
Un po’ attrice teatrale e un po’ cantante, ma ti senti più l’una o l’altra?
“Il teatro e la musica nella mia vita si sono sempre uniti, due emozioni diverse, ma forti allo stesso modo. A teatro nasco come attrice di prosa, ma soprattutto cantante etnosong di brani arberesh e grecanico perché mi appassionava fare ricerche musicali popolari e soprattutto recupero di vecchie melodie della tradizione per poi inserire nei diversi spettacoli teatrali. Amo tutte e due le attività e credo che, anche grazie a queste diverse esperienze, posso dire oggi di essere la personalità artistica che sono”.
Raccontami in breve tutte le tue esperienze lavorative
“Ho avuto l’onore di recitare e cantare in teatri importanti Italiani e nei diversi siti archeologici, creando un connubio di energie tra passato e presente: un’emozione bellissima fu cantare a piedi nudi tra le colonne d’Ercole illuminate del tempio Greco -Tavole Palatine Metapontum in Basilicata”.
Eri predestinata dalla nascita per via delle tue vittorie nei festival canori. Erano i tuoi sogni da bambina?
“Io, da bambina, ero molto timida, ma amavo la musica e nonostante tutto mi piaceva stare sul palco, non mi imbarazzava cantare, ma mi dava una bella carica emotiva. Non pensavo affatto alla vittoria, ma era un mio modo per poter esprimere le mie sensazioni e far sentire agli altri che c’ero”.
I sogni pensi di averli realizzati tutti o ne hai ancora uno nel cassetto?
“Quando i sogni si realizzano, non si finisce mai di sognare, si riempie quel cassetto e si continua a desiderare che un giorno diventino realtà”.
E come nasce la tua musica?
“Sono cresciuta in una famiglia di musicisti e in casa ho sempre respirato musica da mio padre, cantante e musicista, ai miei fratelli con cui abbiamo poi creato, unendo le nostre passioni, il gruppo The Music Family dei F.lli Tempone, ancora operativo in Basilicata. Non potevo non amare la musica che vivo quotidianamente da quando sono nata. Ad un certo punto, dopo diverse esperienze tra teatro e musica, ho capito che dovevo far nascere un mio prodotto, che fosse mio e che potesse esprimere quella che sono e che sento. Così è nato ‘Tra nuvole e sole’ dove colpita dai tragici attentati terroristici ho proposto questo brano con gli occhi della speranza. Fino ad arrivare a ‘Un istante di noi’, nato da un’amichevole collaborazione con Giulio Iozzi, Luca Sala ed Enrico Kikko Palmosi. Volevo unire le forze, come di solito amo fare, per dare un senso di maggiore qualità alla mia passione”.
Parlami di questo nuovo disco ‘Un istante di noi’
“Il brano racconta la vita di tutti i giorni, vita distratta, piena di impegni, la corsa continua a cui la quotidianità ci costringe. Ma basta saper trovare il momento in cui staccare la spina, quel breve istante di noi che ci fa dare importanza alle piccole cose, piccoli gesti per trovare il vero senso della vita: nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione. La metafora è quella della settimana vista come routine e la domenica che diventa il giorno in cui tutto può acquistare un significato. Rivivo un po’ quello che scrive G. Leopardi ne ‘Il Sabato del villaggio’, dove l’attesa di quel momento di festa, presuppone sempre una speranza. Nel videoclip musicale di ‘Un Istante di Noi’ entrano in conflitto diversi sentimenti e stati d’animo, ma alla fine vince quello più importante nella vita di ognuno di noi. La risposta come si potrà capire dal video e dalla canzone sembra facile, ma non è mai scontata”.
Il significato dei tuoi contenuti musicali?
“Un brano bisogna sentirlo, avere empatia, deve essere realizzato facendolo nascere e crescere insieme a te come un figlio da curare e poi partorire nel modo più semplice e sentito possibile. Non deve mai mancare quell’energia e quell’emozione giusta, secondo me in un brano non deve mancare la verità. Oggi nella mia musica rivivo sempre le mie origini e il passato, pur rimanendo legata all’idea di rendere sempre tutto ciò che si fa in chiave moderna e attuale perché bisogna sempre mettersi in condizione di esprimere qualcosa che si faccia capire e ascoltare”.

E’ sempre più difficile far spiccare le proprie doti ‘vocali’ in un modo sempre più tecnologico. Una musica evoluta negli ultimi decenni…
“La musica oggi è difficile, tanta, ed è complicato farsi sentire, farsi capire; ma se si ama fortemente qualcosa e se le motivazioni per farti ascoltare sono davvero forti e sentite, prima o poi qualcuno ti sentirà…”
Cosa ti rimane dentro della musica degli anni ’70 e ’80?
