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Rixi (Lega Nord): Monti e Burlando, giù le mani dalla sanità ligure!

Oggi 23 ottobre si è svolta la seduta straordinaria del Consiglio regionale richiesta dall’opposizione per affrontare le criticità della sanità ligure.

Dichiara Rixi, capogruppo Lega Nord: “nel piano di “adeguamento dell’offerta ospedaliera agli standard nazionali” emerge una sostanziale riduzione dei posti letto per acuti nelle zone meno baricentriche a discapito di quella continuità territorio-ospedale-territorio che dovrebbe essere il punto cardine della nuova offerta sanitaria regionale. Inoltre non è stata ancora definita l’effettiva portata dei tagli né l’entità delle risorse che saranno rese disponibili nei prossimi anni”.
Continua Rixi: “le direzioni generali delle Asl hanno stabilito entro il mese di ottobre la chiusura di reparti ospedalieri e il declassamento di quattro Pronto Soccorso: Albenga, Bordighera, Cairo Montenotte e Sestri Ponente. Non c’è traccia degli effettivi risparmi conseguenti ai tagli dei posto letto imposti dal governo Monti, veniamo solo a conoscenza delle misure che la Giunta di sinistra ha approvato come “potenziamento dell’offerta territoriale”, ma che al contrario ci sembrano un puro e semplice depotenziamento che non tiene conto delle domande dei territori e del paziente che in essi vive e che dovrebbe essere al centro delle politiche sanitarie di questa Regione.
Chiediamo quindi”, conclude l’esponente leghista, “di sospendere l’efficacia delle decisioni prese dai Direttori generali delle Asl concernenti la soppressione dei Pronto Soccorso e il depotenziamento delle strutture sanitarie in Liguria”.

Edoardo Rixi
Capogruppo in Regione
Lega Nord Liguria

 

RELAZIONE

di EDOARDO RIXI, CAPOGRUPPO LEGA NORD LIGURIA

CONSIGLIO REGIONALE MONOTEMATICO SULLA SANITA’ LIGURE

A nome del Gruppo della Lega Nord Liguria, vista l’approvazione da parte della Giunta regionale in data 12 ottobre 2012 del documento “Potenziamento dell’offerta territoriale. Adeguamento dell’offerta ospedaliera agli standard nazionali. Dimensionamento della rete e delle competenze del sistema di emergenza” e considerato il termine entro 15 giorni delle consultazioni previste dalla normativa vigente, intendo qui riassumere le molte criticità riscontrate e le lacune riferite alla carenza di omogeneità nell’offerta sanitaria regionale, in particolare in relazione alla gestione delle emergenze e della continuità territorio-ospedale-territorio che pare oggi più mai essere a rischio.

Nel piano di “adeguamento dell’offerta ospedaliera agli standard nazionali” emerge una sostanziale riduzione dei posti letto per acuti nelle zone meno baricentriche a tutto discapito proprio di quella continuità che dovrebbe essere il punto cardine della nuova offerta sanitaria regionale. In seguito analizzeremo nello specifico alcuni casi esemplari del mancato incontro tra reali bisogni del territorio e offerta sociosanitaria. In questa premessa ci limiteremo a evidenziare l’insufficiente risposta e la complessiva inadeguatezza dei contenuti espressi dal documento sopra citato che, noi riteniamo, avrebbe reso necessario un approfondimento durante una settimana di sedute monotematiche sul tema.
Ricordiamo che le direzioni generali delle Asl, dopo l’approvazione da parte della Giunta, hanno dato immediata attuazione alle linee contenute nel documento, che prevede, entro il mese di ottobre la chiusura di reparti ospedalieri e il declassamento di 4 PS. A questo punto, ogni giorno e settimana persa prima della valutazione di questo documento da parte del Consiglio regionale prevederebbe possibili costi aggiuntivi per eventuali riaperture di reparti, chiusi in seguito al piano e, cosa di non minore importanza, disagi a tutti i liguri.

