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Egr. Primo Ministro Gentiloni, non assista, senza far niente alla strage di agricoltori schiacciati dal trattore che ogni anno muoiono numerosissimi

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Egr. Primo Ministro Gentiloni, mando anche a Lei la stessa mail che avevo mandato al Primo Ministro Renzi, al Ministro del lavoro Giuliano Poletti e al Ministro delle Politiche Agricole Martina a Febbraio 2014, sperando questa volta di trovare, almeno da parte sua, maggiore sensibilità per quanto riguarda le morti sul lavoro.

Nella mail, qui sotto, spedita venerdì 28 febbraio 2014 alle ore 18,42 potrà leggere che pregavo i Ministri elencati che entro pochi giorni sarebbe ricominciata la strage di agricoltori schiacciati dal trattore, di fare almeno una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. Nell’appello chiedevo anche eventualmente di mettere a disposizione fondi per la messa in sicurezza dei vecchi trattori. La metto al corrente che in neppure tre anni del Governo Renzi sono morti schiacciati dal trattore oltre 400 agricoltori, che complessivamente più di 4000 Lavoratori hanno perso la vita lavorando e di questi ben oltre 1700 sui luoghi di lavoro: gli altri sulle strade e in itinere. La prego di far chiedere dai suoi collaboratori all’INAIL, che tra l’altro monitora solo i propri assicurati e non tutte le categorie di lavoratori. In tanti si chiedono come mai dalle denunce delle morti per infortuni che riceve ogni anno questo Istituto più di un terzo non vengono riconosciute come tali e spariscono dalle statistiche. Cosa fanno questi lavoratori “resuscitano”? Noi i morti sul lavoro li monitoriamo ormai da dieci anni, abbiamo iniziato a farlo il 1° gennaio 2008 dopo la trageda della Thyssenkrupp di Torino di poche settimane prima. L’Osservatorio, formato solo da volontari monitora tutti i morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL. Ma se si prendono in considerazione tutti i morti sul lavoro non abbiamo registrato nessun calo delle morti sui luoghi di lavoro in questi dieci anni, e questo nonostante lo Stato ha investito miliardi di euro per la Sicurezza e la salute dei lavoratori. Non possono esserci per lo Stato morti sul lavoro di serie A e di serie B. Molti di questi poi muoiono in nero. Credo che dovrebbe richiamare a un maggior impegno i Ministri Martina e Poletti su questo fronte. Mai si è sentito attraverso i mezzi di comunicazione questi ministri spendere una parola di solidarietà verso queste tragedie che portano il lutto in oltre 1000 famiglie ogni anno. Credo che ministri competenti su queste materie dovrebbero avere come priorità la vita dei lavoratori. Purtroppo quest’anno la strage di agricoltori è cominciata prima del previsto. Lancio lo stesso appello che feci tre anni da al Primo Ministro, che ora è Lei, al Ministro Poletti e al Ministro Martina. Fate almeno una campagna informativa sulla pericolosità del trattore. La metto al corrente che sono già 59 i morti sui luoghi di lavoro in questo primo mese del 2017, di queste ben cinque provocate da un mezzo agricolo. Spero questa volta di aver maggior fortuna e attenzione. Auguro a Lei di poter condurre la Legislatura verso la sua naturale conclusione. Il Paese ha bisogno di stabilità.
Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

 

