Venerdì 20 febbraio 2015, alle ore 18:00, Palazzo Ducale a Genova ospita la presentazione del libro A testa altra.
Quattro lesbiche liberate testimoniano il loro percorso di emancipazione dal maschilismo e dallo stigma sociale (Greenbooks editore, Roma, 2014).
Intervengono le autrici Lidia Borghi Sagone, Paola Guazzo, Manuela Menolascina e Michela Pagarini.
Introduce Marta Traverso.
Contributo della postfattora Loredana Finicelli, storica e critica d’arte.
Il progetto editoriale è nato durante la primavera del 2014; ideato e curato da Lidia Borghi Sagone, ha visto il coinvolgimento di altre lesbiche, liberate ed attiviste dei diritti umani e civili; lo scopo era di far conoscere le rispettive vicende personali a quante vivono il loro orientamento affettivo e sessuale altro in segreto, senza mai uscire allo scoperto.
Si tratta di storie vere: testimonianze dirette, senza filtri, sincere, scaturite dalla penna di quattro donne che, ad un certo punto della loro esistenza, hanno compreso che l’autenticità di ogni persona passa attraverso la presa di coscienza dell’intera identità personale, di cui l’omosessualità è parte integrante.
Lidia Borghi Sagone, Paola Guazzo, Manuela Menolascina e Michela Pagarini hanno così scelto di rendere pubblici interi pezzi della loro vita di lesbiche uscite dall’armadio della finzione. A testa altra rappresenta un profondo atto di autodeterminazione, nonché un gesto politico che desidera indurre altre lesbiche italiane a spezzare le catene di vite segrete e limitanti, alzandosi in piedi e dichiarando serenamente al mondo la propria libertà di amare.
A testa altra
€4,99
Quattro lesbiche liberate testimoniano il loro percorso di emancipazione dal maschilismo e dallo stigma sociale. In questa raccolta di vite lesbiche la frase “Il personale è politico”, il motto più ripetuto e dirompente del femminismo degli anni ’70, che stava a significare che deve esserci coerenza tra quello che dici e quello che fai e che quello che dici e fai cambiano il mondo, nel bene e nel male perché fanno politica e dunque Storia, trova piena luce ed esemplarità.
Paola, Lidia, Michela e Manuela raccontano la loro storia: come hanno scoperto la sessualità, come hanno individuato il proprio orientamento sessuale e come hanno iniziato a fare politica nel movimento lesbofemminista. Tutte e quattro arrivano da differenti regioni d’Italia, da contesti sociali ben diversi e da margini di vita lontani tra essi, eppure tutte e quattro approdano alla stessa scialuppa di salvataggio con la stessa chiave di svolta: l’incontro con altre lesbiche che lottano insieme per affermare la propria identità attraverso il fare quotidiano e il movimento LGBTQ.
Paola, Lidia, Michela e Manuela hanno deciso di essere visibili, di non condurre una vita doppia o tripla nella slealtà con se stesse, per affermare a se stesse e al mondo: “Sono come sono, voglio essere, vivermi come sono e lo faccio non solo per me, ma per chiunque voglia esistere nel rispetto di sé. Che la mia visibilità siadiventi un atto di liberazione.”
Leggendo di queste donne scoprirete ancora una volta quanto condurre una vita lesbica visibile non sia cosa facile, quanto in Italia sia un vero atto di coraggio. Un atto di eroismo, direi. Un atto di coraggio con la propria famiglia, la quale ogni Natale spera che la loro omosessualità passi come un raffreddore; un atto di coraggio al lavoro, dove la chiacchiera dei loro colleghi cade alla fine sempre e solo lì, sulla parola “lesbica”; un atto di coraggio per strada, poiché sanno che quando prendono per mano la loro compagna, solo la fortuna di non incontrare un maschio imbruttito, le potrà salvare dall’epiteto: “Lesbiche di merda”; un atto di coraggio di fronte alla Legge del Diritto di Famiglia, perché se la loro compagna andrà sotto i ferri e vorranno chiedere al medico chirurgo:”Posso vederla?”, verrà loro risposto: “Solo se siete parenti.” E la legge dice che non lo sono.
Già, un atto di coraggio, ma che rafforza, salda a terra ogni giorno di più e fa dire loro attraverso questo libro a tutte quelle che ancora non hanno avuto l’esperienza di vivere se stesse alla luce del sole: “Sì amica mia, è dura, in questa Italia ancora arretrata, sì è davvero dura, ma ce la puoi fare, anzi sarà bello e sappi che non sarai sola. C’è un esercito pacifico di lesbiche che sta lottando, dai forza, vieni anche tu al prossimo Pride. Non farti immobilizzare dalla paura, amare alla luce del sole è bello, fa bene al cuore e alla tua esistenza. Non aspettare troppo tempo, libere è meglio. A noi è successo così, leggici e lo scoprirai”.