Per questi motivi, abbiamo chiesto che fosse portato in discussione del Consiglio regionale, entro ottobre, questo documento che avrebbe rischiato di essere discusso entro il 31 dicembre. Memori di quanto accaduto lo scorso dicembre quando, in fretta e furia, questo Consiglio regionale si è trovato a discutere e poi ad approvare nei giorni immediatamente precedenti alla chiusura degli uffici per le festività natalizie, il piano di cartolarizzazione proprio di immobili sanitari (vedi ex manicomio di Genova Quarto), abbiamo ritenuto fosse necessario affrontare il tema della salute dei liguri con più calma e non quando oramai le decisioni sarebbero diventate pressoché irrevocabili, sotto l’incalzare del clima emergenziale in cui questa Giunta ci ha abituato a operare .

Abbiamo considerato l’attuazione del Patto per la Salute 2010/2012, sancito con intesa Stato Regioni del 3 dicembre 2009, che ha imposto alle Regioni una pianificazione in ragione di parametri “predeterminati” (posti letto ospedalieri effettivamente accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale non superiore ai 4,4 p.l. per mille abitanti, comprensivi di 0,7 p.l. per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza per acuzie) in termini di offerta e di risorse.
Abbiamo visto che il Consiglio regionale ha successivamente adottato la dCR n. 19 del 4.8.2010: “Patto per la Salute per gli anni 2010/2012. Articolo 6 “Razionalizzazione della rete ospedaliera e incremento dell’appropriatezza nel ricorso ai ricoveri ospedalieri”. Modificazioni e integrazioni alla deliberazione del Consiglio regionale 28 febbraio 2008, n. 8 (stralcio del PSR relativo alla rete di cura e assistenza. Accorpamento e nuova definizione di alcune aziende sanitarie)”.
Abbiamo preso atto che il Consiglio regionale della Liguria approvava la legge regionale del 9 agosto 2012 n.29 “Adeguamento di disposizioni di carattere finanziario e modifiche di altre norme regionali”, introducendo una procedura eccezionale, duramente contestata dal nostro gruppo in quanto esautora il ruolo del Consiglio in materia di Sanità (che ricordiamo costituisce l’80% del bilancio regionale).
Siamo a conoscenza dell’attuale contingenza economico-finanziaria motivata dalle disposizioni adottate con decretazione d’urgenza nell’estate 2012 (c.d. “Spending review” D.L. 95/12 convertito con legge n. 135/12) che ha reso necessaria per la Regione e le Aziende Sanitarie l’adozione dei provvedimenti di adeguamento ai precetti di cui all’art. 15 del decreto citato, in materia di razionalizzazione e riduzione della spesa sanitaria con riferimento, in particolare a: farmaci e dispositivi medici, beni e servizi, posti letto, personale dipendente e convenzionato.

In particolare, la lettera c) (3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie) del tredicesimo comma dello stesso articolo impone un’ulteriore, rilevante manovra di riduzione dei posti letto, da ottenersi attraverso la soppressione di strutture complesse, da attuarsi entro il termine del 31 dicembre 2012.

Dal documento sopra citato di “Adeguamento dell’offerta ospedaliera agli standard nazionali”, apprendiamo che, nelle prospettive economico-finanziarie 2012-2013. non è stata ancora definita “puntualmente l’effettiva portata dei tagli, da una parte, né l’entità delle risorse che saranno rese disponibili nei prossimi anni, dall’altra; a tutt’oggi, il FSN 2012 non è stato ancora ripartito tra le Regioni”.

Pur non riscontrando traccia nel documento, che dovremmo valutare prima dell’approvazione in Consiglio regionale, degli effettivi risparmi conseguenti ai tagli dei posto letto imposti dal governo centrale, veniamo solo a conoscenze delle misure che la Giunta ha approvato come “potenziamento dell’offerta territoriale”, ma che al contrario ci sembrano un puro e semplice depotenziamento che non tiene conto delle domande dei territori e del paziente che in essi vive e che dovrebbe essere al centro delle politiche sanitarie di questa Regione.

