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Una scultura di Guadagnuolo per denunciare la catastrofe dell’Antartide

0a0aFrancesco Guadagnuolo- La catastrofe di Pine Island

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Il noto artista Francesco Guadagnuolo è sempre stato sensibile alla tutela dell’ambiente in merito ai pericoli che incombono sul nostro pianeta Terra, come il buco di ozono, così per l’effetto serra, le modificazioni genetiche, la scomparsa di forme di vita, l’impoverimento dei Paesi bisognosi per la promozione di un’economia equa.

In questo caso, Guadagnuolo, anche come Ambasciatore di Pace,     è sensibile ai principali rischi che incombono sulla vita dei mari e degli oceani, come l’inquinamento, enormi isole di plastica nei mari, lo sfruttamento fuori da ogni misura della pesca e quindi delle risorse, i cambiamenti climatici e tutte le azioni sbagliate che provocano gli squilibri dell’ecosistema della vita marina.
Guadagnuolo, da qualche anno, studia l’involuzione dello stato dei ghiacciai sulla Terra e con l’aiuto di alcuni scienziati ha realizzato una scultura inquietante dal titolo: “La catastrofe di Pine Island”. Si tratta dell’Antartide, un iceberg grande quanto l’isola di Malta che in questo periodo si è staccato dal Pine Island dovuto al cambiamento climatico. È la prima volta che l’arte internazionale si occupa di questo rilevante problema. Guadagnuolo lo fa con stato d’animo di un artista che ha la sensibilità per la difesa del nostro Pianeta.
Un’opera scultorea grandiosa diremmo affascinante non certo per il tema che è alquanto inquietante.
Guadagnuolo ci ha abituati a osservare le sue opere, nonostante i temi problematici dell’attualità, come “Il Coronavirus”, c’è all’interno qualcosa che ci affascina è quello che caratterizza poi il fascino dell’opera d’arte.
Proprio nelle settimane in cui nel mondo infuria l’infezione del Coronavirus, è stata propagata l’indagine che espone i risultati del progetto effettuato da alcuni ricercatori americani. Gli scienziati hanno analizzato il racchiuso microbico delle cosiddette carote di ghiaccio estratte nel nord-ovest dell’altopiano del Tibet, e la risposta è spaventosa. Mentre, giustamente, ci allarmiamo del Coronavirus, siamo all’oscuro che nei ghiacciai sono conservati ben 33 gruppi di virus, dei quali 28 ignoti e di genesi antica, e per questo forse più deleteri. Cosa accadrebbe all’uomo se si sciogliessero i ghiacciai sulla Terra?

Quello di Pine Island, rimane uno dei ghiacciai più pericolosi dell’Antartide: se dovesse ritirarsi, si avvierebbe un innalzamento del livello del mare, ritenuto dagli scienziati, fino a 1,20 metri. Dal 2012, il ghiacciaio ha rovesciato in mare 58 miliardi di tonnellate di ghiaccio l’anno. L’ennesima documentazione delle conseguenze del mutamento climatico, proprio per il clima, tra l’altro, è stata registrata nell’Antartide una temperatura di 18,3 gradi centigradi, la più alta di sempre.
Dunque, l’opera di Guadagnuolo, rende bene quello che sta accadendo in Antartide.
In un’atmosfera irreale, delicata e argentea, l’artista ha reso una realtà o meglio una trans-realtà, tra immagine e plasticità, così da far leggere l’opera d’arte nel suo insieme, globalmente, sui rischi, attivando nello spettatore un modo nuovo di accostarsi all’opera d’arte. Guadagnuolo ha affrontato questo argomento che sta a cuore soprattutto agli ambientalisti e scienziati di tutto il mondo. I mari sono oggi in pericolo e ne consegue un rischio per la vita in generale, compreso l’uomo.
Guadagnuolo dice: “L’Antartide si sta sciogliendo: questo è il messaggio della mia scultura. Il nostro Pianeta, che abitiamo, è in serio pericolo, è veramente a rischio, Governanti della Terra affrettatevi, non c’è più tempo, è tutto scaduto, siamo in un bivio, se non si cambia tenore di vita, rischiamo l’estinzione, in un futuro neanche troppo lontano, non abbiamo un altro Pianeta dove andare per sostituirlo”.

Nell’immagine : Francesco Guadagnuolo- La catastrofe di Pine Island