’affrescatissima sala tardo cinquecentesca di Villa Gentile Bickley si è tenuta infatti non solo la presentazione del volume “La vita è bella ma anche dura, ragazzo colpito da una malattia, la depressione” (Erga edizioni, 64 pagine, 5 euro), di Giancarlo Jamoni, diario lieve di un’esistenza vera, ancora in gran parte da vivere.
Ma si è anche presentata una storia di buone pratiche, di collaborazione fra enti che ha portato ad un percorso di guarigione di una persona in difficoltà che vale la pena di raccontare. Si parla infatti sempre di problemi delle strutture sanitarie, però in questo caso psicologi, assistenti sociali e dirigenti culturali hanno mostrato l’aspetto più profondo ed umano della bistrattata struttura pubblica.
Giancarlo Jamoni, trentenne, ha raccontato in prima persona l’esordio precoce della sua depressione, attraverso ricoveri, terapie, farmaci in un altalenarsi di momenti in cui la vita è veramente dura e piena di paure ad altri spazi mentali in cui la vita è bella, ricca di viaggi, vacanze, sport (una medaglia d’argento agli “Special Olympics”, il volo in parapendio sopra la cima del Cervino) ma soprattutto fervida di lavori, (centralinista, mansioni di segreteria, bibliotecario), che lo hanno reso più sicuro di sé e in cui crede fermamente. E’ stato quindi un soggetto debole, colpito da una forma di depressione altalenante, seguito da più strutture contemporaneamente, che gli hanno consentito, crescendo, di frequentare stage ed un tirocinio, e da cui è nata la forza per scrivere un libro sul suo percorso, ringraziando per l’aiuto ricevuto, compiendo un grande atto di coraggio ed utilizzando il racconto come momento di guarigione.
A seguirlo, amorevolmente e con abnegazione, la scuola, i servizi di salute mentale, i servizi sociali del Comune che seguono l’inserimento nel lavoro, il settore biblioteche… Tante bellissime persone (Emanuele Canepa e Maria Teresa Bartolomei, responsabile attuale ed ex responsabile del Polo Culturale di Cornigliano, che hanno avuto l’idea della presentazione del volume raccontando della serietà di Jamoni sul lavoro e della bellezza della scrittura. Maria Carla Sbolci e Irene Parmentola, assistenti sociali del Comune di Genova hanno spiegato con passione come il percorso di guarigione e di crescita abbia trovato questa volta uno sbocco soddisfacente, che potrebbe essere ripetuto tante altre volte e fare da esempio per situazioni diverse. Gianfranco Nuvoli primario di Salute Mentale dell’ASL 3, ha raccontato come questa odierna società, un po’ più “ragioniera” di un tempo, abbia necessità di un recupero della speranza che la coesione dei servizi e un’offerta di lavoro possono offrire. In sala, allestita per una riedizione della splendida piccola mostra sulle “Donne Partigiane”, anche Giuliana Mazzarello Battifora, rappresentante dell’ANPI.
Un gruppo di persone – quindi – che sa quello che fa, e vuole continuare a farlo a discapito delle difficoltà, in primis economiche, che il settore pubblico rappresentato ieri nella sua rete più efficiente, sta vivendo. Ecco perché una mattinata felice: uno dei non rari casi in cui la speranza ha dato i suoi frutti.
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Giancarlo Jamoni, autore del libro, ha dichiarato, con una lucidità disarmante: “Il lavoro mi ha aperto la mente dai problemi della vita e mi ha distratto impegnandomi nel quotidiano. Vorrei che potesse succedere anche ad altre persone”. Jamoni ha trentatré anni, vive a Genova; definisce la vita vissuta fino ad oggi per molti versi bella, per altri “un po’ complessa”. Ha tenuto una specie di diario da cui ha ricavato le date degli avvenimenti più importanti di questi ultimi anni.