Apprezziamo, per usare un eufemismo, l’intento dimostrato da parte dei redattori del sopra citato documento di dare ai pazienti liguri un’alternativa di “assistenza territoriale” individuando come cura migliore quella “preventiva della disabilità e domiciliare” che dovrebbe, sempre secondo quanto riportato nel documento (Parte II, L’assistenza distrettuale Par.6 Assistenza territoriale: principi e indirizzi), essere “di facile accesso, solidale, rassicurante ed educativa” e che “non abbandona e segue fino alla morte, lasciando immutata nell’imminenza della stessa la facoltà di scelta tra il domicilio e le strutture del sistema”. Belle parole che, purtroppo in sette anni di continuità politica nell’assessorato regionale alla Salute, hanno ben poco riscontro con la realtà. Oggi la realtà è ben altra.
La realtà è quella dei tagli lineari che questa Giunta ha approvato in nome della “riorganizzazione” imposta dal governo centrale che, vorremmo ricordarlo, è sostenuto proprio dal partito dell’assessore regionale.
Tagli che, in nome dell’efficientamento, sono stati decisi a tavolino da ragionieri che avevano l’unico obiettivo di far quadrare i conti e hanno prodotto un documento, che mette nero su bianco il futuro (nero) della nostra sanità e dove non si incontra mai il termine “medicina”, se non per indicare specifici reparti ospedalieri. Eppure la “medicina” dovrebbe essere la prima linea guida della “sanità”.
Per tornare ai conti, ripeto, non ve ne è traccia nel documento.

Breve premessa analitica del contesto di riferimento della sanità ligure.
In assenza di un quadro socioeconomico puntuale e generale fornito nel documento approvato dalla Giunta, proviamo a fornire un contesto analitico di riferimento della nostra regione su dati Istat.

In Liguria la spesa sanitaria pro capite è di 2.044 euro (per un totale di oltre 3,3 miliardi di euro nel 2011), tra le più elevate d’Italia dietro a Bolzano (2.256 euro per abitante), Valle d’Aosta (2.222 euro), Trento (2.209 euro), Friuli Venezia Giulia (2.074 euro) e Molise (2.057 euro) contro la media nazionale di 1.851 euro.
Tra il 2008 e il 2011 il deficit della sanità registrato in Liguria è stato di 449 milioni di euro, 278 euro per abitante, costo superiore rispetto alla media nazionale di 182 euro. E pensare che ci sono regioni dove si registra addirittura un avanzo, come in Emilia Romagna (25 euro), Friuli Venezia Giulia (47 euro) e Bolzano (128 euro). A incidere sul deficit della sanità ligure l’elevato tasso di mobilità passiva che piazza la nostra regione al sesto posto in Italia per tasso di “viaggi della speranza”, con il 14,4% di pazienti che scelgono di farsi curare fuori confine.
Dai dati forniti dal Centro Studi Sintesi di Mestre sui periodici rilevamenti dell’Istat, il disavanzo sanitario della regione Liguria nel 2011 è pari a 143,8 milioni di euro, in crescita sia rispetto al 2007 (+2 milioni di euro) sia rispetto al 2010 (+54 milioni di euro). La problematica del bilancio sanitario ligure appare ancora più chiara dal confronto con il dato nazionale procapite, il disavanzo della Liguria è sempre superiore a quello nazionale e nell’ultimo anno il trend positivo di riduzione sembra essersi fermato passando dai 56 euro procapite agli 89 euro del 2011.
L’analisi dei ricavi del Sistema Sanitario Nazionale della Regione Liguria evidenzia come derivino nel 62,4% dei casi da contributi e trasferimenti – in prevalenza da compartecipazione IVA – e solo nel 35,8% da entrate proprie ripartite tra ricavi relativi all’IRAP e IRPEF (30,7%), ricavi delle aziende sanitari (4,1%) e ricavi straordinari (0,9%).
Nel 2009 il numero totale di posti letto previsti (pubblici e accreditati) della Liguria è pari a 7.134 unità, che si traduce in 4,4 posti letto per 1.000 abitanti, valore al di sopra della media nazionale (4,2). L’analisi della serie storica dal 2007 per entrambi i valori mostra un trend tendenzialmente decrescente dei posti letto previsti sia per la Regione Liguria che per l’Italia.
Osservando inoltre la ripartizione degli stessi posti letto, in Liguria nel 2009 il 95,6% del totale dei posti letto fa riferimento a strutture pubbliche, la quota rimanente invece (4,4%) a strutture accreditate. Un’ulteriore suddivisione mostra come la maggior parte dei posti letto pubblici (80%) faccia riferimento alla degenza ordinaria, mentre quote decisamente inferiori sono relative a day hospital e a day surgery (rispettivamente 9,7% e 5,1%).
Nel 2009 la Liguria con una degenza media standardizzata per case mix pari a 7,1 giorni si colloca al nono posto nella classifica regionale, valore nettamente superiore alla media Italia (6,7).
La degenza media, ovvero la durata media della degenza ospedaliera espressa in giorni, è un indicatore sintetico di efficienza ospedaliera ma risulta fortemente influenzato dalla complessità di tipo sanitario assistenziale dei casi trattati; per questo motivo si prende come riferimento la degenza media regionale standardizzata per case mix, che rappresenta pertanto il valore teorico-atteso che si osserverebbe della degenza media, se ogni regione presentasse una casistica di ricoveri ospedalieri della medesima complessità di quella dello standard di riferimento.
Prendendo inoltre in considerazione l’attività di pronto soccorso complessiva (strutture sia pubbliche che accreditate), nel 2009 la regione Liguria fa registrare valori lievemente superiori alla media nazionale sia relativamente alla quota di pazienti ricoverati (15,7% contro 15,5%), sia al numero di accessi per 1.000 abitanti (405 contro 379).

