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SVASATO IL LAGO DI MALANOTTE

Eccoci arrivati anche quest’anno allo svaso totale di Malanotte, il laghetto artificiale sulle alture di Borzonasca gestito a Riserva
Turistica dalla FIPSAS, frequentato da pescatori di tutte le età e in tutte le stagioni compreso le fredde giornate invernali, perché appunto, resta aperto alla pesca tutto l’anno, anche nei mesi da ottobre a febbraio, quando le acque pregiate osservano la chiusura per riproduzione della trota fario.

Tirreno Power, utilizza l’invaso per
sfruttamento idroelettrico, ma le ridotte
dimensioni impongono un controllo
annuale delle opere di presa e lo
sfangamento, da qui occorre lo svaso
totale e la fuoriuscita del popolamento
ittico del lago, che in piccola parte
soccombe tra i miasmi del fango mentre
altro, grazie all’opera dei volontari FIMA
e guardie FIPSAS, viene recuperato e
trasferito nel corso principale del
torrente Sturla.
Come dimostrato in questi anni, la
macchina organizzatrice dei volontari FIMA/FIPSAS, ha maturato molta esperienza e l’intervento
ogni volta si risolve positivamente per i pesci, velocemente recuperati con l’ausilio di guadini,
prontamente trasferiti in conche con acqua pulita, e poi a fine svaso trasferiti tramite gerle nel
camion cisterna e per finire ri-immessi nel torrente.
Il piccolo invaso in poco più di due ore si svuota, ma l’intervento di recupero si concentra in meno
di mezz’ora, infatti terminato l’afflusso di svaso, le acque del torrente sotto diga si ritirano,
lasciando in secca il pesce, che per salvarsi e poter respirare si era portato ai bordi della corrente.
Qui interviene l’importate opera dei volontari,
che devono agire velocemente e ben coordinati
per raggiungere in tempo il pesce, prima che
soccomba. Sono trote e vaironi i pesci salvati in
quantità, ed in tutte le taglie, dai piccoli ciprinidi
di 6 e 12 cm, sino a salmonidi da 15 a oltre 35 cm.
Potrebbe essere più semplice far defluire il tutto a
valle, mettendo in conto qualche centinaio di
perdite, ma l’ecosistema ne subirebbe un danno
irreparabile, considerato il fatto, ad esempio, che
i vaironi (famiglia leuciscus souffia muticellus)
sono specie naturale autoctona di ciprinidi
meritevoli di particolare tutela e protetti da
normative europee, per cui molto più importanti
della trota fario (salmo trutta) che invece può
essere immessa tramite mirati ripopolamenti di
novellame.
Ma in uno svaso non vanno a rischio solo i pesci
che vivono nel lago, ma pure quanto vive nel
torrente sotto diga, compreso l’ecosistema, gli
insetti e qualsiasi essere vivente si trovi in quel
momento in alveo e per centinaia di metri a valle.
Uno svaso comporta un rilascio calibrato da
poche centinaia di litri al secondo sino a migliaia
di litri, di acqua sporca/torbida (quando va bene)
o fango liquido simile a colate di cemento, che
copre ed uccide tutto ciò che incontra.
Per tale motivo la Regione prevede dei
ripopolamenti per risarcimento danni, che
possono prevedersi in quintali di salmonidi adulti,
o novellame, da immettersi nei tratti a monte e a
valle dell’invaso. Per cui, come potrete capire
gestire uno svaso comporta non solo lavoro
manuale e di coordinamento ma pure
collaborazione gestionale tra ente pubblico e
soggetti proprietari dei diritti idroelettrici.
Quello che posso dire, vista la mia esperienza e
conoscendo i disastri perpetuati in altre regioni
con gli svasi, dobbiamo essere sufficientemente soddisfatti di quanto succede in provincia di
Genova e della concreta collaborazione/fiducia instauratasi tra Tirreno Power e FIMA/FIPSAS,
dimostrabile con i fatti concreti realizzati in questi decenni passati.
Umberto Righi