
Piedi dorati, visione di gioco sublime, un talento naturale al servizio del calcio ligure. Selvaggia Palombini, 29 anni, da sempre è considerata la numero uno del centrocampo. Un passato in serie A, qualche presenza in maglia azzurra, un autentica leader. Da quattro stagioni al Real Arenzano, dove non ha alcuna intenzione di muoversi.
“Ho iniziato a giocare a calcio sulle orme dei miei tre fratelli. Andavo sempre con loro nei ritiri, finché a 14 anni ho potuto giocare in una squadra femminile – confida Selvaggia -. Loro hanno smesso, io sono l’unica che ha continuato l’attività agonistica. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno sempre assecondata nelle scelte. La prima società è stata la Carrarese, poi sono stata quattro stagioni a Sarzana dove ho fatto il debutto in serie A e sono stata convocata nella nazionale under 18. Dopo questi trascorsi sono andata ad Agliana, sempre in A, ho disputato alcune stagioni nello Spezia in C e abbiamo raggiunto la promozione, due anni a Livorno e da 4 sono al Multedo ora Real Arenzano. Ho rifiutato quest’anno un paio di offerte per giocare nella massima divisione perché avrei dovuto abbandonare il posto di lavoro e non me lo posso permettere. C’era la possibilità di andare al Riviera di Romagna, dove avrei trovato delle ex compagne. Ma all’Arenzano sto bene, è impegnativo perché ci tengo a essere presente ad almeno due allenamenti settimanali perché non mi sembra giusto nei confronti delle compagne. Loro mi vengono incontro con le spese per la trasferta. Ogni volta che muovo la macchina per me è un costo, ma la dirigenza mi è sempre venuta incontro. Se non ti alleni con il resto delle ragazze non mi sento parte della squadra, sento il gruppo distante. Ora almeno nel viaggio mi fa compagnia Lisa Tonelli. E’ dura andare avanti e indietro, specie di inverno. Il calcio è la mia passione e lo faccio volentieri. Lavoro in uno studio come impiegata da sei anni e per fine anno, inizio 2013, conto di conseguire la laurea in giurisprudenza. Avevo promesso a mia mamma che avrei portato a termine gli studi. Ho spesso cambiato società quando mi venivano a mancare le motivazioni, quando sentivo la necessità di cambiare aria. La gioia di vestire la nazionale non è paragonabile a nulla. Sono una ragazza abbastanza umile e con i piedi ben saldi a terra. Avrei voluto indossare l’azzurro altre volte e mi potevo togliere qualche soddisfazione. Questo devo dire che è il rammarico maggiore. Esistono però delle gerarchie che sono difficili da cambiare. Continui solo se lo fai per professione, ma questo significa avere un’altra vita. Qualcuna in azzurro è stata anche mia compagna di squadra, ma faceva la riserva. Conta molto anche la spinta di qualche società . In alcune è maggiore in altre no. Ad esempio, se io giocassi a Firenze, sicuramente troverei spazio in azzurro. Ma ormai è andata e non ci penso più”.

Selvaggia, il segreto delle tue qualità è solo frutto dell’allenamento?
“No, è proprio un dono di natura che deve essere alla base. I piedi sono quelli, non serve allenarsi, ho la fortuna di essere una persona quadrata che fa vita regolare e non fuma – prosegue Selvaggia -. Altri non hanno i miei stessi piedi, ma si ritrovano altre qualità . Se devo trovarmi dei difetti, posso dire che non corro tanto e non ho la giusta grinta, quella che invidio a Paggini. In campo, come lei, ne vorrei dieci. So che è il mio difetto, me lo dico tante volte, ma in partita non mi riesce, anzi tendo a levare il piede, ma ammiro chi lo fa. Eppure non è che tiro indietro il piede perché ho subito qualche infortunio, eccetto un menisco. Ho il pregio di una grande visione di gioco, so sempre dove passare la palla. Non so quanto andrà avanti ancora. Non voglio arrivare a 35 anni e vedermi sfrecciare le ragazzine davanti. E poi molto dipenderà dal futuro dopo la laurea. Tutto ruota intorno al lavoro. Tornando al Real Arenzano, l’anno scorso bisogna dire tanto di cappello alla società per la proposta di inserire tante giovani, ragazzine che sanno giocare e che si sono dimostrate molto forti. La scorsa estate, all’inizio della preparazione, noi ‘anziane’ ci guardammo in faccia vedendo tutte queste ragazzine più vivaci, ma alla fine ci siamo dovute ricredere perché c’era tanta qualità . Il girone appena uscito sembra sulla carta abbastanza abbordabile, ma abbiamo cambiato qualcosa e siamo da verificare. Il match di Coppa contro la Matuziana non fa testo. Sono contenta della mia squadra e spero che vada bene. Il gruppo è rivoluzionato con l’arrivo di un portiere fortissimo come Picasso e di Tonelli nel ruolo di punta che può essere più incisiva. Da vedere la posizione di Merler che vorrebbe andare al Molassana, ma tocca alla società la decisione finale. E’ andata via anche Germani. Peccato non poter giocare domenica prossima in Coppa perché il Villacidro non verrà . Giocheremo un’amichevole perché abbiamo bisogno di migliorare l’affiatamento e non correre il rischio di presentarci per l’inizio del campionato senza aver provato certi meccanismi ora che abbiamo cambiato modulo. Volevo concludere facendo un sentito ringraziamento a tutte quelle persone che mi sono state vicine in questi tre lunghi anni difficili, la mia squadra in primis”.
foto Danilo Vigo








