«Ancora una volta la giunta Burlando-Paita-Montaldo ha dimostrato scarsa sensibilità nei confronti dei pazienti, specie quelli più fragili, come i malati oncologici.
Con una delibera di fine 2014 infatti la giunta ha posto un tetto massimo di 150 mila euro per la copertura delle prestazioni di adroterapia erogate dal Cnao, il centro nazionale di adroterapia oncologica di Pavia. Nella delibera si parla di un accesso previsto a tali trattamenti di circa 6 o 7 pazienti all’anno: e gli altri?». Così Matteo Rosso, consigliere regionale, vicepresidente della commissione Sanità, candidato capolista di Fratelli d’Italia per la circoscrizione di Genova e provincia, e il vicepresidente del consiglio comunale di Genova Stefano Balleari puntano il dito contro la decisione della giunta Burlando-Paita di porre un limite di spesa per l’accesso all’adroterapia, un’innovativa modalità di terapia eseguita al Cnao di Pavia.
«L’adroterapia – spiegano Rosso e Balleari – ha un elevato livello tecnologico che si avvale di fasci di protoni e di ioni carbonio. Con questa terapia è possibile colpire con maggiore precisione tumori circoscritti senza danneggiare i tessuti circostanti o sovrapposti e pertanto è molto utile per combattere quei tumori su cui la radioterapia convenzionale non dà vantaggi consistenti o per tumori vicini a organi a rischio. In particolare è indicata per i tumori al pancreas, che sono molto aggressivi e difficili da curare. Un ciclo di questa terapia ha un costo variabile dai 12 ai 24 mila euro: basta fare due conti e si comprende il numero esiguo dei potenziali pazienti liguri che potranno accedere all’adroterapia e i molti invece che ne verranno di conseguenza esclusi.
Mettere dei paletti così stretti per l’accesso a una terapia che potrebbe costituire l’unica speranza di vita per un malato oncologico è il segno che il paziente nell’attuale sistema sanitario regionale non è al primo posto. Pensiamo a ridurre gli sprechi e a efficientare la nostra sanità, ma mettendo sempre il paziente al centro, consentendo a tutti coloro che ne abbiano bisogno l’accesso a cure innovative senza che prevalga più la logica del “chi prima arriva meglio alloggia”. Il diritto alla cura non può essere visto come una lotteria o, peggio, una roulette russa».






