Il Panathlon International da circa un anno porta avanti questa vera e propria battaglia per uno sport “pulito”; ora i responsabili sentono il dovere di potenziare la campagna contro il doping, rilanciando i punti base e proponendo nuove iniziative.
Negli ultimi anni, nonostante controlli sempre più capillari, purtroppo il doping nel mondo dello sport ha assunto proporzioni da… allarme rosso, appunto per la frequenza dei casi riscontrati e per la gravità dell’uso di sostanze sempre più sofisticate e dannose per l’organismo.
Il Panathlon International, che ha nel suo DNA il rifiuto e la lotta aperta a questa vera e propria piaga dello sport, a tutti i livelli, ha deciso di incrementare la già capillare campagna di sensibilizzazione, decisa e mirata.
“Si può tranquillamente parlare di una vera e propria “crociata”, in modo da portare il Panathlon International ad assumere un ruolo trainante sui temi dell’integrità morale, dell’etica, dell’onesta intellettuale e della correttezza nel rapporto con lo sport – dice il Segretario Generale del Panathlon International, Leo Bozzo – L’obiettivo è di coinvolgere enti, federazioni internazionali, società sportive, aziende e partner economici per la progettazione, e conseguente realizzazione, di materiale divulgativo contro lo sport “non pulito”. Questo materiale dovrà essere messo in evidenza, e distribuito, in occasione di tutte le competizioni sportive. Partendo dal primo progetto del Panathlon International, già attivo, che è il “Manifesto contro il doping””.
I primi sportivi a dover ricevere questo “messaggio” sono i più giovani. In tal senso il Panathlon International intende proporre iniziative che coinvolgano il mondo sportivo giovanile e le istituzioni educative (scuole in primo luogo), cercando “testimonial” d’eccezione che, grazie alla loro esperienza “pulita”, rivelino i pericoli del doping ed i vantaggi nel portare avanti un’attività sportiva corretta e legale.
“Verranno proposte strategie di comunicazione capaci di calamitare in primo luogo l’attenzione dei più giovani, come detto anche i più esposti alla minaccia doping, ed ovviamente di tutti gli sportivi, dei responsabili educativi e dell’ambito dello sport in generale” conclude Bozzo.
Giancarlo Scartozzoni