Sig. Primo Ministro Matteo Renzi e Sig.ri Ministri del lavoro Giuliano Poletti e delle Politiche Agricole Maurizio Martina,
Oggetto: Morti sul lavoro a Gennaio e Febbraio 2014. All’attenzione di Matteo Renzi, Giuliano Poletti e Maurizio Martina,
il nuovo governo sarà giudicato da quello che saprà mettere in campo concretamente.
L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro è aperto dal 1° gennaio 2008, subito dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, e da quel giorno monitora in tempo reale i morti sul lavoro in Italia. Ogni anno si parla di favolose diminuzioni dei decessi, ma noi, che registriamo tutte le morti sui luoghi di lavoro non abbiamo riscontrato nessun calo. Sostanzialmente il numero dei morti sul lavoro non è variato nel corso di questi anni di monitoraggio. Purtroppo, nonostante il blog sia diventato punto di riferimento con centinaia di migliaia di visitatori in Italia e non solo (questa settimana oltre 600 accessi dagli Stati Uniti e 400 della Germania), per chi cerca notizie in tempo reale su queste tragedie, che portano il lutto in oltre 1000 famiglie ogni anno, non abbiamo mai avuto come interlocutori i vostri ministeri e questo nonostante le numerosissime mail inviate che illustravano la tragedia attraverso dati incontestabili, Ma si è continuato a prendere per buoni i dati ufficiali che sono sempre sottostimati a causa di un monitoraggio parziale.
Tutti gli anni assistiamo ad un’autentica carneficina di agricoltori schiacciati dai trattori che guidano, nella totale indifferenza della politica, e soprattutto da parte dei ministri che si sono succeduti in questi anni all’agricoltura e al lavoro. Gli agricoltori deceduti schiacciati dal trattore sono stati 127 nel 2013 rappresentano da soli il 23,3% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Noi crediamo che questa sia una vera emergenza nazionale. Nel corso degli anni abbiamo proposto diverse soluzioni, ma non siamo mai stati ascoltati e nessuno si è mai degnato di rispondere in merito. Basterebbe una maggiore informazione sulla pericolosità del mezzo e far dotare le cabine di protezione di cinture di sicurezza. Con questi pochi accorgimenti, soprattutto sui vecchi trattori, si potrebbero in poco tempo dimezzare le morti. Tra poco arriverà la bella stagione e ricomincerà questa strage se non si interverrà immediatamente-
Il nostro lavoro è solo volontario e l’unico scopo è quello di sensibilizzare sul tema morti sul lavoro e auspicare una diminuzione dei decessi sul lavoro, che ci vede primi in Europa.
D’ora in poi speriamo d’avere maggiore attenzione da parte delle istituzioni.
Cordiali saluti.
Carlo Soricelli
Curatore dell’osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