Una regione sempre più vecchia con servizi sempre più inaccessibili per le fasce più deboli.
La Liguria si conferma regione più vecchia d’Italia. Secondo i dati Istat 2011, la nostra regione è al primo posto in Italia per quota di popolazione over 65 con un’incidenza di anziani del 26,7%. A distanza del 3,3% il Friuli Venezia Giulia (23,4% di quota over 65) e del 3,5% la Toscana (23,2%).
L’indice di vecchiaia della Liguria è di 232, unica regione in cui il numero degli anziani è il doppio di quello dei bambini e ragazzi fino a 14 anni, che costituiscono l’11,5% del totale della popolazione, la percentuale più bassa d’Italia.
Per stare poi a quanto riportato nel documento approvato dalla Giunta, nelle zone dell’entroterra, l’indice di vecchiaia raggiunge valori due o tre volte superiori. Sempre rimanendo a quanto riportato nel documento, nell’analisi delle “limitazioni delle autonomie”, risulta che, su un campione di 320 intervistati, “il 10% risulta disabile (non autonomo in una o più ADL, cioè Activities of Daily Living) ed il 15% con segni di fragilità (non autonomo in almeno 2 IADL Instrument Activity of Daily Living).

Premesso questo contesto, ci sembra quanto meno “ingovernata”, per parafrasare il documento sopra citato, la domanda dei liguri. Abbiamo appreso ad agosto, le denunce dell’associazione dei malati di Sla, privati della possibilità di accedere alle cure e ai servizi di riabilitazione al centro della Fiumara in seguito alla decisione di riservare il trasporto gratuito solo ai pazienti con “non deambulabilità assoluta”. Abbiamo inoltre appreso che la Giunta ha deciso che l’accesso al Fondo per la non autosufficienza, indispensabile per consentire alle famiglie di assicurare cure opportune ai propri cari afflitti da disabilità, è stata fissato nella dichiarazione Isee fino a 10mila euro e non più 40mila come previsto fino a quest’anno. Nonostante le ripetute e fondate protesta da parte della rete delle associazioni dei disabili, a due mesi di distanza dall’approvazione della Giunta, non è arrivata nessuna intenzione da parte della Regione a rivedere i parametri suddetti che escluderebbero più del 35% degli aventi oggi diritto.

