
Foto @Capretti
Dieci colpi sotto il par del campo (68-64,132) lo score del vincitore. Non male per un Maestro. Ma Andrea Rota, 33 anni di Bergamo, ha una vita professionale che corre
su due binari, senza apparenti conflitti.
Se a insegnare aveva iniziato a 18 anni, all’esordio da Pro, in campo ha esperienza quanto basta, con undici anni tra Alps e Challenge Tour alle spalle. «È proprio
questo che mi ha permesso di avere grande serenità, pur partendo due colpi dietro e con tanti ottimi giocatori tra i primi». E poi motivazione e confidenza.
«Volevo questo titolo che mi era sfuggito lo scorso anno (secondo dietro a Michele Reale, ndr.) e contavo sull’ottima media score degli ultimi tempi, con diversi -5 in pro-am e nella recente gara dell’Alps a La Pinetina». Qualche colpo al green poco preciso nel primo giro e diciotto buche da manuale nel secondo, con una partenza aggressiva, 16 green presi nei colpi regolamentari, otto birdie e un bogey. Un campo delicato per un giocatore potente come lui, ma il ferro 2 (che tira a 240 metri) gli ha permesso di lasciare qualche volta il driver nella sacca. «Le sensazioni del momento hanno dettato le mie scelte», conclude.
Nel 2016 Andrea Rota aveva vinto il PGAI Championship, per poi rallentare con il golf giocato («avevo bisogno di staccare»), prendere moglie (Sara, «grande motivatrice») e dedicarsi ai suoi allievi: quelli del Golf Indoor di Mozzo (Bergamo) e quelli dell’Albenza.
Meglio giocare o insegnare? «La soddisfazione di alzare al cielo una coppa è indescrivibile, perché esprime anni di lavoro, tuo e del tuo staff. Ma anche incontrare persone che vogliono rubarti qualcosa della tua esperienza, un piccolo segreto, è altrettanto motivante».
Poche gare (tutte in Italia), ma qualità in crescendo: così il prossimo settembre lo aspettano nuovamente le qualifiche per il tour europeo.
Per il vincitore una prima moneta di 2.700 euro. Alle sue spalle, a due colpi, Guglielmo Bravetti (136, 67-69), quindi Marco Archetti (137, 67-70) e, quarti parimerito con 138, Federico Colombo (71-67), Michele Reale (71-67), Emmanuele Lattanzi (70-68), Pietro Ricci (66-72). I premi di coppia hanno visto protagonisti Anibal Cristian Fallotico con il figlio Lucas nel lordo (127), e Michele Reale con Flaminia D’Onofrio nel netto (120).
Soddisfazione per Filippo Barbè, da poco eletto presidente di PGA Italiana, «per l’ospitalità del circolo milanese che in meno di dodici mesi ha già raccolto la sfida di tre gare dell’Associazione, e per le condizioni del campo, praticamente perfetto nonostante la pioggia». Ha risposto Marisa Crescenzio, presidente del club, sottolineando l’entusiasmo e il sostegno dei propri soci che hanno seguito il torneo.
Molinetto Country Club.
Un circolo praticamente in città (a Cernusco sul Naviglio, dieci chilometri dal centro di Milano) ma sprofondato in un parco, con il sapore della campagna nella cascina lombarda che ospita la club house: soffitti alti, travi a vista, un grande camino e le tonalità pastello della tradizione regalano un’atmosfera country chic. E poi una bella corte su cui affacciano le sale del circolo. Nel 1980 apriva per amore del tennis, ma due anni dopo dava spazio al golf e completava le diciotto buche nel 1984. Passioni condivise fino a oggi. Anche un Open d’Italia nella sua storia (1985, lo vinse lo spagnolo Manuel Piñero) e un restyling del tracciato nei primi anni Novanta.
Campionato Maestri, dal 1998.
La sua storia inizia 22 anni fa a Is Molas, in Sardegna, e quello di Pietro Molteni è il primo nome ad essere inciso sul trofeo della gara. Cinque edizioni sullo stesso tracciato e poi, negli anni, quattro a Bogogno (No), tre al San Domenico (Br), due al Des Iles Borromées (Vb), a Grado (Go), al Pevero (Ot) e al Molinetto (Mi); una volta si è giocato anche a Sanremo (Im) e Margara (Al). Ha vinto più di tutti Zeke Martinez (tre titoli), ma sono riusciti nella doppietta anche Giuseppe Calì, Federico Elli, Mauro Bianco, Emanuele Bolognesi. Nell’albo d’oro, tra gli altri, Costantino Rocca, Emanuele Canonica e Michele Reale.
P.G.A. nel mondo
La Professional Golfers’ Association nasce a Londra nel 1901 per garantire continuità alla tradizione e ai valori del gioco del golf, offrendo ai Professionisti membri opportunità di competere, il supporto di una formazione specifica e di un programma di sviluppo personale. P.G.A. è fortemente impegnata a investire nel proprio futuro promuovendo la crescita del golf, offrendo credibilità, un’impareggiabile esperienza nel settore, opportunità di investimento e commerciali. I Professionisti P.G.A. nel mondo sono coinvolti in ogni aspetto del gioco e del business. PGA Italiana è stata fondata nel 1963 e conta attualmente 630 associati.
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Nella foto Andrea Rota







