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Sirti, in corteo a Milano 1.600 lavoratori

Piredda (Idv):

Maruska Piredda, consigliere regionale e responsabile Lavoro Welfare di Italia dei Valori per Liguria e Lombardia, ha partecipato questa mattina alla manifestazione nazionale organizzata a Milano dai lavoratori Sirti, l’azienda che opera nella telefonia, impianti e reti, con circa 4mila dipendenti in Italia, di cui 112 nelle sedi genovesi.

«La protesta nasce dall’annuncio da parte dell’azienda di circa mille esuberi a livello nazionale – spiega Piredda – Sirti, che non ha ancora presentato un piano industriale, ha dichiarato lo stato di crisi e di conseguenza fatto richiesta di cassa integrazione per i propri dipendenti. Nonostante ciò affida commesse a imprese in appalto e in subappalto. Mi sembra un controsenso che da un lato l’azienda tenga a casa i propri dipendenti, usufruendo della cassa integrazione a spese dello Stato, e dall’altro continui a svolgere le proprie attività avvalendosi di lavoratori di altre imprese a costi minori».

L’obiettivo della protesta di questa mattina (a cui hanno partecipato in circa 1.600 dipendenti da tutta Italia e una cinquantina dalla sola Genova) è la richiesta da parte dei lavoratori della riapertura del tavolo di trattativa e del contratto di solidarietà per tutti gli esuberi annunciati dalla dirigenza.

«Il nodo da sciogliere, e su cui come Italia dei Valori ci stiamo impegnando anche a livello nazionale – aggiunge Piredda – è che lo Stato introduca norme più stringenti in materia di appalti nelle Tlc, per contrastare il circolo vizioso del massimo ribasso che penalizza imprese appaltatrici e lavoratori. Inoltre, in attesa della definizione di un nuovo quadro normativo che regolamenti il settore delle telecomunicazioni, sarebbe auspicabile un maggiore controllo da parte degli enti preposti sulle aziende che dichiarano di essere in crisi e che poi, in realtà, continuano la propria attività avvalendosi di manodopera in outsorcing.

Un’ultima riflessione è necessaria sulla peculiarità del comparto delle Tlc in generale: per anni abbiamo assistito all’insediamento in Italia di colossi delle telecomunicazioni, che su concessione diretta dello Stato, sono diventati gestori delle nostre reti. Oggi le stesse multinazionali, ufficialmente per crisi, decidono di cedere rami d’azienda, esternalizzare, delocalizzare e subappaltare, senza che lo Stato muova un dito o faccia un’indagine approfondita in merito. Ricordo che questi operatori gestiscono dati sensibili per la sicurezza nazionale e che quindi dovrebbero essere soggetti a un monitoraggio costante rivolto in particolare alle aziende che operano per conto terzi».