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Tigre uccide abitante di un villaggio in Malesia

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Considerata seriamente a rischio di estinzione a causa della riduzione del suo habitat e della caccia di frodo, una tigre, venerdì 7 gennaio, ha attaccato e ucciso un uomo vicino alla città di Gua Musang, nello stato del Kelantan, nel nord della Malesia. Dopo l’aggressione dell’uomo di 59 anni, la tigre ha inseguito altri abitanti del villaggio che le hanno ferito il volto con le lance. Poche ore dopo, i ranger sono venuti in loro aiuto e hanno sparato all’animale di 120 chili per legittima difesa. Il capo dell’agenzia per la conservazione della natura nel Kelantan, Mohamed Hafid Rohani, ha detto alle agenzie di stampa che si rammarica profondamente per l’uccisione, poiché “le tigri in Malesia sono in pericolo di estinzione”. Dell’animale che dominava la giungla raccontata da Salgari, infatti, non ne rimangono che 200 esemplari. La tigre della Malesia è nella Lista Rossa della World Conservation Union (IUCN). Secondo le stime dell’organizzazione per la protezione ambientale WWF Malaysia, sono rimasti solo circa 200 esemplari allo stato brado. Negli anni ’50 c’erano circa 3.000 di queste tigri in Malesia, che sono l’animale araldico del paese del sud-est asiatico. Un numero talmente esiguo che vede governo e Ong, come il WWF seriamente impegnati per la protezione di una popolazione di animali che continua a ridursi. Simbolo di un mondo (e di una giungla) che non c’è più, la tigre della Malesia, oggi, si trova inconsapevolmente a combattere un’altra battaglia. Quella per il suo regno perduto. Per la sua casa. E stavolta, la battaglia si preannuncia tutt’altro che facile. Il nemico è subdolo, sconosciuto, impensabile, soprattutto per un carnivoro come lei. Si chiama Durian. E non è il nome di un guerriero nè di un predatore arrivato chissà da dove, portato da chissà chi. E’ un frutto. E pure maleodorante. L’olezzo che emana una volta aperto, dice chi ha avuto il coraggio di assaggiarlo, è assai poco invitante. Eppure, quel piccolo frutto puzzolente, sta mettendo a repentaglio la vita della tigre di Mompracem. Le foreste malesi, infatti, sono l’habitat delle ultime tigri della Malesia rimaste e, nella regione di Raub, l’uomo ha iniziato a bruciare per fare posto alle piantagioni di Durian. La prassi è la medesima utilizzata per favorire la coltivazione di olio di palma. Si accende la foresta, la si rade al suolo ed il gioco è fatto. Poco importa se, in quella foresta, vivono animali come oranghi, rinoceronti, tigri e chissà cos’altro. Le nuove piantagioni, quelle allineate così perfettamente che si vedono anche dai satelliti, rendono bene. Una montagna di soldi che, oggi, fa decidere al governo Perbadanan Setiausaha Kerajaan di “liberare” milleduecentotredici ettari di foresta nella zona di Hulu Sempan a favore del Durian. Centinaia di ettari di foresta che vanno in fumo e la tigre che rischia di finire arrosto. Tutto per un frutto che puzza? E poi, a chi lo vendi? Domande inutili. La richiesta di Durian dalla Cina, è cresciuta in maniera esponenziale. Tanto che, alcuni agricoltori malesi, hanno preferito questo frutto alla palma. L’allarme arriva dal WWF Malaysia: “Sandokan, non abita più qui”. Tuttavia gli attacchi di tigri agli esseri umani sono rari e si verificano principalmente nelle regioni in cui gli umani penetrano nell’habitat animale. La deforestazione selvaggia negli anni ha modificato l’equilibrio biologico dei predatori e non solo e ne ha alterato il comportamento, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. Le tigri, attaccano spesso l’uomo, specialmente quegli che vivono ai margini della foresta o dei Parchi Nazionali. Compreso l’incidente di venerdì.

 

www.sportellodeidiritti.org

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