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STAGE DI KRAV MAGA

“Donne che vogliono sentirsi più forti”

di Luisa Ruggio
(Il Paese Nuovo, 7 marzo 2012)

Le leccesi, lo dico per chi non è salentino, non sono solo ballerine di pizzica o cantanti dalle vocali aperte, né aspiranti concorrenti del Grande Fratello o scalatrici di classifiche, né vincitrici di sondaggi, primedonne procaci, eroine della politica o mogli di uomini che contano. Certo, l’elenco generico di cui sopra, di norma riempie le colonne dei giornali, è una delle tante carni a cuocere che si lasciano infilzare facilmente dagli spiedini degli articoli usa e getta. Ma in compenso, lontano dalle righe, c’è un sacco di altra roba. Ad esempio, da qualche tempo, a Lecce, ci sono delle donne che si incontrano ogni settimana per frequentare un corso di difesa personale. Non chiamatele Nikita. Il corso lo tiene un’israeliana. E non è una metafora. E’ la storia di Mirav Tarkka, insegnante di Krav Maga (una disciplina nata in ambito militare con l’intento di preparare un esercito a difendersi nell’immediato) che è cresciuta in un luogo del mondo in cui una bambina di otto anni impara presto a proteggersi. Secondo Mirav, le donne che frequentano il suo corso, nel capoluogo salentino, non vogliono imparare a difendersi ma a sentirsi più forti. Che non è una forma di retorica a posteriori degli anni in cui le donne venivano educate, anche a queste latitudini, a mettersi da parte, essere gli angeli della casa, non stare tra i piedi nella monarchia maschile. Non è nemmeno una rivoluzione in scala ridotta del sesso debole, quel genere di cosa che fa tremare gli alberi di mimosa durante la vigilia dell’8 marzo, quando molte donne sono un altro branco. Mirav, infatti, lo racconta come uno stile di vita, un modo di pensare per tirarsi fuori da un dato che racconta storie di violenza e aggressioni, per strada, tra le mura domestiche, sui luoghi di lavoro. Storie così riempiono ogni giorno le cronache e non da oggi, io non so cosa capisca davvero il lettore medio leggendo le percentuali, probabilmente quello che può capirne leggendo una paginetta di Storia sul Medioevo da un libro di studio qualunque. Non ne sa quasi nulla, il lettore, di vittime e carnefici e di quelli che si identificano con gli uni piuttosto che con gli altri. Mirav, lo sa. Ci sono bambine che cominciano a studiare danza classica molto presto, altre che prendono lezioni di pianoforte, oppure prendono ripetizioni di matematica, le infanzie sono varie. Ma a Israele, come racconta Mirav, le infanzie hanno una cosa in comune: la didattica della difesa personale. Perciò, questa donna che parla con un accento che tradisce una dolcezza in contrasto con tanta forza, si stupisce scoprendo che in Italia, dove ha scelto di restare per amore, regni ancora un’incultura profonda in tal senso. “Sapersi difendere, – spiega Mirav – è un modo per dialogare con il proprio corpo, recuperando i gesti istintivi che conosciamo sin dall’infanzia e che un poco alla volta dimentichiamo. Io credo nell’arte di combattere senza combattere. Sono una psicologa criminologa, studiando si scopre che gli aggressori non cercano mai il combattimento. Io insegno ai miei allievi ad evitare il conflitto”. Ma se credete che Mirav sia una specie di Jack La Motta, siete su un altro binario, non è un pugile, non è un picchiatore e anzi non nega che il più delle volte difendersi è anche scappare. A questa affermazione si devono due cose. La prima è un colpo di cassino sulla tendenza a considerare vigliacchi quelli che se la danno a gambe, siano essi ragazzini inseguiti dai bulli dopo la scuola oppure donne che fanno le valigie prima che torni il marito violento. La seconda è uno squarcio nell’epopea dei tori scatenati. Difendersi è proprio un’altra cosa. Una cosa che non parte dai muscoli, ma dall’istinto. Lo dice una per cui, negli anni israeliani, la lotta di strada era il pane quotidiano, una che a 18 anni ha svolto il servizio militare ed è diventata insegnante di difesa personale dell’esercito israeliano. Mirav è laureata in Psicologia e Criminologia, sembra uscita da un film, o forse da un romanzo di Murakami. Sa benissimo che anche Lecce non è considerata più la cittadina tranquilla di una volta, lei è rimasta nel Salento dopo una visita alla sede brindisina dell’Onu dove lavora suo padre, ha imparato a conoscere questa realtà e qui dice di aver trovato una forma di pace, lontano dallo stress continuo di una terra sempre in conflitto. Le sue allieve leccesi non sono tante, appena dieci, ma di loro ha voglia di raccontare: “Queste donne hanno qualcosa di speciale, non sono solo persone che frequentano un corso settimanale, hanno raggiunto una forma di lucidità, non vogliono perdersi di vista, non azzerano il contatto col proprio corpo, il proprio istinto e non vogliono sentirsi vittime, rifiutano questo ruolo e l’atteggiamento che ne deriva, si stanno sbarazzando di secoli di incultura e imparano a camminare con la schiena dritta, a non sentirsi bersagli facili quando sono per strada o in una situazione di potenziale pericolo”. Non a caso, le lezioni di Mirav prendono in esame anche la psicologia criminale, anzi, forse questo è uno degli aspetti determinanti del suo corso di difesa personale. “Quello che stimola l’aggressore, – spiega Mirav – è proprio il panico. Il Krav Maga entra in funzione quando la via di fuga è impossibile, quando non si hanno margini di scelta. Ma prima di imparare a difendersi, bisogna conoscere i propri limiti”. Sembra filosofia elementare, a modo suo lo è. Volendo deviare un po’ il discorso, viene da pensare anche alle cose immateriali, la nostalgia per esempio, una forma di aggressione che ognuno impara a riconoscere nel suo ring segreto. E Mirav, che non è diventata una donna cinica solo perché ha creduto nella propria forza, non ha perso il gusto delle proprie emozioni. Lei nel Salento, dove insegna difesa personale alle donne, a sua volta ha dovuto imparare a difendersi dalla nostalgia. La nostalgia di casa sua, in Israele.