REPORT MORTI SUL LAVORO NEL 2017
Al 31 gennaio
59 MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO
Nelle province di Roma (2 morti), Milano(2) Siracusa, Genova, Vicenza, Sondrio. Lodi, Treviso, Venezia (2 morti), Trapani, Brindisi, Napoli (2), A1(2), Perugia, Potenza, Rovigo (2) Oristano. Cuneo, Rovigo (2) Trieste, Bergamo, Biella, Pisa 1, L’Aquila (5), Pescara (11), Verona (3), Torino, Grosseto, Cosenza, Pesaro-Urbino. Salerno, Benevento, Napoli, Piacenza, Brescia,
Report morti sul lavoro nell’intero 2016
Nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l’impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite iva individuali e dei morti in nero), e di altre innumerevoli posizioni lavorative, ricordando che solo una parte degli oltre 6 milioni di Partite Iva individuali sono assicurate all’INAIL. L’unico parametro valido per confrontare i dati dell’INAIL e di chi li utilizza per fare analisi, e dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono i morti per infortuni INAIL SENZA MEZZO DI TRASPORTO, e confrontare quanti ne registra in più l’Osservatorio. Si ha così il numero reale delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO IN ITALIA e non solo degli assicurati INAIL.
Lieve calo del 3,9% delle morti sui luoghi di lavoro rispetto allo spaventoso 2015, ma un aumento dello 0.7% rispetto al 2008 anno d’apertura dell’Osservatorio Indipendente di Bologna. Come potete vedere altro che favolosi cali ogni anno, e nonostante un enorme spreco di euro spesi per la Sicurezza senza vedere risultati concreti se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL. Come tutti gli anni è l’agricoltura a pagare un prezzo elevatissimo di sangue con il 31% di tutte le morti per infortuni sui luoghi di lavoro. E delle morti in questo settore ben il 65% sono provocate dal trattore. Una vergogna che nessuno se ne occupi se pensate che un morto su cinque di tutte le morti sui luoghi di lavoro, di tutte le categorie messe insieme sono provocate da questo mezzo. Sono anni che chiediamo ai ministri che si susseguono di occuparsene. Ma niente, sono morti sul lavoro che non esistono e spariscono dalle statistiche. La seconda categoria con più morti sui luoghi di lavoro è l’edilizia con il 19,6%. La cadute dall’alto è il maggior fattore di rischio. E’ l’autotrasporto con il 9,3% dei morti la terza categoria con più vittime. In questo comparto sono inseriti i morti di diverse categorie. Seguono L’industria, esclusa l’edilizia, comprese le imprese più piccole, che ha complessivamente l’8,2% delle morti. Poi gli artigiani di tantissime categorie muoiono numerosissimi, soprattutto nelle imprese appaltatrici, la strage riguarda anche un numero impressionante di Partite Iva che non sono inserite tra le morti sul lavoro nelle statistiche dell’INAIL. E questo perché questo Istituto dello Stato monitora solo i propri assicurati (lo scrivo per la milionesima volta, ma tanto non serve a niente). A questo istituto arrivano moltissime denunce per infortuni, anche mortali, che poi non vengono riconosciute come tali proprio per non avere questa assicurazione. NON SONO ASSICURATI ALL’INAIL, QUINDI NON ESISTONO. Poi anche per le morti in itinere spesso non vengono riconosciute per una normativa specifica, che la maggioranza di chi lavora non conosce. Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono l’8,2%, un calo dell’1,6% rispetto al 2015, segno che anche più italiani svolgono lavori pericolosi e con meno sicurezza pur di avere un lavoro. Impressionante sapere che il 27,7% dei morti sul lavoro ha più di 61. Angosciante vedere che tantissimi giovani non trovano lavoro, che svolgono anziani che non hanno più la salute e i riflessi pronti per fare lavori pericolosi. Questo la dice lunga anche sui motivi dell’enorme disoccupazione giovanile; si trattengono gli anziani e si fanno morire lavorando, mentre i giovani sono costretti alla disoccupazione o a emigrare. E’ la Campania la regione con più morti sui luoghi di lavoro sempre se non si fanno giochini di prestigio e si inseriscono tutti i morti sul lavoro. Seguono la mai regione, L’Emilia Romagna che nel 2016 raddoppia i morti sui luoghi di lavoro, poi il Veneto. Quinta la Lombardia che ha un decremento importante del 27%. Occorre anche ricordare che, a nostro parere, la Lombardia è tra le grandi regioni, da quando abbiamo aperto l’Osservatorio, che ha l’andamento migliore, sempre se si considerano tutte le morti sul lavoro. Ha il doppio degli abitanti di qualsiasi altra regione e l’indice occupazionale non ha nessun valore statistico sugli infortuni, anche mortali, visto che in tantissimi dei morti per infortuni non sono assicurati all’INAIL, le statistiche vengono fatte solo tenendo in considerazione gli assicurati a questo Istituto. E’ la provincia di Napoli quella con più morti sui luoghi di lavoro, compresi tre pescatori morti in mare, la seconda in questa triste classifica è la provincia di Vicenza con 20 morti, segue Brescia con 18 morti, a seguire qui sotto ci sono le morti sui luoghi di lavoro di tutte le province italiane.
Morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO nel 2016
Per Regione e Provincia in ordine decrescente.
(Sui luoghi di lavoro significa che sono esclusi da questo conteggio i morti per le strade e in itinere che richiedono interventi completamente diversi)
