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Rixi (Lega Nord): nel delirante accorpamento delle Province voluto dal Governo solo il Carroccio ha combattuto per tutelare il territorio ligure

Nel Consiglio Regionale di ieri solo la voce della Lega Nord si è levata in difesa delle Province liguri, che verranno stravolte dal riordino deciso dal Governo Monti.

Secondo il Capogruppo del Carroccio Edoardo Rixi “Accorpare Imperia a Savona nonché il Tigullio con relativo entroterra alla Città Metropolitana di Genova è un’assurdità con cui si verranno a creare enti locali troppo vasti e dai poteri non sempre ben definiti. Col risultato che a rimetterci sarà la buona amministrazione dei nostri territori e non avranno i tanto decantati risparmi.
Ciò va ad aggiungersi ad un dubbio di costituzionalità sollevato dal nostro gruppo Consiliare, dal momento che l’intera operazione di accorpamento ha molto l’aria di un abuso di potere governativo nei confronti degli enti locali.
Tuttavia” continua Rixi “la cosa più sconfortante del Consiglio Regionale di ieri è che ancora una volta quelli che dovrebbero essere i rappresentanti eletti del popolo ligure si sono trasformati nei burattini dei partiti romani. Infatti solo il Gruppo della Lega Nord, col parziale aiuto della Lista Biasotti e del Gruppo Misto, ha votato compattamente contro questo scempio amministrativo, mentre il PD è stato totalmente favorevole ed il PdL si è astenuto con addirittura un singolo voto a favore.
Per colpa dei partiti romano centrici, occupati soltanto a soddisfare le rispettive segreterie politiche in vista delle prossime elezioni, la Liguria ha nuovamente dato il messaggio di essere una Regione che non osa neppure mandare un parere negativo al Governo e si dimentica del proprio territorio.

Edoardo Rixi
Capogruppo in Regione
Lega Nord Liguria

RELAZIONE DI MINORANZA
al p.d.d. 88/2012 “Proposta al Governo di riordino delle Province ubicate nel territorio ligure (art. 17 – comma 3 – D.L. 95/2012)”

Consigliere Regionale
EDOARDO RIXI

Cari colleghi,

Ci troviamo in quest’aula a discutere della riorganizzazione istituzionale dello Stato. È una discussione che vede noi Consiglieri regionali insigniti dell’onere e dell’onore di una discussione di alto livello politico. Più che essere emozionato di questo ruolo assegnatomi, mi sento invece di criticare pubblicamente la scelta del Governo di incaricare noi, così come gli altri soggetti coinvolti nell’iter, di tale incombenza.

Il Governo Monti, che vorrei ricordare non è stato eletto dai cittadini dei vari territori, si è preso la briga di modificare l’architettura dello Stato nell’ottica di un contenimento della spesa pubblica, ma il rischio vero è di ottenere l’effetto opposto. La struttura centralistica non ha certo rappresentato in questi anni un esempio di gestione oculata di risorse, ne di eliminazione degli sprechi, ne di essere immune da fenomeni corruttivi quali ad esempio il coinvolgimenti di alti burocrati dello Stato nella gestione dei fondi del G8 o dei fondi regalati ai comuni meridionali o alla Sicilia, che continuano a sperperare i soldi sottratti all’economia del Nord del Paese assumendo frotte di amici e parenti a spese dello Stato.

Cari Consiglieri ma vi rendete conto di cosa sta avvenendo nel nostro Paese? Tecnocrati di Stato, da sempre i veri gestori del potere centralistico, referenti della grande finanza internazionale, ex potentati delle banche, sono oggi al governo del Paese. Le politiche economiche che questo Governo ha adottato, se da un lato salvaguardano i gruppi di interesse dei quali sono espressione, dall’altro fanno pagare crescenti gravami ai cittadini, e con furore distruggono le autonomie costituzionale per affermare un totalizzante potere gestionale burocratico.

Il Governo Monti ha pensato solo ad accorpare gli organi istituzionali al vertice dell’ente provincia, si eliminano Giunte e Consigli provinciali per passare a un sistema elettorale che prevede l’elezione del solo Presidente, un uomo solo al potere, come ai tempi del fascismo con il podestà. Certo è la cosa più facile da fare, anche da un punto di vista giuridico, ma da un esecutivo di “professoroni” ci aspettavamo ben altro, ad esempio un serio ragionamento sulle funzioni stesse delle province e sugli enti intermedi.

Roma ha studiato una strategia macchiavellica per limitare le autonomie locali togliendogli risorse e poteri. Mentre discutiamo il taglio alle province, si vociferà già di una ridefinizione delle competenze regionali, in barba al federalismo che si sta diffondendo sempre più in Europa. Ancora una volta vengono imposte delle scelte dall’alto e tocca al Consiglio regionale esprimersi su decisioni già prese.

Tornando al d.d.l. in discussione, già il titolo mi fa ridere, se non piangere: “proposta al Governo di riordino delle Province ubicate nel territorio ligure”. Ma cosa proponiamo? L’assessore Paita si è prodigata in lungo ed in largo per la nostra Regione per convincere tutti che la proposta governativa è il male minore. Mi chiedo a questo punto perché non aboliamo anche l’ente regione visto che in Liguria non siamo neppure in grado di difendere il nostro territorio, certo eccezion fatta della micro provincia di La Spezia che diverrà probabilmente la più piccola d’Italia.