Mirav Tarkka – Presentazione.

Sono nata in Israele nel 1981 da padre finlandese e madre israeliana. Da piccola ho viaggiato in tutto il mondo, entrando così in contatto con molti diversi tipi di gente, culture e punti di vista. Vivendo in Israele, la politica, la religione, la perdita e il dolore sono state tutte parti inscindibili della mia vita, così come l’amore e la devozione nei confronti del mio paese, la gratitudine nei confronti della vita e la voglia di vivere.
Avevo 8 anni quando mi è stato insegnato il mio primo corso di Krav Maga – come tutti i bambini in Israele. Avevo 17 anni quando ho iniziato il corso di preparazione per il militare e un anno dopo ero nell’esercito. Per 19 mesi sono stata sergente e istruttrice di Krav Maga. Nell’esercito ho avuto l’enorme fortuna di imparare da grandi istruttori e di vivere il Krav Maga “sul campo”. Per stare in forma e “pronta al combattimento” mi sono allenata anche con il Muay Thai (boxe tailandese): è proprio il Muay Thai che ha ispirato le mie lezioni di “Explosive Power”, nelle quali si arriva a capire il livello di allenamento di cui si ha bisogno per agire in modo energico e immediato in una situazione di pericolo.

Dopo il servizio militare, mi sono iscritta all’università e ho conseguito la laurea in Psicologia e Criminologia, affascinata e desiderosa di capire “la mente di un criminale”. Successivamente ho completato gli studi di educazione fisica presso il Wingate Institute (Natania , Israele) e ho iniziato la mia vita “da civile”.