I morti sulle autostrade e all’estero non sono conteggiati nelle province. Se guardate qui sotto l’andamento delle regioni e delle province, calcolate che ci sono almeno altrettanti morti per infortuni sulle strade e in itinere
Morti sui luoghi di lavoro nelle province nell’intero 2016
CAMPANIA 63 Napoli (22 di questi 3 in mare), Avellino (7), Benevento (6), Caserta (11), Salerno (17). EMILIA ROMAGNA 61 Bologna (12). Forlì-Cesena (7), Ferrara (4), Modena (12), Parma (7), Piacenza (3), Ravenna (4), Reggio Emilia (11), Rimini (1). VENETO 57 Venezia (7), Belluno (6), Padova? (9), Rovigo (3), Treviso (6), Verona (6), Vicenza (20). LOMBARDIA 54 Milano (4), Bergamo (6), Brescia (18), Como (4), Cremona (4), Lecco (5), Lodi (1), Mantova (1), Monza Brianza (3), Pavia (3), Sondrio (4), Varese (1). PIEMONTE 50 Torino (14), Alessandria (5), Asti (6), Biella (2), Cuneo (17), Novara (3), Verbano-Cusio-Ossola (1) Vercelli (3) SICILIA 47 Palermo (10), Agrigento (4), Caltanissetta (7), Catania (6), Enna (2), Messina (8), Ragusa (5), Siracusa (), Trapani? (5). TOSCANA 48 Firenze (3), Arezzo (6), Grosseto (3), Livorno (8), Lucca (5), Massa Carrara (8), Pisa? (3), Pistoia (4), Siena (3) Prato (3). LAZIO 39 Roma (13), Viterbo (5) Frosinone (9) Latina (9) Rieti (3). PUGLIA 30 Bari (3), BAT (6), Brindisi (1), Foggia (6), Lecce (6) Taranto (8) TRENTINO ALTO ADIGE 24 Trento (14), Bolzano (10). CALABRIA 23 Catanzaro (6), Cosenza (7), Crotone (1), Reggio Calabria (5) Vibo Valentia (4) ABRUZZO 20 L’Aquila (3), Chieti (11), Pescara (3) Teramo (3). MARCHE 17 Ancona (6), Macerata (6), Fermo (1), Pesaro-Urbino (2), Ascoli Piceno (2). SARDEGNA 14 Cagliari (4), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (2), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (3), Sassari (5). Sulcis inglesiente (1) FRIULI VENEZIA GIULIA 12 Trieste (2), Gorizia (1), Pordenone (2), Udine (7). UMBRIA 9 Perugia 4) Terni (5). LIGURIA 8 Genova (4), Imperia (2), La Spezia (1), Savona (1). VALLE D’AOSTA (3) BASILICATA 3 Potenza (1) Matera (2) I lavoratori morti sulle autostrade, all’estero non sono segnalati a carico delle province.
Consigliamo a tutti quelli che si occupano di queste tragedie di separare chi muore per infortuni sui luoghi di lavoro, da chi muore sulle strade e in itinere con un mezzo di trasporto. I lavoratori che muoiono sulle strade e in itinere sono a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro, ma richiedono interventi completamente diversi dai lavoratori morti sui luoghi di lavoro. E su questo aspetto che si fa una gran confusione. Ci sono categorie come i metalmeccanici che sui luoghi di lavoro hanno pochissime vittime per infortuni, poi, nelle statistiche ufficiali, non separando chiaramente le morti causate dall’itinere dalle morti sui luoghi di lavoro, risultano morire in tantissimi in questa categoria che è numerosissima, e che ha una forte mobilità per recarsi o tornare dal posto di lavoro. Anche quest’anno una strage di agricoltori schiacciati dal trattore, sono 131. Tutti gli anni sui LUOGHI DI LAVORO il 20% di tutte le morti per infortuni sono provocate da questo mezzo. 132 sono i morti schiacciati dal trattore nel 2015 e 152 nel 2014. Contiamo molto della sensibilità dei media e dei cittadini che a centinaia ogni giorno visitano il sito. In questi nove anni di monitoraggio le percentuali delle morti nelle diverse categorie sono sempre le stesse: l’agricoltura è sempre la categoria con più vittime, seguono l’edilizia, i servizi, l’industria (tutta) e l’autotrasporto. Ricordo a tutti quelli che s’interessano di queste tragedie l’unico parametro valido per valutare l’andamento di una provincia o di una regione è il numero di abitanti. Tantissime sono le morti in nero.
Le morti sulle autostrade e all’estero non sono segnalate nelle province
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Grazie amici di facebook che a centinaia visitate questo sito ogni giorno
Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischi sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare.
L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove sotto e fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.
Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it
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Denuncia di infortunio all’INAIL
La denuncia/comunicazione di infortunio è l’adempimento al quale è tenuto il datore di lavoro nei confronti dell’Inail in caso di infortunio sul lavoro dei lavoratori dipendenti o assimilati soggetti all’obbligo assicurativo, che siano prognosticati non guaribili entro tre giorni escluso quello dell’evento, indipendentemente da ogni valutazione circa la ricorrenza degli estremi di legge per l’indennizzabilità.
L’invio della denuncia/comunicazione consente, per gli infortuni con la predetta prognosi, di assolvere contemporaneamente sia all’obbligo previsto a fini assicurativi dall’art. 53, decreto del Presidente della Repubblica 1124/1965, che all’obbligo previsto a fini statistico/informativi dall’art. 18, comma 1, lettera r, decreto legislativo 81/2008 a far data dall’entrata in vigore della relativa normativa di attuazione.
La denuncia/comunicazione di infortunio deve essere trasmessa all’Inail esclusivamente in via telematica per:
i lavoratori dell’industria, dell’artigianato, dei servizi e delle pubbliche amministrazioni titolari di rapporto assicurativo con l’Inail;
i lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali e studenti delle scuole pubbliche, assicurati con la speciale forma della “Gestione per conto dello Stato”.
 