A rendere ancora più distante la sanità ai cittadini liguri, il piano di “adeguamento dell’offerta ospedaliera agli standard nazionali”. A dimostrazione dei tagli lineari adottati a tavolino da questa Giunta, il declassamento del Pronto Soccorso di Bordighera a punto di Primo intervento con la disattivazione di 3 strutture complesse (radiologia, neuroradiologia e anestesia-rianimazione) e il taglio di 45 posti letto per acuti. E pensare che, il direttore generale della Asl 1 Mario Cotellessa, nella propria relazione trasmessa in Regione il 27 agosto, aveva dichiarato che la sua Asl aveva “una dotazione di posti letto sia per acuti che per riabilitazione nettamente al di sotto degli standard nazionali”. Tradotto: tutto in regola, ma i tagli sono arrivati lo stesso senza che lo stesso direttore generale abbia mosso un dito.
Per quanto riguarda i servizi socio sanitari del Saint Charles di Bordighera, come anche il Comitato di difesa ha più volte segnalato all’assessore alla Salute, date le razionalizzazioni previste dalla spending review, i risparmi potevano essere fatti, per esempio, sulle spese nell’acquisto dei beni e servizi il 5% in meno del costo attuale, sugli appalti e sulle . A oggi, in territorio intemelio subisce l’80% dei tagli della provincia. Ricordiamo che il 4 agosto 2010 il Consiglio regionale aveva approvato un odg, presentato dal nostro gruppo, che impegnava la Giunta e il presidente “al mantenimento delle postazioni di Pronto Soccorso di Imperia, Sanremo e Bordighera”.

