«Ciò che sta accadendo all’Industria Meccanica Ligure di Borgonasco, a Casarza, purtroppo rischia di non fare notizia nella crisi produttiva italiana e in special modo ligure.
Ma la vicenda merita di essere raccontata, perché è veramente grave: da mesi i lavoratori non ricevono gli stipendi con regolarità, saltate intere mensilità, e abbiamo ragionevoli dubbi che non percepiranno neppure la tredicesima. Tutto questo accade senza che si comprenda quali soluzioni possa mettere in campo la famiglia Farina, proprietaria dell’azienda». Lo dichiara il capogruppo di Linea Condivisa Gianni Pastorino.
«Ci preoccupa che qualche esponente di spicco della politica regionale abbia criticato la decisione delle organizzazioni sindacali, che hanno indetto un’ora di sciopero questa mattina e oggi pomeriggio, più un picchetto nella giornata di domani. Iniziative che vanno nel senso di rendere pubblico lo stato di difficoltà dell’azienda, e soprattutto di convincere la proprietà ad agire per superare la crisi aziendale – sottolinea Pastorino -. Altrimenti si facciano da parte, a tutela del personale, per favorire l’acquisto dell’industria a soggetti più strutturati sul mercato. Anche la Regione può fare la sua parte attivando Filse. Sarebbe utile sapere se quanto richiesto mesi fa dai sindacati abbia avuto un riscontro per un intervento reale della finanziaria».
«Personalmente, credo sia necessario che la questione ottenga rilevanza pubblica. E sbaglia chi pensa che le attuali azioni di sciopero danneggino ulteriormente i proprietari. Purtroppo, sia nella mia precedente attività sindacale sia nel mio attuale mandato istituzionale, ho visto moltissime aziende nelle condizioni IML. Vertici aziendali che continuavano a chiedere fiducia ai dipendenti, rinunciando alle azioni sindacali, per poi magari sparire o dichiarare improvvisamente lo stato di crisi. Tutto a carico dei lavoratori – conclude Pastorino -. La politica deve impegnarsi per evitare queste situazioni incresciose: cerchiamo di affrontare il quadro assieme ai sindacati, vagliando una possibile via d’uscita alla crisi anche attraverso gli strumenti regionali».