Il servizio non è ancora attivo per gli infortuni occorsi a:

lavoratori del settore agricoltura
lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari e di riassetto e pulizia locali
lavoratori occasionali di tipo accessorio del settore agricoltura e di datori di lavoro privati cittadini. 
 
La sede competente a trattare il caso di infortunio è quella nel cui territorio l’infortunato ha stabilito il proprio domicilio (circolare Inail 54/2004).

Settore navigazione
La denuncia/comunicazione di infortunio è l’adempimento al quale è tenuto il comandante o in caso di suo impedimento l’armatore/datore di lavoro, nei confronti dell’Inail in caso di infortuni sul lavoro degli addetti alla navigazione ed alla pesca marittima, soggetti all’obbligo assicurativo, e che siano prognosticati non guaribili entro tre giorni escluso quello dell’evento, indipendentemente da ogni valutazione circa la ricorrenza degli estremi di legge per l’indennizzabilità.
L’invio della denuncia/comunicazione consente, per gli infortuni con la predetta prognosi, di assolvere contemporaneamente sia all’obbligo previsto a fini assicurativi dall’art. 53, Testo unico  1124/1965, che all’obbligo previsto a fini statistico/informativi  dall’art. 18, comma 1, lettera r, d.lgs.  81/2008 a far data dall’entrata in vigore della relativa normativa di attuazione.
I datori di lavoro del settore marittimo sono gli armatori (art. 265 codice della navigazione) e gli altri  soggetti titolari del rapporto di lavoro con i lavoratori imbarcati (es. concessionario dei servizi di bordo).
La denuncia/comunicazione di infortunio deve essere trasmessa all’Inail esclusivamente in via telematica.
La sede competente a trattare il caso di infortunio è quella nel cui territorio l’infortunato ha stabilito il proprio domicilio (circolare Inail n. 54 /2004).
Se l’infortunio si verifica durante la navigazione, la denuncia deve essere fatta il giorno del primo approdo dopo l’infortunio nel caso in cui esista certificazione medica con prognosi superiore a tre giorni redatta durante la navigazione dal medico di bordo.
Ai fini dell’erogazione delle prestazioni, nella denuncia devono essere riportati, in caso di sbarco, i dati del luogo e della data dello sbarco.
L’armatore/datore di lavoro è obbligato a comunicare  alla competente sede dell’Inail la retribuzione effettivamente corrisposta all’infortunato nei trenta giorni precedenti lo sbarco. L’obbligo non sussiste nel caso di retribuzioni convenzionali (art. 32, Testo unico 1124/1965).

16 gennaio 2017 La calma prima della strage. Tra circa un mese ricomincerà una strage della quale tutti si dimenticano. Lancio l’appello a tutte le persone di buona volontà: salviamo la vita ai nostri agricoltori che muoiono numerosissimi schiacciati dal trattore. Una strage provocata dall’indifferenza.
Ogni anno muoiono un numero spaventoso gli agricoltori schiacciati dal trattore. Sono stati 156 nel 2014, 136 nel 2015 e 141 nel 2016. Un morto su cinque sui LUOGHI DI LAVORO ogni anno muore per infortunio sul lavoro in modo atroce a causa di questo mezzo. Un mezzo spesso obsoleto che non lascia scampo nel caso di ribaltamento. Ma succede anche con trattori moderni. Spesso le cause non sono dovute a leggerezze nella guida, ma alle instabilità del terreno provocate dalle condizioni climatiche. Terreno asciutto in superfice, ma bagnato in profondità, troppo duro a causa della siccità, ma anche in altre situazioni climatiche che non sto ad elencare. Il terreno prevalentemente collinare del nostro paese complica poi la situazione in modo drammatico. Una manovra sbagliata su un terreno in pendenza può risultare mortale. Tra l’altro tantissimi di questi lavoratori spariscono anche dalle statistiche delle morti sul lavoro e non vengono riconosciuti come tali. Lo Stato non può essere indifferente verso queste Tragedie. Sono anni che avverto, come oggi il Primo Ministro, il Ministro del lavoro e e quello delle politiche Agricole di questa strage, ma mai se ne sono occupati. Lo Stato dovrebbe anche accertare lo stato di salute di chi guida questo mezzo mortale e incentivare l’acquisto di trattori nuovi, che comunque sono moto meno pericolosi. Ma dovrebbe fare anche una campagna informativa sulle pericolosità del trattore. Muoiono schiacciati dal trattore lavoratori di tutte le età: diversi con un’età superiore ai 65 anni. Chi guida questo mezzo dev’essere in un ottimo stato di salute e avere i riflessi pronti. Lancio un appello ai familiari di queste potenziali vittime. Se volete bene al vostro caro mettetelo al corrente del pericolo che corre. Se volete bene a vostro marito, padre, nonno, ma anche a vostro figlio/a accertatevi del suo stato di salute. Piangere dopo non serve a niente. Amici di Facebook che a centinaia, a volte a migliaia che ogni giorno visitate l’Osservatorio, datemi una mano a far conoscere questa carneficina. Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro. http://cadutisullavoro.blogspot.it

