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Società partecipate, la proposta di Gioia e Repetto (UdC): “Una holding del Comune”

Alfonso Gioia, capogruppo UdC nel consiglio comunale di Genova, e il consigliere UdC Pietro Paolo Repetto hanno presentato oggi una mozione, respinta dalla maggioranza, sulla riduzione dei costi delle società partecipate dal Comune di Genova. «L’iniziativa – spiega Gioia – fa seguito ad alcuni ordini del giorno, presentati dal 2012 a oggi e approvati all’unanimità in consiglio, che impegnano la giunta ad attuare una riorganizzazione delle società partecipate in un’ottica di razionalizzazione dei costi, in seguito ai tagli governativi e alla spending review.

Purtroppo, le linee di indirizzo politico tracciate dal consiglio comunale sono rimaste, in due anni, lettera morta. Non abbiamo visto ancora un chiaro indirizzo politico della giunta Doria a procedere nella riorganizzazione della galassia delle partecipate del Comune azionista. Abbiamo assistito solo alla cessione di 3 farmacie comunali e al trasferimento di nove dipendenti. Una goccia nell’oceano se pensiamo al peso che oggi costiuiscono le partecipate comunali su Palazzo Tursi, un costo ormai divenuto insostenibile che rischia di portare al crack questa amministrazione.

Vorrei sottolineare la disparità tra i costi medi del personale del Comune e quello dei 5mila dipendenti delle partecipate: 37mila euro annui contro una media di quasi 42 mila». Nel particolare: 41.800 euro in Genova Parcheggi, 51.900 in Spim, 47mila in Amiu, 46mila in Aster, 56mila per Porto Antico spa fino ai “apperoni” di Sviluppo Genova con 65mila euro.

«Davanti a questi numeri – sottolinea Gioia – non ci sembra più rimandabile un’azione di forte riorganizzazione delle partecipate. Una scelta decisa e non i tentativi, davvero poco decisi e poco convincenti, di questa giunta che come unica scelta sul tema, in due anni, ha proposto la dismissione di Themis, la società di formazione, che pesa solo per lo 0,29% sul Comune di Genova.

La nostra proposta è la creazione di una holding comunale, che razionalizzi e qualifichi anche la gestione del personale, tagliando dannose sacche di inefficienza e di costi.

La holding forse non sarà la panacea a tutti i problemi di efficientamento economico, ma assicurerebbe una situazione di vantaggio attraverso un vero e proprio bilancio consolidato, con beneficio immediato anche sul versamento dell’Iva.

Potrebbe inoltre rappresentare un modello di organizzazione virtuosa perché consentirebbe la mobilità interna del personale da una società all’altra, valorizzando le professionalità e contribuendo al contenimento delle spese. Pensiamo agli effetti positivi di una fusione tra Amt, cronicamente in difficoltà, e Genova Parcheggi, che produce utili derivanti dal traffico privato.

Certo è che così come sono oggi strutturate le partecipate comunali non sono più sostenibili neppure in termini di qualità di servizio: secondo i dati Istat, Genova è al quarto posto in Italia per i prezzi dei servizi pubblici. Un dato, sottolineano gli analisti del settore, inversamente proporzionale alla qualità dei servizi con importanti ricadute negative anche sulla performance economica delle piccole imprese locali. Riorganizzare le partecipate comunali significherebbe anche far crescere la qualità delle nostre aziende e aumentare i servizi alle famiglie».