A conferma che a pagare il conto più salato saranno i territori già svantaggiati dall’orografia territoriale e comunque meno baricentrici, è la mannaia che si è abbattuta sulla provincia di Savona, in primis sulla Val Bormida e sul bacino ingauno. Due i PS sopressi e trasformati in PPI per codici bianchi e verdi, Cairo Montenotte e Albenga. Disattivate o soppresse sei strutture complesse. Ad Albenga: oculistica, radiologia e chirurgia generale. Al Santa Corona di Pietra Ligure (31mila accessi di PS all’anno, di cui il 70% con mezzi propri) urologia e anatomia. Mentre al San Paolo di Savona viene cancellato il laboratorio di analisi. In totale nella provincia saranno tagliati 133 posti letto per acuti. E i disagi per il territorio saranno enormi. Per Cairo Montenotte, privato del pronto soccorso, significa che i codici gialli e rossi saranno dirottati a chilometri di distanza. Ma anche per un territorio, ritenuto forse meno inaccessibile da chi non lo conosce molto bene, come quello savonese, i disagi e le criticità conseguenti a questo piano saranno molte. Un solo esempio: in una domenica d’estate, da Testico è stato provato che per un trasporto in ambulanza al Santa Corona si impiegano 115 minuti. In due ore si fa tempo a morire.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Anche nella Asl 3 genovese i tagli si faranno sentire. Ma anche qui a subire le conseguenze più pesanti, sono i territori di cintura, quelli più lontani dal centro dove già esiste un’adeguata offerta e che questa Giunta vorrebbe implementare con la costruzione del nuovo Galliera, progetto che, dopo tanti tira e molla, è stato stoppato dai ricorsi, ritenuti legittimi, dei comitati dei cittadini al Tar.
A Genova, sono tagliati 146 posti letto per acuti. Disattivate o accorpate sei strutture complesse. Villa Scassi, che diventa oggi l’unico Pronto soccorso a coprire la domanda per un territorio che arriva fino a Masone, perde la Medicina interna. Su Villa Scassi è opportuno aprire una parentesi. Il problema della gestione degli accessi è ormai cronico. Sappiamo di pazienti, anche molto anziani, costretti a otto ore di attesa prima di essere visitati. Inoltre, proprio nell’unico Pronto soccorso chiamato oggi a rispondere alla domanda di accessi per tutta la Valle Scrivia, manca il posto di polizia, con tutto quello che consegue e che l’assessore alla Sicurezza (che poi è anche quello alla Salute) può ben immaginare. Se questa Giunta vuole i tagli, almeno che li faccia nell’ottica di rendere più efficienti le poche strutture che rimangono funzionanti.
Il carico aggiuntivo di accessi al Villa Scassi, già in fortissimo affanno, è conseguente al declassamento del Pronto Soccorso di Sestri Ponente Padre Antero Micone a partire dal 25 ottobre. Come hanno già denunciato i Comitati per la salvezza degli ospedali di Sestri Ponente e Pontedecimo, nella riorganizzazione sanitaria di questa Giunta di sinistra a pagare lo scotto più alto saranno proprio i quartieri più periferici e “popolari”. Sestri Ponente perde la psichiatria, la neurologia e ha già visto chiudere la propria chirurgia. Nei piani attuali, l’ospedale Gallino di Pontedecimo perde anche cardiologia. Ricordo che era stato approvato all’unanimità da questo Consiglio regionale il 18 ottobre 2011 un ordine del giorno (n.255) che impegnava questa Giunta a “escludere qualsiasi ipotesi di depotenziamento della cardiologia semintensiva e della chirurgia generale”. Un impegno che evidentemente è rimasto lettera morta.
Il che significa che in questi ospedali, che servono Ponente, Val Polcevera e Valle Scrivia dove vive la metà dei genovesi (120mila solo nelle Valli Polcevera e Scrivia), vengono a mancare i servizi essenziali per acuti e quindi diventa quanto meno rischioso un ricovero d’urgenza. Inoltre, la cardiologia di Sestri Ponente rimarrà aperta ma solo per accogliere i cardiopatici “rimbalzati” dal Villa Scassi, qualora non ci siano posti disponibili. In tutto questo via vai, si prevedono costi aggiuntivi per l’attività del 118. I cui costi stimati non si conoscono, ma che sicuramente lieviteranno visto che dai PPI (dove è prevista la sola presenza di un dirigente medico, un infermiere e un Oss h24) inevitabilmente i pazienti più gravi dovranno essere portati nei PS a chilometri di distanza.
È evidente che la localizzazione geografica delle strutture sanitarie di ogni livello e la particolare struttura territoriale della nostra regione penalizzi i trasporti degli abitanti dell’entroterra, che, particolare non da poco, sono quelli più anziani, proprio da quanto risulta dal documento sopra citato.
A questo punto, viene naturale chiedersi se alcuni costi per una trasformazione dei PS i PPI sarà vanificata dagli aumenti di costi dei trasporti di pazienti a carico delle pubbliche assistenze. In particolare è fondato il timore che molti servizi di ambulanze, specie quelli a conduzione privata, si guadagnino il favore di chi gli ordina i servizi con metodi poco trasparenti. Sulle pubbliche assistenze, inoltre, occorre rivedere l’attuale sistema perché risulta che non sempre sia stato tenuto conto dell’efficacia del servizio offerto nella stipula delle convenzioni. Per esempio, ci risulta che la Pubblica Assistenza di Fegino sia l’unica a erogare servizi di trasporto per i malati di Sla, ma a oggi non abbia ottenuto la convenzione con la Regione Liguria.
Con l’attuale declassamento dei PS a PPI riteniamo che aumenteranno gli accessi in ambulanza, diminuendo quelli con mezzi propri. Il rischio, oltre all’aumento naturale dei costi di trasporto, è che il sistema delle emergenze vada in default visto che non sarà possibile stabilire in anticipo il grado del codice in arrivo e si ha ragione di pensare che potrebbero verificarsi attese per codici rossi perché i mezzi saranno impiegati per il trasporto di codici verdi.
A rendere ancora più critico il quadro della gestione delle emergenze, lo smantellamento attuato sulla Guardia medica, un servizio essenziale perché in grado di fornire una risposta immediata al paziente. Togliere l’autista alla guardia medica significa ridurne l’operatività nelle ore notturne per questioni di sicurezza e di logistica delle soste, soprattutto nei quartieri collinari di Genova. Ci sembra quanto meno contraddittorio, inoltre, che se da un lato si tagliano i costi per le auto mediche, dall’altra vengano mantenute le auto blu (anacronistiche e inutili) delle Asl, le cui risorse potrebbero meglio essere utilizzate per le terapie domiciliari che possono essere effettuate da infermieri e lasciare gli autisti per altri interventi.
Sempre nel sistema della governance delle emergenze, non viene spesa una parola per l’elisoccorso che invece riteniamo sia indispensabile per una regione come la Liguria, dall’orografia complessa, e che andrebbe co-gestito con il Piemonte.
Infine, quella che viene chiamata “riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale”, cioè l’ex guardia medica, nella Asl 3 viene drasticamente ridotto con la disattivazione dei poli festivi di Serra Riccò, Sant’Olcese e Casella da una parte e accorpando sotto l’unico polo di Torriglia quelli di Bargagli, Torriglia e Rovegno. Fette enormi di territorio dell’entroterra che, come abbiamo già ricordato, oltre a presentare difficoltà di spostamento per la viabilità, sono maggiormente popolate da persone anziane e quindi più a rischio: la Val Trebbia ha un tasso di vecchiaia tripli rispetto alla già alta media regionale. Nel nuovo assetto dell’ex guardia medica si passa quindi da 21 a 16 sedi e 21 su 29 autisti oggi impiegati nei poli di Continuità assistenziali, si legge nel documento, “verranno recuperati ad attività ordinarie nell’ambito dell’Azienda”.

