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Teatro Cavour di Imperia: l’operetta “Al Cavallino Bianco” in scena il 27 marzo

Teatro Cavour di Imperia
Al Cavallino Bianco

IMPERIA – L’allegria dell’operetta al Teatro Cavour Imperia. Venerdì 27 marzo 2026, alle ore 21 va in scena “Al Cavallino Bianco”, la celeberrima creazione in due atti di Ralph Bénatzky, definita “un abbonamento per la felicità” in una recensione del 1930 apparsa sul “Berliner Tageblatt”. È proposta in una produzione della Compagnia Teatro Musica Novecento, con attori cantanti, il corpo di ballo “Novecento”, l’Orchestra “Cantieri d’arte” diretta da Stefano Giaroli, le coreografie di Salvatore Loritto e la regia di Alessandro Brachetti. Ne sono interpreti Antonio Colamorea (Leopoldo), Scilla Cristiano (Gioseffa), Alessandro Brachetti (Sigismondo Cogoli), Silvia Felisetti (Claretta Hinzelmann), Domenico Menini (Piergiorgio Bellati), Elena Rapita (Ottilia Bottazzi), Fulvio Massa (Petronio Bottazzi) e Francesco Mei (Prof. Hinzelmann). Prosegue così la Stagione 25/26 con la direzione artistica di Sergio Maifredi. Biglietti: primo settore 45 euro intero e 40 ridotto; secondo settore 40 euro intero, 35 euro ridotto; galleria 35 euro intero, 30 euro ridotto; ridotto bambini fino a 13 anni 15 euro. La biglietteria del teatro in via Felice Cascione 35, è aperta dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12, il mercoledì anche alle 17.30 alle 20, telefono 0183 1940197, mail [email protected]. Inoltre il bar e la biglietteria sono aperti un’ora prima degli spettacoli.

“Al Cavallino Bianco” è considerata l’operetta più nota dopo la “La Vedova Allegra”. Come tutti i grandi successi teatrali, anche quello de “Al Cavallino Bianco” ha la sua piccola storia, legata in gran parte alla curiosa singolarità che la sua musica, pur firmata per convenzione da Ralph Benatzky, in realtà è dovuta a ben cinque compositori. Ed è questa particolarità che la rende così fresca, varia e gioiosa. Le cose sono andate così. Intorno al 1930 stava suscitando ondate di ilarità sulle scene tedesche una spiritosa commedia nella quale si faceva un’allegra satira delle villeggiature presso i laghi d’alta montagna. Fu la schietta comicità della vicenda che suggerì a due esperti uomini di teatro berlinesi, Erich Charell e Hans Müller, di trarre spunto per una spassosa commedia musicale: una operetta-rivista, insomma l’anello di congiunzione fra operetta e musical.

“Al Cavallino Bianco” è un famoso hotel di una ridente località presso il lago di San Wolfango, nella regione austriaca del Salzkammergut. Leopoldo, primo cameriere dell’hotel, ama, non riamato, la bella proprietaria Gioseffa. Lei è invece affascinata da un cliente italiano, l’avvocato Giorgio Bellati che, a sua volta, è innamorato di Ottilia, figlia del ricco industriale bolognese Petronio Bottazzi. Ottilia e Zanetto sono in vacanza nel Salzkammergut anche perché il padre vuole distrarsi dai problemi che gli provoca una causa pendente con un certo Cogoli, industriale di Ferrara. Gioseffa, esasperata dalla corte di Leopoldo, lo licenzia. Nel frattempo, Cogoli manda al “Cavallino” suo figlio Sigismondo con la speranza che egli seduca Ottilia, in modo da porre fine alla vertenza con Bottazzi; Sigismondo invece confonde Ottilia con un’altra ospite, Claretta, una ragazza poverissima con buffi difetti di pronuncia, figlia del Professor Hinzelmann, improbabile scienziato. Leopoldo, seppur licenziato, non demorde e fa in modo che l’arciduca, giunto proprio in quei giorni per una visita diplomatica, sosti per una notte al “Cavallino”. Gioseffa, per ringraziamento, lo riassume. Gioseffa, parlando con l’arciduca, realizza quali profondi sentimenti la leghino in realtà al bistrattato Leopoldo. Tre matrimoni chiudono così la storia: Ottilia e Bellati, Sigismondo e Claretta e Gioseffa e Leopoldo, che diventa così il “padrone” del “Cavallino Bianco”.