Per l’INAIL nel 2015 gli infortuni mortali “accertati” sono stati 694. Delle 1.246 denunce di infortunio con esito mortale (erano 1.152 nel 2014), gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 694 (di cui 382, il 55%, “fuori dell’azienda”), con una riduzione del 2% circa rispetto al 2014 e del 23,4% rispetto al 2011. Il dato tuttavia non è consolidato perché sono ancora in istruttoria 26 infortuni: se tutti fossero riconosciuti come casi mortali avvenuti “sul lavoro”, si avrebbe un aumento complessivo di circa l’1,7% rispetto al 2014, mentre la riduzione rispetto al 2011 sarebbe del 20%.

L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro inizia il decimo anno di monitoraggio delle morti per infortuni sul lavoro e dice BASTA CON LE BUFALE E LE VERITA’ PARZIALI su queste tragedie. Politici interessatevi finalmente della vita di chi lavora. I  morti per infortuni sul lavoro sono molti di più se si considerano tali tutti i lavoratori che muoiono lavorando e non solo gli assicurati INAIL ed è incredibile che un parlamento democratico non vada a vedere se     quello che scrive un cittadino con lavoro volontario è vero. La distanza dei cittadini dalla politica e dai suoi rappresentanti si misura anche e soprattutto per l’interesse che si ha della vita di chi lavora, e in questi dieci anni l’interesse che avete manifestato è stato pari a 0. Nel 2015 sui luoghi di lavoro l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ne ha registrati 668 e non 352 “fuori dall’azienda” come scrive l’INAIL che riconosce come tali solo i propri assicurati. E gli altri morti dove sono finiti? Complessivamente nel 2015 l’INAIL ne ha riconosciuti 694 e il 52% di questi fuori dall’azienda, ma le denunce di  infortuni mortali arrivate a questo istituto  sono state 1246. 552 di questi morti sono resuscitati? Insomma basta considerare come morti sul lavoro solo una parte di lavoratori. Nel 2015 tra morti sui luoghi di lavoro e quelli fuori dall’azienda si sono superati i 1400 morti complessivi e nel 2016 c’è stato solo un lieve decremento sui LUOGHI DI LAVORO rispetto al 2015 del 3,5%.ma il 2015 è stato un anno drammatico.
Per noi sono stati 641 solo sui LUOGHI DI LAVORO e tutti registrati. Ma la cosa più grave che occorrerebbe analizzare è che nel 2016 rispetto al 2008 i morti sui LUOGHI DI LAVORO hanno avuto un incremento, se pur piccolo di 4 lavoratori . Non sono mai calati come ci viene raccontato, se come facciamo noi vengono monitorati tutti i lavoratori. Allora occorre dire chiaramente chi i miliardi di euro che lo Stato ha speso in questi nove anni anni sono stati spesi male, che non ci sono stati risultati, che le risorse che lo Stato mette a disposizione andrebbero in larga parte dirottate dove non sono mai arrivate, o dove ne sono arrivate pochissime. L’INAIL per esempio ha pochissimi agricoltori schiacciati dal trattore tra le vittime d’infortuni mortali anche quest’anno, probabilmente sono solo i lavoratori dipendenti. E gli altri? Noi ne abbiamo monitorati 131schiacciati dal trattore, questi morti non esistono perché non sono assicurati all’INAIL? Si potrebbe continuare con le partite IVA, con gli artigiani e in altre categorie.  Quanti ne muoiono anche sulle strade mentre sono in giro per lavoro o in itinere? Nessuno è in grado di dirlo, ma sono diverse centinaia.  Ma perché la politica se ne frega di queste tragedie che portano il lutto in tantissime famiglie? Me lo chiedo spesso, senza nessuna risposta convincente. Ma probabilmente la ragione principale è che nel parlamento il lavoro dipendente e autonomo non è rappresentato. C’è rispetto a questi drammi un muro di omertà e di chiusura di chi non vuole vedere questa triste e drammatica realtà. Ma persone come me meritano almeno rispetto, svolgono con lavoro volontario giornaliero un monitoraggio reale che dovrebbero fare le istituzioni. Ma pretendo un riconoscimento, che lo Stato Italiano attraverso qualche suo rappresentante mi ringrazi, che mi dica che il mio è un lavoro che apprezza, chiedo collaborazione, e di non avere ostracismo, sarcasmo e indifferenza,   come è stato fatto in questi nove anni. Ma io non mi piego e prima o poi la verità su queste stragi dell’indifferenza verrà fuori e chi non ha fatto il suo dovere dovrà risponderne moralmente.
Carlo Soricelli
Nel 2015 sui luoghi di lavoro l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ne ha registrati 668 e non 352 “fuori dall’azienda” come scrive l’INAIL che riconosce come tali solo i propri assicurati. E gli altri morti dove sono finiti? Complessivamente nel 2015 l’INAIL ne ha riconosciuti 694 e il 52% di questi fuori dall’azienda, ma le denunce di infortuni mortali arrivate a questo istituto sono state 1246. 552 di questi morti sono resuscitati? Insomma basta considerare come morti sul lavoro solo una parte di lavoratori. Nel 2015 tra morti sui luoghi di lavoro e quelli fuori dall’azienda si sono superati i 1400 morti complessivi e nel 2016 c’è stato solo un lieve decremento sui LUOGHI DI LAVORO rispetto al 2015 del 3,5%.ma il 2015 è stato un anno drammatico.
Per l’INAIL nel 2015 gli infortuni mortali “accertati” sono stati 694. Delle 1.246 denunce di infortunio con esito mortale (erano 1.152 nel 2014), gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 694 (di cui 382, il 55%, “fuori dell’azienda”), con una riduzione del 2% circa rispetto al 2014 e del 23,4% rispetto al 2011. Il dato tuttavia non è consolidato perché sono ancora in istruttoria 26 infortuni: se tutti fossero riconosciuti come casi mortali avvenuti “sul lavoro”, si avrebbe un aumento complessivo di circa l’1,7% rispetto al 2014, mentre la riduzione rispetto al 2011 sarebbe del 20%.
Report morti sul lavoro per infortuni nel 2016. Oltre metà dei lavoratori morti per infortuni ogni anno spariscono dalle statistiche e probabilmente resuscitano. Si dica chiaramente che l’INAIl riconosce come morti sul lavoro solo i propri assicurati e che tantissimi non lo sono e che la situazione è molto più drammatica di come si vuole presentare