Ma se non facciamo altro che applicare i criteri che Monti ci obbliga ad applicare? Ma se Roma ci ha già detto che se non votiamo questo d.d.l. entro il 23 ottobre, dal giorno dopo ci pensano lor signori!
Si tratta in verità di una riforma rabberciata che creerà gravi scompensi territoriali nella nostra Regione creando di fatto una spaccatura in due della regione con una riviera di ponente inquadrata in una maxi provincia da 500 mila abitanti ed una riviera di levante divisa fra la città metropolitana di Genova (880 mila abitanti ) e la Micro provincia di La Spezia (220 mila abitanti circa).

Sempre per restare nel discorso dell’iter procedurale, vorrei sottolineare l’emarginazione dell’ente Regione dalla discussione sul riordino degli enti locali. Anzi, alle regioni dovrebbe essere attribuita la competenza sull’ordinamento degli Enti locali attualmente nelle mani dello Stato.

Vi vorrei segnalare che la Giunta regionale lombarda nonostante la difficile situazione politica e la divisione fra le posizioni del Presidente Formigoni e della Lega , nell’ultima seduta prima dell’azzeramento, ha presentato, all’unanimità, ricorso contro il decreto legge di riordino delle province per “gravi profili di illegittimità” costituzionale” e “lesione delle prerogative degli enti territoriali in cui la Regione si articola e delle competenze regionali costituzionalmente garantite”.

A fronte di questo la nostra Regione Liguria invece ha rifiutato qualsiasi modifica al testo proposto dal Governo assumendosi di fatto la responsabilità politica di questa scelta assurda!

E’ vero è stato poi coinvolto il CAL, il Comitato delle Autonomie Locali, un organo consultivo rappresentativo (o presunto tale) dei Comuni e delle Province liguri. Peccato però che la deliberazione che è stata assunta dal CAL è stata approvata da solo 16 dei 34 membri che lo compongono a causa dell’assenza strategica di alcuni Sindaci che hanno avuto pressioni politiche di partito e per non votare a favore e non si sono presentati. Nonostante questo i comuni della provincia di Imperia, ad esempio, hanno manifestato in 60 su 66 il loro parere contrario con documenti votati nei rispettivi consigli comunali. Nonostante questo e nonostante le forti perplessità mostrate anche da numerosi sindaci del Tigullio ed incluse nel parere del CAL , la Giunta ha deciso di portare in aula questo provvedimento considerandolo “ positivo”.

Anche per quest’ultimo motivo, letti i numerosi atti di indirizzo e deliberazioni assunti dai comuni liguri, ho chiesto di udire in Commissione consiliare la voce dei Sindaci e dei Presidenti delle Province di Imperia e Savona.

Ringrazio dunque i Sindaci del Tigullio che sono venuti a esporre le loro ragioni, ringrazio il Presidente della Giunta provinciale di Imperia e il Presidente del Consiglio provinciale di Imperia. Purtroppo non posso ringraziare il Presidente della provincia di Savona che ha ritenuto “non fruttuosa” la propria presenza in Commissione, non avendo riscontrato, secondo una e-mail inviata dal Presidente Vaccarezza alla Commissione,tra i destinatari della convocazione alcun comune del settore di ponente della provincia di Genova. Una motivazione alquanto bizzarra!

Da un punto di vista politico poi non si riesce a comprendere quale ratio abbia utilizzato il Governo per la definizione dei requisiti minimi, ma fatto ancor più grave non si capisce perché viene salvata la provincia di La Spezia, in quanto confinante con una provincia di altra regione, mentre la provincia di Imperia deve essere accorpata seppur confinante addirittura con uno Stato estero.

Inoltre alcune province fra qui quella imperiese hanno presentato ricorso al TAR Lazio avverso la deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012.

Ma il dibattito di oggi dovrebbe essere incentrato sui servizi ai cittadini. Un abitante di Ventimiglia dovrà recarsi a Savona per ritirare il tesserino per raccogliere i funghi nel sottobosco dietro casa? Che fine faranno le società partecipate a rilevante partecipazione provinciale? Come verranno trattati alcuni aspetti del settore turistico? Quali saranno le competenze dell’area metropolitana Genovese? Che cosa hanno in comune il quartiere di Genova Sampierdarena ed il Comune di Né? Tante domande e nessuna risposta.

Un ultimo punto sul quale manca chiarezza è quello del Personale oggi in forza agli enti provinciali.

Non vorrei assistere al teatrino già visto con l’abrogazione delle Comunità Montane, con dipendenti trasferiti alle più improbabili mansioni presso le ASL o altre enti pubblici. In quel caso si, c’è stata una grave responsabilità della Regione.

In seguito al riordino, assume il ruolo di comune capoluogo della provincia il comune già
capoluogo di provincia con maggior popolazione residente, salvo diverso accordo tra i comuni già
capoluogo di ciascuna provincia. Questo dice la legge. Probabilmente sarà quindi Savona il centro di comando della nuova provincia di ponente. Ma cosa se ne farà degli uffici di Imperia, saranno destinati a essere sedi distaccate di servizi o i dipendenti imperiesi dovranno emigrare a Savona? Il rischio è che, dovendo pagare un indennità di trasferta, questo accorpamento si tramuti in un aggravio di spesa pubblica, e allora torno a domandarmi se veramente questa riforma è vitale per il risanamento dei conti pubblici dello Stato.

Lancio infine un appello ai colleghi Consiglieri, in particolare a coloro che sono andati a cercare voti in quelle realtà che hanno sottoscritto Ordini del Giorno e Mozioni contro gli accorpamenti, cari colleghi imperiesi e tigullini: non tradite il vostro territorio! Non “calate le braghe” come hanno fatto i parlamentari di PDL e PD che votano tutto ciò che il Governo Monti gli porta in aula.

Edoardo Rixi