A conti fatti, i pazienti dell’Alta Val Bisagno e della Valle Scrivia rischiano l’isolamento e il collasso nel mancato incontro tra bisogni reali della popolazione e offerta sanitaria. Per quanto riguarda poi proprio la Valle Scrivia, come anche la Val Polcevera, ricordo che questa amministrazione aveva speso, non molti mesi fa, soldi dei contribuenti liguri per ristrutturare padiglioni, che da oggi sono chiusi. Senza considerare che Busalla non ha più un ospedale, il Frugone, oggi trasformato in un centro per accogliere immigrati per i quali il governo Monti ha rinnovato i finanziamenti, proprio mentre tagliava sulla sanità.
Anche nel Levante genovese, notiamo forti criticità sulla gestione delle emergenze. Nella Asl 4 chiavarese è stato chiuso il centralino del 118 a Lavagna e il servizio del 118 è stato unificato con quello genovese. A questo punto il servizio dovrà coprire quasi 2mila Kmq di superficie e una popolazione di oltre 800mila abitanti, dislocati in zone anche montane, vedi la Val d’Aveto che presenta indubbie difficoltà di accesso e un tasso d’anzianità doppio rispetto a quello regionale. Il PPI di Rapallo, inoltre, viene retrocesso a PPI h12. Chiuse quattro strutture complesse tra Rapallo, Sestri Levante e Lavagna. In totale il bacino chiavarese perde 33 posti letto per acuti.
L’unica Asl a non essere toccata dai tagli è quella spezzina, la 5. Tuttavia, non riscontriamo cenno a interventi, che da tempo vengono segnalati come necessari, sulla riduzione della mobilità passiva verso la confinante Toscana, in particolar modo negli ambiti della riabilitazione e dell’ortopedia.