È morto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo Leonardo Scarpellini, l’operaio di 25 anni rimasto gravemente ferito dopo l’esplosione di una camera ad aria all’interno della Volvo di Boltiere.
Ancora da chiarire le cause che hanno provocato lo scoppio, avvenuto intorno alle 16 nell’azienda di corso Europa.
Il giovane sarebbe stato colpito violentemente al petto in seguito allo scoppio di una bombola che il 25enne stava utilizzando per gonfiare una gomma: dopo la chiamata al 118, sul posto è intervenuto il personale medico a bordo un’ambulanza e di un’automedica, oltre agli ispettori dell’Ats e ai carabinieri per verificare il rispetto delle norme di sicurezza.
Sul suo profilo Facebook, il 12 gennaio scorso, lo aveva scritto in grande, con tanto di «emoticon» di bottiglie stappate, coriandoli e faccine sorridenti: «Indeterminatamente Volvo».
Non riusciva a nascondere la sua contentezza, Leonardo Scarpellini, e lo voleva condividere con tutti i suoi amici: finalmente, dopo tanta fatica e tenacia era riuscito a farsi assumere come operaio a tempo indeterminato. Al Volvo Truck Center di Zingonia, lungo Corso Europa, poco distante dalla sua casa. Ma dopo appena una settimana, la sua gioia si è tragicamente spezzata, proprio su quel posto di lavoro in cui aveva riposto i suoi sogni e il suo futuro.

E’ Roberto Morgantini il bolognese più amato.
Non avevo dubbi che fosse proprio Roberto il bolognese più amato, almeno da parte di chi apprezza tutto quello che ha fatto in questi decenni a favore dei meno abbienti e dei lavoratori. Roberto lo conosco da trent’anni e forse più: con lui ho condiviso innumerevoli iniziative di Solidarietà. Lui con il suo generoso impegno personale, io con quello che so fare meglio: con l’arte. Ricordo tantissime manifestazione nei confronti dei più deboli. Quando il giorno della Befana con Napoleone, Lucio Dalla e tanti altri organizzavamo il pranzo per i bolognesi poveri. Poi la bellissima iniziativa con “Cucine Popolari” una mensa dei poveri creata da Morgantini qui a Bologna. Mensa dove tutti possono mangiare senza distinzione di nazionalità e religione. L’anno scorso sono stato orgoglioso di fare una mostra di pittura e scultura in favore di “Cucine Popolari” il cui ricavato andava a questa bellissima iniziativa. Potrei parlare e scrivere tantissimo di Morgantini, ma il modo migliore per onorarlo e ringraziarlo è quello di ritrarlo come ho fatto con diverse persone che ho apprezzato nel corso dei miei cinquant’anni di pittura. L’ho dipinto “pranico” e con le ali da Angelo: un angelo che si sporca le ali cercando di rendere tutti noi migliori. Grazie Roberto
http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/cucine-popolari-mensa-poveri-morgantini-1.1347208

