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S.O.S. LUDOPATIA

C’è una nuova epidemia in giro, si chiama gioco d’azzardo. È una malattia abbastanza infettiva, che comunemente colpisce le persone fragili, con una psicologia debole, insicura e vulnerabile. Ma attualmente ha allargato i confini raggiungendo altre tipologie di friabilità: se i deboli sono le prime, i poveri sono le sue seconde vittime.

La “ludopatia”, così si chiama scientificamente la dipendenza da gioco d’azzardo, ha assunto recentemente dimensioni planetarie; laddove i giovani sono più psicologicamente fragili e gli anziani sono più economicamente poveri, il sogno di una vincita di quelle buone ha contagiato categorie e fasce d’età a distanze abissali tra loro ma unite nel comune sogno che “Signora Fortuna venga a farmi visita”.
I giovani demoralizzati, che non hanno nemmeno più la voglia di cercare un lavoro, che hanno perso il piacere di sognarsi un futuro, ed i vecchi, che la poca pensione non basta mai per giungere a fine mese, si avvicinano all’azzardo, pompati da sirene mediatiche che ci intasano le orecchie di falsità e bugie. Non c’è ogni giorno spot pubblicitario che non prometta fortune da nababbi per tutti; quello però che lo spot non dice è che per uno che ogni tanto vince, una marea sono le persone che non vincono mai.
D’altra parte, sia le vincite facili che promette la pubblicità, sia le slot machine e derivati, che ti gonfiano la testa di facili vittorie, sono situazioni abilmente tarate per far vincere sempre il banco: non c’è infatti un solo gioco d’azzardo che alla fine non porti ricchezza nelle tasche dei gestori. Un negozio di cartoleria ha messo una slot machine che da sola gli porta adesso tremila euro puliti al mese!
Se queste cifre sono esatte (e non vedo motivo perchè non lo siano), pensiamo a quelle reti di minicasinò, costituite sempre da organizzazioni malavitose (che oltre al guadagno enorme hanno l’opportunità di riciclare denaro sporco alla luce del giorno) quanto denaro riescono a pilotare verso rami “economici” secchi, vale a dire verso attività che non danno uno stimolo alla ripresa di un Paese, tantomeno pagano le tasse su tutto quel popò di soldi che guadagnano.
E non si creda che, nella nostra Liguria, sia solo la ricca costa a pagare: ormai l’eldorado fittizio del denaro facile ha messo le radici ovunque, lo dimostrano i gruppi di volontariato che sono nati e stanno tuttora nascendo anche nei luoghi più impervi dell’entroterra: ormai l’epidemia ha raggiunto tutti: giovani e vecchi, uomini e donne, italiani e no, costieri ed entroterrani.