In conclusione, risulta evidente il dissennato depotenziamento della rete ospedaliera della Liguria attuato da questa Giunta che si è preoccupata solo di fare tagli lineari, mantenendo inalterato il costo per personale e strutture.
Secondo la relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni (esercizi 2010-2011) della Corte dei Conti-Sezione delle Autonomie (su dati forniti dal ministero della Salute- Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici, SIOPE) sui Costi sanità ligure risulta che: 1,17 miliardi di euro su 3,31 del totale dei costi è rappresentato dal personale (il 35% della spesa sanitaria regionale complessiva con una crescita del 6% tra il 2007 e il 2011), seguito da quello per l’acquisto di beni e servizi (1,06 miliardi). Il rimanente miliardo di euro è rappresentato dai costi per la medicina generale, farmaceutica convenzionata, specialità, integrativa protesica, ospedali e varia assistenza.
I costi di manutenzione e gestione rimarranno gli stessi del passato, ma i liguri avranno reparti sottoutilizzati e con un costo maggiore a posto letto. Il rischio è anche quello di avere una riduzione della casistica, con tutto ciò che questo comporta nella gestione del rischio del paziente, ed eventuali investimenti in nuove strumentazioni all’avanguardia diventerebbero anti-economici per il minor numero degli utenti.
Inoltre, da un approfondito studio del documento, emerge una sconfortante conclusione: al di là del resoconto dei tagli, in circa 100 pagine di relazione non è chiaro quale sia il futuro della sanità regionale. Oltre alla lunga premessa dove sono segnalate le criticità dell’attuale sistema e buoni propositi – solo teorici – per il futuro, non sembrano chiare le soluzioni. Quello che emerge è un quadro in continua evoluzione, che manca di una strategia di fondo a medio e lungo termine e che sembra correre ai ripari solo in virtù dei tagli imposti di volta in volta dal governo centrale.
Ci saremmo aspettati un quadro analitico dei risparmi, previsti ed eventuali, e di un piano degli investimenti che dovrebbero conseguire dal “Potenziamento dell’offerta territoriale”. Niente di tutto ciò. Inoltre, dato che dovremmo andare a valutare il “Dimensionamento della rete e delle competenze del sistema di emergenza”, ci saremmo aspettati di avere un quadro preciso sui tempi d’attesa nei Pronto Soccorso, sul numero di accessi attuali e una proiezione su quello che sarà il quadro delle emergenze alla luce della soppressione dei 4 PS liguri. Anche su questo, neppure una riga. Nel documento si parla di efficientamento: ma senza conoscere la base di partenza, come potremmo valutare la reale miglioria del sistema?
In sintesi, ci sembra evidente che, dalla stesura del Piano sanitario regionale da parte dello stesso assessore alla Salute durante il precedente mandato a oggi, le carte in tavola siano cambiate più volte e sempre a discapito della salute dei liguri, soprattutto quelli dei territori più decentrati. Non si parla più di nuovi servizi territoriali, ma solo di tagli. Anzi nel documento si evidenzia come una delle attuali criticità sia costituita proprio dalla mancata operatività dei distretti sociosanitari, che al contrario dovrebbero, secondo quanto più volte annunciato dallo stesso assessore, essere il riferimento portante della presa a carico del paziente.

In chiusura, vorremmo sottolineare che, oggi, nel 48,6% dei casi per ritirare un referto o prenotare una visita medica in uno sportello delle Asl liguri si fa una coda di oltre 20 minuti. Se si è fortunati, nel 17,3% dei casi, si arriva ad aspettare il proprio turno fino a 10 minuti. La fonte è l’Istat. Alla faccia dell’informatizzazione e del fascicolo sanitario elettronico.

PIANO REGIONALE APPROVATO NELLA GIUNTA REGIONALE DEL 12 OTTOBRE 2012
RETE DI EMERGENZA
Asl 1: Bordighera punto di primo intervento h 24
Asl 2: Cairo M. punto di primo intervento h 24, Albenga punto di primo intervento h 24
Asl 3: Sestri Ponente punto di primo intervento h 12
Asl 4: Rapallo punto di primo intervento h 12
118: disattivata centrale di Lavagna, progetto per centrale unica a Genova
RETE CURE PALLIATIVE
Asl 2: previsti 7 nuovi posti letto
Altre Asl e rete metropolitana Genova: dati non trovati
RETE OSPEDALIERA
Asl 2
Disattivate / accorpate: Oculistica Albenga (soppressa), Chirurgia Generale Albenga (soppressa, diventerà Week Surgery), Urologia Pietra Ligure (soppressa), Anatomia Patologica Pietra Ligure, Radiologia Albenga (soppressa), Laboratorio Analisi Savona.
Tagli posti letto: Gastroenterologia Savona, Pediatria Pietra Ligure, Chirurgia Vertebrale Pietra Ligure, Medicina Cairo Montenotte (parte dei letti convertiti in lungo degenza riabilitativa), Medicina Albenga (parte dei letti convertiti in lungo degenza riabilitativa).
Totale: -133 letti per acuti, + 35 letti di riabilitazione
Area Metropolitana di Genova
Evangelico: – 18 posti letto
San Martino-IST: – 223 posti letto per acuti, + 34 letti per riabilitazione
Galliera: – 100 posti letto per acuti, + 21 letti riabilitazione
Gaslini: – 80 posti letto per acuti, + 20 letti per riabilitazione
Asl 3: – 146 posti letto per acuti, + 51 letti per riabilitazione