
“Dalla Cina con furore”, (parafrasando un vecchio film), è pervenuta nel mondo una denominazione sconosciuta “Coronavirus” e con essa la paura e la caducità dell’eventuale contagio globale.
Come già argomentato, il contagio del virus è avvenuto dall’animale all’uomo, cominciato dalla città di Wuhan.
La grave crisi che debilita la nostra era con il sentimento universalizzato di paura della morte, sta coinvolgendo il mondo della ricerca per lo studio dell’importato virus, destando dispute per i presupposti di criticità di sviluppo e le attese per il nostro futuro. Il nome di Albert Camus è venuto fuori nel momento di questa emergenza e di contagio non per altro legato ad un classico della letteratura: “La peste”, che narra della condizione di una pestilenza, in versione allegorica, della vita universale. Leggendolo ci aiuta forse a comprendere questo nostro tempo.
In momenti problematici come questi, le paure più ataviche appaiono fatalmente sulla nostra coscienza: davanti alla morte, siamo impauriti, limitati e soli. In un momento in cui si percepisce sull’Europa l’aumentare dell’oscurità incombente del Coronavirus, il segno plastico della scultura di Francesco Guadagnuolo chiarisce la sua spendibilità odierna, mentre all’orizzonte appare un futuro sempre più apprensivo.
Come Guadagnuolo ha rappresentato la morte da Coronavirus.
L’opera di Guadagnuolo rappresenta una donna morta da Coronavirus, protetta da un velo, che aderendo lascia scorgere le fattezze del volto per svelare la sua accessibilità, nella misteriosa dolorosa visione. Il velo svela la morte nella sua silenziosa drammaticità, ella sembra volerci raccontare la sua vita: perché il valore della persona umana, di qualsiasi età essa sia, è sacra. Tanti sono per noi gli interrogativi quando la osserviamo: perché è stata infettata dal virus? Qual è la sua storia?
Colpisce, di questa donna, la morte subita, nonostante il vivo colorito del volto non ancora cadaverico. Guadagnuolo riesce a far vedere la natura umana in modo reale, il senso della carne dal passaggio della malattia alla morte, ma più in verità il senso transreale di tale passaggio. L’artista con questa installazione presenta un nuovo esistenzialismo transreale che lega spazio-tempo tra passato, presente e futuro. La segretezza della morte è davanti a noi e appare in tutta la nostra impotenza per non essere riuscita a salvarle la vita. Di questo nuovo virus che sta infettando il mondo, ci chiediamo chi ha la responsabilità? Chi risarcirà questi morti? Come ci si dovrebbe comportare davanti a tutto questo?
Tale ricercata struttura artistica del Guadagnuolo, configura: minaccia, sfida e modi nuovi di vivere. Infatti, quella dell’artista vuole essere un trascendimento sul piano dell’arte come anche politico che andrebbe indagato, con la sua configurazione è riuscito a imprimere all’opera scultorea la spiegazione per comprendere paura e responsabilità vivificata da un pensiero elevato.
Scrive lo storico Calogero Rotondo: “La constatazione della minaccia, della sfida e dei modi nuovi di vivere apparentemente sembrano solo riferimenti di negatività e scoraggiamento ma, di fatto, sono tutte mini fotografie di una pellicola che sta dando spunti di reazione positiva che attraverso il messaggio artistico tendono a essere istruttivi e pieni di senso di responsabilità”.
Ed è quest’arte che è in grado di varcare i confini del tempo-spazio per portarci nei misteri dello spirito dell’uomo e svelarne le cavità più sottintese, pur nella sua precarietà ed aleatorietà, sembra condurci a questa visione l’opera di Guadagnuolo.
Nell’immagine l’opera di Francesco Guadagnuolo – SILENZIO…MORTE…CORONAVIRUS