Sfortunatamente, non è durata a lungo. Nel 2006 Israele si è trovato ad affrontare la seconda guerra contro il Libano. La mia vita è stata congelata sotto tutti i punti di vista. La mia città, Nahariya, è stata bombardata incessantemente e così siamo stati costretti a vivere in un bunker sotterraneo per tutta la durata della guerra. Ho promesso a me stessa che se fossi sopravvissuta alla guerra, non avrei più rimandato le cose che avevo intenzione di fare. Ti rendi conto che la vita può finire da un minuto all’altro e che le cose che credi che non siano così importanti diventano le più importanti. Vivere la vita, per me, vuol dire vivere con passione, lavorare con passione, realizzare i proprio sogni, vivere il presente, tenersi strette le persone che ami, ma anche fare quelle piccole cose “stupide” o “ovvie” che non si ha mai il tempo di fare: giocare col proprio gatto, guardare il cielo, fare una passeggiata immersi nella natura… (avete capito, vero…?  )

E così, un po’ di tempo dopo, nel dicembre 2007 ho seguito il mio cuore e mi sono trasferita nel sud Italia. Un posto bellissimo e tranquillo dove potermi rilassare e concentrare sui miei sogni.

All’inizio mi sono dovuta confrontare con le diversità culturali, sociali e di comunicazione. Ci sono voluti un po’ di tempo e di sforzo per riuscire a superare queste difficoltà e iniziare a insegnare la mia disciplina e i miei metodi, soprattutto in una zona in cui c’erano già molti istruttori di difesa personale e di Krav Maga che parlavano meglio l’italiano e che avevano più conoscenze ed esperienza di me sul territorio italiano.

Superare tutte queste difficoltà non è stato affatto facile, ma sono stata abbastanza fortunata da incontrare persone grandiose e studenti grandiosi che sono venuti alle mie lezioni per imparare da me e dalla mia esperienza. Oggi tengo i miei corsi e i miei seminari di Krav Maga in tutta Italia.

Il viaggio, come sempre, è senza fine. Continuo a imparare ogni giorno e ho molto da dare. Durante i miei corsi, insegno a difendersi e a salvare la propria vita, l’allenamento è duro e difficile, ma cerco sempre di divertirmi e di creare un gruppo in cui sentirsi come in una grande famiglia, trasmettendo l’amore e la passione per Israele, per il Krav Maga e, soprattutto, per i miei allievi. Se date uno sguardo alle loro foto, noterete che hanno tutti un grande sorriso sulla faccia. Siete tutti invitati a condividere con noi la nostra passione del Krav Maga!

MIRAV TARKKA. Profilo.

Mirav Tarkka è nata in Israele nel 1981 da padre finlandese e madre israeliana.
Laureata in Psicologia e Criminologia presso l’università di Bar Ilan (Israele) nonché in scienze motorie presso il Wingate Institute (Natania – Israele), ha iniziato a praticare il Krav Maga ad 8 anni e a 17 anni ha iniziato la preparazione militare per poi entrare nell’esercito come sergente istruttore di difesa personale.
Qui ha affinato le proprie tecniche, imparando da grandi istruttori e mettendo in pratica il Krav Maga anche su campi di battaglia e azioni militari.
Ha inoltre appreso le tecniche del Muay Thai (boxe tailandese) e da queste ha ideato le lezioni di “Explosive Power”, con cui si raggiunge un livello di preparazione atletica idoneo per agire in modo energico ed immediato in una situazione di pericolo.
Trasferitasi in Italia nel 2007 ha fondato l’associazione DEFENSE KRAV MAGA portando le sue conoscenze e la sua esperienza nel nostro Paese ed affiancando un’adeguata preparazione psicologica alle tecniche di combattimento e difesa personale.
Si distingue per la sua preparazione fondata sul “vero” Krav Maga, quello in vigore nelle forze armate israeliane e non contaminato dalle varie arti marziali di origini orientali che sono in voga in tutto il mondo.
Specializzata in addestramento al combattimento bellico corpo a corpo, ha ideato programmi ad hoc per la difesa della donna già in uso per le donne soldato nell’esercito israeliano.
Continua oggi, con passione e dedizione, ad ideare nuovi programmi formativi ispirandosi alle più svariate attività sportive, per diversificare i suoi allenamenti e rendere la disciplina del krav maga fruibile ad un pubblico sempre più ampio.
Perché difendere se stessi è difendere la vita.