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Roberto Mancini, protagonista del primo giorno della Milano Football Week

Roberto Mancini
Roberto Mancini

L’allenatore della Nazionale Italiana di Calcio è stato protagonista del primo giorno della Milano Football Week con l’incontro “Roberto Mancini: il CT si racconta”

“Giocare a calcio è la cosa più bella che ci possa essere: quando un ragazzo può farlo, è una cosa fantastica”. A dirlo è Roberto Mancini, protagonista del primo giorno della Milano Football Week, la manifestazione organizzata da La Gazzetta dello Sport, con il patrocinio del Comune di Milano, in programma dal 12 al 14 maggio a Milano. Un evento unico dedicato allo sport più amato al mondo, che coinvolgerà tifosi e appassionati.

Intervistato da Pierluigi Pardo, Mancini commenta il Campionato vinto dal Napoli dopo 33 anni. “Sono felice che quest’anno abbia vinto il Napoli, la quarta squadra diversa negli ultimi 4 anni. Il Napoli ha giocato molto bene quest’anno, è stato un anno positivo per loro. Credo che chi ha la possibilità di giocare e vicnere a Napoli possa portarsi nel cuore dei sentimenti eccezionali.”

Il Derby europeo. “Milan è Inter in semifinale di Champions è una cosa molto positiva per la città e per l’Italia intera. Quando si arriva in finale può succedere di tutto, anche che vinca la suqadra meno favorita. Sarà una finale molto aperta.”

La delusione per la retrocessione della Sampdoria. “Vedere la Samp in questa situazione è brutto: spero che i tifosi restino vicino alla squadra e che tutto si possa risolvere”. Il ricordo di Vialli, “Ringrazio il Presidente Gravina per averlo portato in Nazionale. Per me è come se non se ne fosse mai andato.” La fase finale della Nations League. “L’abbiamo sfiorata il primo anno: adesso è il momento di provare a vincerla. Abbiamo tempo per prepararla al meglio.”

Capitolo rosa della Nazionale. “Abbiamo carenza in attacco, mentre le cose van meglio a centrocampo e in porta. Ci sono dei ragazzi giovani bravi, che se potessero giocare nel club con maggiore continuità non ci metterebbero troppo a venire fuori e crescere. Ora la situazione si è ribaltata: siamo noi e non i club a lanciare i calciatori italiani.” I giovani della Juventus? “Non solo loro, ci sono tanti giocatori che possono avere un grande futuro, come Bove della Roma. Giocando di più i ragazzi possono migliorare. Speriamo che la Seria A torni ad avere il 50-60% dei giocatori convocabili, adesso sono solo il 30%.” La vittoria dell’Europeo. “Lavorare con i giocatori più tempo è stato fondamentale per mettere tutto a fuoco. Affidarsi solo ad indovinare la forma fisica in un periodo di tempo ristretto non è sufficiente.”