“Anni favolosi che non ho vissuto personalmente, ma in famiglia con mio padre e i miei fratelli e rivivo ancora perché credo che la musica di quegli anni non tramonterà mai dal cantautorato impegnato degli anni settanta, che adoro, e a seguire il genere che hanno definito ‘più disimpegnato’ di un’epoca, gli anni ’80, che secondo me, è stato invece un decennio di grande innovazione ed ecletticità, sia con la nascita di nuovi generi, come il metal, il punk, sia con la ricerca di un maggiore legame o fusione tra rock e generi autonomi: la black music, disco e funk; l’affermazione del rap, oltre alla ‘invenzione’ della musica elettronica, la techno e house che esploderanno nella seconda metà degli anni ‘80. Insomma, un confrontarsi in cose nuove e diverse tra loro, che hanno più che bloccato fatto crescere”.
Cosa ripudi (se ripudi qualcosa) della musica dei giorni nostri?
“Nei giorni nostri la musica, purtroppo, sembra atrofizzata, manca, come nella società di oggi, il tentativo di reagire in altro modo: si cerca un solo stile, un unico modo di arrivare e se si vuole provare cose nuove o se si esce da quel tiro dicono che sei ‘poco radiofonico’.
Possiamo dire che tutti con l’aiutino tecnologico possono fare oggi musica?
“Tutti possono fare musica, certo, e la tecnologia lo permette, ma io punto ancora sul desiderio di unicità e soprattutto qualità. Non credo nella musica fai da te, ma nella forza della collaborazione”.
Quanto conta la scelta di un video con immagini che rispecchino il significato della propria musica?
“Il video è un modo bellissimo di rapportarsi a una società che vive di immagini, assolutamente credo sia essenziale che il videoclip musicale rispecchi, non solo il brano in sé, ma l’artista e la sua musica. Finalmente, nasce un modo per raccontarsi, esprimersi e arrivare al pubblico dando perimetro e spessore sia alle parole sia alla musica stessa, ma soprattutto la possibilità di avere un mondo attorno da mostrare”.
Hai vinto un premio prestigioso come quello di Mia Martini 2016 e il premio come miglior brano radiofonico. Certamente un onore, le emozioni provate alla proclamazione?
“Vincere un premio con un nome così importante è una grossa responsabilità. E’ stata un’emozione grande, non semplice da descrivere, una bella soddisfazione dopo tanto impegno, entusiasmo e motivazione. Mi sono ritrovata ad affrontare diverse selezioni anche radiofoniche durante l’estate scorsa e il 16 settembre a scoprire che il mio brano è stato il più votato sia dagli addetti ai lavori della radio del Premio RADIO MEDUA sia dal voto popolare che ascoltava e votava sul sito così da aggiudicarmi il Premio Speciale: ‘Miglior brano radiofonico’. Ovviamente, l’uscita del singolo, che avevo già previsto con la mia Etichetta (Rosso al Tramonto) il 30 settembre, partiva già con un premio importante che si è concretizzato poi la sera del 22 ottobre a Bagnara Calabra, paese dell’artista Mia Martini con la mia vittoria al Premio stesso. ‘Un istante di noi’, nato con semplicità senza pretese, non mi aspettavo nulla ed è arrivato tanto…Vorrei continuare ad essere così semplice e positiva”.
Selezioni di Sanremo nel 2005, un lontano ricordo. Ci riproverai mai?
“Nel 2005 volevo provare un percorso forse più grande di me e sono arrivata fino alle semifinali, sola, senza una produzione alle spalle e con un brano scritto da me e proprio per questo ne sono orgogliosa. Oggi vorrei riprovarci, ma non ho ancora trovato il coraggio e la motivazione giusta. Inizio con il mio arrivo quest’anno il 7 febbraio a Casa Sanremo Official sul prestigioso palco nella ‘Sala Mango’ http://www.casasanremo.it/evento/rosmy/ come vincitrice del Premio Mia Martini, e poi chissà…”
E’ cambiato qualcosa da quel momento nel tuo modo di pensare la musica?
“Dopo il mio primo percorso sanremese, sono rientrata, nonostante la mia ottima posizione in semifinale, un po’ demotivata da diverse situazioni, ma ero giovane ancora. Ho capito che dovevo continuare a studiare e approfondire, per cercare una mia personalità artistica e aspettare il momento opportuno per poter uscire con maggiore sicurezza e determinazione”.
Progetti futuri a medio o breve termine?
“Il 20 gennaio è uscito il mio nuovo singolo ‘Trema pure la città’, iniziando così il nuovo anno all’insegna della positività, aprendo idealmente le finestre chiuse di una stanza buia, per far entrare una nuova luce, una nuova speranza. In questo brano canto verità, ma soprattutto desiderio di amore, quell’amore che tornerà e vincerà. Il videoclip, evidenzia, seppur in un contesto di festa l’indifferenza silenziosa che la gente oggi ha dentro, che la allontana dalla realtà e che la rende egoista, immobile, incapace di reagire. Le persone sono come dei fantasmi invisibili, indifferenti o distratti, alzano gli occhi solo davanti a rumori o allarmi improvvisi esattamente come gli animali impauriti, nel tentativo di dare una scossa scateno una reazione che come vedrete romperà gli schemi… https://www.youtube.com/watch?v=dpVoJ-GTx9M. Io parto da qui questo nuovo anno e a breve tante news arriveranno. Continuate a seguirmi su tutti i social: https://www.facebook.com/Rosmy-200352766976140/ e www.rosmy.net







