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UN CARUGGIO ED UNA BOTTEGA

UN CARUGGIO ED UNA BOTTEGA

UN CARUGGIO ED UNA BOTTEGA

“In molti e molto spesso diciamo che Genova è “provinciale”. In effetti sotto diversi aspetti è innegabile che qui domini un certo tipo di mentalità e di abitudini: il genovese non si trova a proprio agio in una dimensione metropolitana, ma è altrettanto innegabile che per contro qui è più facile (o meno difficile) incontrarsi rispetto ad altre grandi città.

Dentro a quel gran paese che è Genova, ce n’è un altro che, seppur racchiuso nel primo è pur sempre il più vasto d’Europa: il centro storico. Dalla sua frequentazione sporadica in anni giovanili a quella quotidiana da diverso tempo e a tutt’oggi, sono nate e cresciute sensazioni, emozioni, conoscenze.
Chi frequenta e vive la città vecchia impara a riconoscere, a isolare, a “distillare” percezioni nette e decise, prive di sfumature e di mezzi toni, gli odori, i sapori, i suoni, i colori e le sensazioni “a pelle” che qui si avvertono più che da altre parti.
Un carruggio e una bottega parla proprio di questo paese dentro al paese, ma di come era fino a qualche tempo fa, con la sua umanità variegata e pragmatica, che lentamente, ma inesorabilmente ha lasciato il posto ad un’altra umanità, senz’altro ancor più variegata, ma che ha perso ed ha fatto perdere alla città vecchia la personalità unica e inimitabile che aveva una volta.
Non c’è rimpianto su ciò che era allora, non c’è nostalgia, ma c’è il desiderio, questo sì, di raccontare com’erano quei carruggi, perché se rimpiangere può essere tempo perso, non dimenticare può a volte servire a meglio capire, ad amare.
Bighellonando attraverso queste pagine, ci si imbatte in personaggi ed eventi storici, ma anche anonimi, il mugugno e l’ironia possono intrecciarsi con il dramma, la verità storica con l’immaginazione, la realtà con il sogno. 
Qualcheduno parla in prima persona, altri parlano di qualcuno o di qualcosa e a volte sono proprio le cose, i vicoli e gli animali ad avere voce, la voce di chi ne ha viste e ne ha vissute tante. E mi è piaciuto immaginare che abbia voluto raccontarmene qualcuna.”
Venerdì 7 febbraio alle 17,30 presso la Stanza della Poesia in piazza Matteotti 78 r. sarà presentato il libro: “Un carruggio e una bottega” – Storie della città vecchia- di Ivaldo Castellani per le edizioni Habanero-ERGA. 
Ivaldo Castellani è direttore artistico del teatro Rina e Gilberto Govi di Genova Bolzaneto. Autore di teatro, attore e regista.
“Un carruggio e una bottega” è un percorso attraverso fatti, luoghi e personaggi della storia e della quotidianità della città vecchia. Si è soliti dire che Genova è “provinciale” e in effetti sotto diversi aspetti è innegabile che qui domini un certo tipo di mentalità e di abitudini: il genovese non si trova a proprio agio in una dimensione metropolitana, ma è altrettanto innegabile che per contro qui è più facile (o meno difficile) incontrarsi rispetto ad altre grandi città.
Dentro a quel gran paese che è Genova, ce n’è un altro che, seppur racchiuso nel primo è pur sempre il più vasto d’Europa: il centro storico.
“Un carruggio e una bottega” parla proprio di questo paese dentro al paese, ma di come era fino a qualche tempo fa, con la sua umanità variegata e pragmatica, che lentamente, ma inesorabilmente ha lasciato il posto ad un’altra umanità, senz’altro ancor più variegata, ma che ha perso ed ha fatto perdere alla città vecchia la personalità unica e inimitabile che aveva una volta.
Non c’è rimpianto su ciò che era allora, non c’è nostalgia, ma solo il desiderio di raccontare com’erano quei carruggi, perché se rimpiangere può essere tempo perso, non dimenticare può a volte servire a meglio capire, ad amare.
Alla presentazione interverrà il giornalista e scrittore Sandro Sansò. 
Ivaldo Castellani nasce a Chiavari (GE) il 14 aprile 1952. Ottenuto il diploma di maturità classica, ha frequentato agli inizi degli anni ‘70 la scuola del Teatro Stabile di Genova e in teatro ha fatto e fa un po’ di tutto: dall’attore (ebbe anche il privilegio di esibirsi all’ombra del grande Vittorio Gassman), al regista, all’autore, al direttore artistico (del teatro Rina e Gilberto Govi dal 2007).
Autore di prosa e teatro leggero, ha scritto per la Regione Liguria tre testi per un progetto di recupero dei detenuti e ha firmato alcune edizioni della Rivista Goliardica M. Baistrocchi. Nel 1998 ha ottenuto un premio al concorso nazionale di scrittura teatrale organizzato dall’Università di Siena,dal Comune di Arezzo e dalla Regione Toscana. Nel 2013 è risultato vincitore assoluto del Premio Letterario Nazionale “Parole in scena” per autori teatrali. Ha al suo attivo alcune partecipazioni a programmi radiofonici di emittenti locali e la realizzazione di testi per emittenti nazionali.
Proprio la dimestichezza con la scrittura, unita alla sua insaziabile curiosità e al grande amore per Genova lo ha portato a trasformare in un libro quello che nacque come un’idea di testo teatrale, e questo “imprinting” riemerge di quando in quando nella creazione di dialoghi e situazioni che esulano dai consueti canoni della narrativa, ma che rappresentano interessanti e stimolanti “variazioni sul tema”.
Nella stagione 2014-2015 “Un caruggio e una bottega” approderà in teatro con le musiche appositamente scritte da Ettore Vigo, co-fondatore dei Delirium insieme ad Ivano Fossati.
La conoscenza e la frequentazione con personaggi del mondo dello spettacolo e segnatamente della musica genovese fra cui vanno citati Umberto Bindi, uno dei fondatori delle cosiddetta “scuola genovese”, Mario Arcari, polistrumentista in concerti di Fabrizio De André e nella realizzazione di vari album (Storia di un impiegato, Anime salve, Le nuvole), Lorenza Bozano, amica d’infanzia di Faber più volte citata nelle sue biografie, hanno permesso di approfondire alcuni aspetti, sconosciuti ai più, della personalità del grande poeta e cantautore, al quale sono dedicate diverse pagine del libro, pur senza citarlo esplicitamente, pagine nelle quali lo si immagina come un amico di gioventù con cui si sono condivisi sogni ed esperienze.
Ivaldo Castellani