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BON JOVI, San Siro in delirio tra lacrime, cuore e tanto rock

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bon jovi milano concerto

bon jovi milano concerto  

 

Ai concerti dei Bon Jovi si sa, perchè non è una novità, non ci si annoia e qualcosa di sorprendente è sempre dietro l’ angolo. Nell’ anno in cui si celebrano i trent’ anni della band non poteva mancare una tappa in Italia dove il cantante Jon Bon Jovi ha legami affettivi (suo nonno era di Sciacca) e la band ha ricevuto un omaggio quanto mai insolito al concerto nel 2011, con una mega coreografia organizzata dal fan club allo Stadio Friuli di Udine.

Quando la data del 29 giugno, allo Stadio di san Siro a Milano, era stata inserita nell’ elenco delle tappe in Europa serpeggiava parecchia perplessità, le vendite dell’ ultimo album “Because We Can” inoltre, non lasciavano presagire nulla di positivo ma i Bon Jovi hanno uno zoccolo duro di fan che negli anni hanno sempre comprato gli album e sempre seguito la band in Italia e spesso anche all’ estero contribuendo così al grandioso successo ottenuto ieri sera a Milano.
Lo stadio presentava infatti cinquantamila persone con tanta voglia di musica e di festeggiamenti con una rappresentanza variegata di più generazioni tutte unite da quel collante magico che è la musica e la carriera della band.

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A coadiuvare il gruppo la scenografia, che mostra fronte palco il muso di una Cadillack degli anni cinquanta azzurra con i fanaloni che si accendono e si spengono a ritmo. Appena sopra il muso dell’ auto un maxi-schermo riproduce il parabrezza e gli specchietti esterni così, a seconda dei fondali che vengono proiettati, il mezzo si muove tra deserti e boschi, highway e strade di quegli Stati Uniti che i Bon Jovi si portano sempre appresso.
La partenza è stata un po’ con il freno a mano tirato, ma subito dopo le prime tre canzoni, That’s What the Water Made Me, You Give Love a Bad Name e Raise Your Hands c’è già  una grande interazione tra il pubblico ed il performer e si capisce il perchè del suo risparmiarsi. Infatti Jon avverte il pubblico di: “allaciare le cinture perchè le tre ore di musica che seguiranno faranno girare la testa”, promessa veramente niente male considerando che il ragazzo del New jersey conta ormai 51 primavere ed il pubblico è già  bello caldo.


raise your hand mod 

Runaway, Lost Highway, Born To Be My Baby e It’s My Life, il secondo gruppo di pezzi della serata che ci porta, tra origini della band ai successi più recenti, alla tanto attesa Because We Can. Attesissima dal pubblico che grazie al grandioso lavoro del Fan Club italiano e ad un autofinanziamento ha preparato un’ imponente coreografia da mozzare il fiato, che copre primo, secondo e terzo anello e i primi due delle curve, che mostrano la scritta Bon Jovi Forever con tanto di bandiera USA fatto tutto con migliaia di rettangoli di plastica colorati, sul prato migliaia di bandiere italiane, e sempre sugli spalti uno striscione lungo 130 metri che ripercorre attraverso alcune date ed eventi la storia degli ultimi trent’ anni.

coreografia vista dall alto 

La reazione di Jon è quanto di più umano possibile: il cantante osserva e quando deve partire per il secondo ritornello ferma la musica completamente segnato in volto da una commozione che diventa irrefrenabile, il boato del pubblico è mostruoso e, dopo ancora qualche secondo in cui il leader riprende fiato e fa ripartire il brano da capo. Al termine dello stesso ringrazierà  i fan e dirà  senza nascondersi: “Sto piangendo come una ragazzina”.
A questo punto definitivamente la band è un tutt’ uno con il pubblico ed il concerto decolla in maniera irrefrenabile, i freni sono stati definitivamente tolti è il turno di What about now, i maxi schermi mostrano un soldato che traccia il segno della pace. Poi la poderosa We got it goin’g on e senza fermarsi Jon, con i jeans e la giacca di pelle con bandiera a stelle e strisce, afferra un paio di maracas tenendo il ritmo di Keep the faith. Seguono Amen, dedicata a sua madre e a tutte le mamme del mondo, la romantica In these arms, Captain Crash & the beauty queen from Mars e We weren’t born to follow. Al grido “It’s all right” il pubblico si prepara per Who says you can’t go home poi accelerate, pause e assoli di voce a testimonianza che la band è in gran forma e, dopo tanti anni, sempre piena di energia.
Prima della pausa c’è spazio per Rockin’ all over the world (cover di John Fogerty), I’ll sleep when I’m dead e Bad Medicine dove non hanno resistito a ballare nemmeno gli addetti alla vendita delle bibite per lo stadio. Pochi minuti e la Cadillac riprende a rombare. David Bryan accarezza le tastiere e le note si fondono con la calda voce di JBJ che ad occhi chiusi canta Dry County.
Dopo Someday I’ll be saturday night e Love’s the only rule c’è la storica Wanted dead or alive e il fan club ripropone il proprio omaggio. Poi Undivided, Have a nice day, Livin’ on a prayer dove il cantante dimostra, ancora una volta, di essere un grandissimo performer che sa tanto innalzarsi sopra il pubblico quanto diventare tutt’uno con esso.
Il concerto sembra terminare qua, quando Jon presenta la sua band facendo i saluti e invece si riparte con una tripletta sorprendente cantata da tutto lo stadio Never Say Goodbye, Always e These Days è il tripudio, i componenti della band scendono nuovamente a salutare, solo Jon rimane a sostenere la scena ed incredulo chiede: “One more?” sorride e serra nuovamente i ranghi del gruppo chiedendo alla folla: “Choose the next song: Bed of roses? I’ll be there for you?…” e crea un mini contest fra le sue hit con giudice supremo un improvvisato applausometro, alla fine vincerà  This Ain’t A Love Song portando alle tre ore abbondanti un concerto che sarà  ricordato da tutti.
E’ stata una performance all’ altezza delle aspettative e del prezzo del biglietto (da 42 a 92 Euro), coadiuvato dalla performance, prima dello spettacolo, del gruppo britannico These Reigning Days che hanno aperto le danze alle 19:30, un’ ora prima.
L’ assenza del chitarrista storico dei Bon Jovi, Richie Sambora, per motivi personali, non si è eccessivamente sentita grazie all’ ottima collaborazione del resto della band, Tico Torres perfetto e con David Bryan hanno supportato Jon egregiamente e Phil X ha avuto spazi per assoli e personalizzazioni nei pezzi dei Bon Jovi facendo risultare piacevole e ben amalgamato il tutto.
La serata è stata magica come sempre dovrebbe essere in una manifestazione musicale, erano presenti diverse generazioni, giovani, ragazzi, mariti e mogli e addirittura genitori e figli tutti insieme ad applaudire, saltare e cantare nulla si poteva chiedere di più è stato tutto perfetto, indimenticabile.

(foto di David Bergman)