Nel nuovo libro di Carla Musso Casalone, Ritratto di una monaca ribelle. Brigida Franzone, una storia nella Genova del Settecento (Mursia, pagg. 120, Euro 14,00), la protagonista assoluta è una donna: Brigida Franzone, figura fragile e insieme tenace, la cui voce – soffocata per secoli – torna finalmente a emergere con forza. La biografia, costruita interamente su documenti d’archivio, ricostruisce la vicenda di una giovane aristocratica genovese costretta alla clausura e capace, nonostante tutto, di rivendicare la propria libertà.
«Come se fossi davanti al Tribunale supremo di Dio dichiaro, e confesso, che non ho mai avuto vocazione di farmi Monaca, né di fare alcuna professione dello Stato Religioso, avendo in questo particolare detto quello che mi hanno fatto dire, come un Pappagallo…» scrive Brigida, e da questa dichiarazione prende avvio un racconto che mette al centro la condizione femminile nella Genova del Settecento, dove la nascita di una bambina era spesso considerata un peso e il destino delle figlie minori veniva deciso secondo logiche patrimoniali. Brigida, ultima nata della famiglia Franzone, ne è la vittima più evidente: a dodici anni viene trascinata con la forza nel convento di San Leonardo, sacrificata dalla sorella maggiore, la marchesa Paola Franzone Durazzo, per preservare la ricchezza familiare.
Carla Musso Casalone segue la sua storia attraverso memoriali, testamenti, lettere e atti processuali: materiali inediti che permettono di restituire alla protagonista una dimensione viva, concreta, lontana dall’immagine stereotipata della “monaca forzata”. Dopo dieci anni di clausura, un amore proibito accende in Brigida la scintilla della ribellione. La fuga in portantina con il conte bresciano Carlo Martinengo, l’arresto nel milanese, la reclusione in un secondo convento, l’esilio in Svizzera e la lunga attesa della grazia papale compongono un percorso drammatico ma coerente con il suo desiderio di autodeterminazione. Una donna che, pur fragile, non rinuncia a immaginare la propria vita e a costruirla.
Il libro illumina anche il contesto familiare e sociale: la brillante figura della sorella Paola, celebrata per intelligenza e avvenenza ma capace di un’“avarizia” antica, intesa come smodato desiderio di ricchezza; la madre Marianna Durazzo, colta e determinata; il padre Giacomo Franzone, gentiluomo dai modi meno raffinati di quanto la tradizione abbia tramandato. Sullo sfondo, la Genova aristocratica, i salotti arcadici, le consuetudini che regolavano il destino delle donne.
Ritratto di una monaca ribelle restituisce a Brigida Franzone la complessità che le era stata negata: una donna che attraversa la violenza delle convenzioni sociali, che affronta fughe, processi, attese e precarietà economiche, e che alla fine riesce a ottenere ciò che aveva sempre desiderato – una vita propria, un matrimonio, un futuro scelto. Una storia che, pur radicata nel Settecento, parla con forza al presente, ricordando quanto la libertà femminile sia stata, e resti, una conquista.
Carla Musso Casalone, genovese, è laureata in Lettere. Ha frequentato all’École Pratique des Hautes Études di Parigi i corsi di Storia dell’arte bizantina di André Grabar. Dal 2001 al 2008 ha insegnato Archeologia e Storia dell’arte della Cina all’Università di Genova. Con Mursia ha pubblicato Ritratto di un libertino. Anton Giulio II Brignole Sale (2018) e Ritratto di gentildonna. Paola Franzone Durazzo (2023).