Auguri Tunino
Domani 23 gennaio mio fratello maggiore compie 82 anni. Lui è il primo di nove fratelli, io il settimo. Antonio era maresciallo dei carabinieri, è stato in giro per l’Italia per tutto la sua carriera militare. Dal trentino alto Adige nei tempi delle bombe, alla Campania, passando per la Puglia e poi in tante altre località italiane. E’ stato comandante di Stazione ed ha lavorato nei NAS (nucleo antisofisticazioni dei carabinieri). I quattordici anni di differenza d’età, il lavoro di carabiniere me lo faceva apparire “mitico” quando ero bambino. Ma in questi tempi cupi volevo fare una riflessione su noi meridionali. Esattamente vent’anni fa scrissi il mio primo libro “Maruchein” (Terrone) abitavo in via del Carroccio. Credo sia stato il primo libro scritto in Italia, dove un terrone rivendicava con orgoglio la sua origine meridionale in contrapposizione alla Lega. Pino Aprile ha scritto il suo libro di gran successo “Terroni” circa dieci anni dopo. Anche il mio libro, fu un successo qui a Bologna e in Emilia, tanti meridionali residenti al nord e anche nativi bolognesi si riconoscevano in quel libro, ci ritrovavamo in un’infanzia comune passata a Bologna. Lo scrissi perché in quegli anni la Lega voleva la secessione della padania. Io rivendicavo con orgoglio le mie radici e alla Lega mandavo un messaggio “ci siamo noi terroni del nord e gli italiani, anche del nord, che conservano ancora umanità che vi fermeranno, statene certi”. Nessuno meglio di noi meridionali può comprendere cosa vuol dire essere emigranti. Nessuno meglio di noi può comprendere cosa vuol dire criminalizzare intere comunità solo perché cercano un mondo migliore per poter vivere. Loro, i “padani”, hanno ancora gli stessi obiettivi, cercano di rifarsi una verginità politica dopo i disastri morali di cui sono stati protagonisti. Gli obiettivi sono sempre gli stessi, ma hanno trovato un nuovo nemico con cui poter mangiare per altri vent’anni. Adesso sono i poveri di tutto il mondo i “nemici” da dare in pasto agli italiani. I beneventani, ma anche tutti i meridionali, sono sparsi in diversi continenti, non passa anno che non ritrovo parenti in ogni parte del mondo con questo mezzo formidabile che è Internet. Parenti di cui non conoscevo l’esistenza. Ogni tanto mi arrivano richieste d’amicizia dalla Francia, dagli Stati Uniti, dal Venezuela, dall’Argentina e da altri paesi. Leggere il mio cognome o quello di mia madre mi fa battere il cuore quando lo leggo. Un ricucire di parentele strappate dalla distanza e dall’oblio in cui ti trascina il tempo e la distanza. Parenti che non sanno neppure più parlare l’Italiano essendo da generazioni fuori dal nostro Paese. Odio ingiustificato dei nativi si può ritrovare nelle loro storia, anche se tantissimi loro discendenti hanno posizioni rilevanti nei paesi in cui sono andati. Ma noi nati nel sud, strappati dalla terra natale, abbiamo tutti una malinconia di fondo, che io rivedo in tantissimi nello sguardo. Ci manca sempre la nostra terra natale, anche se con noi è stata avara e matrigna e amiamo quella che ci ha ospitati. Della mia “bolognesità” non potrei farne a meno. Nei racconti di mio fratello che parla agli animali, sento ancora le radici sannite e longobarde. Mi raccontava di un contadino beneventano che era disperato: un vicino, vedendo passare un serpente, lo aveva ucciso. Aveva ucciso il suo “serpente portafortuna”. I longobardi adoravano i serpenti nella loro mitologia ancestrale. Ed è questa la cosa che più fa male a un emigrante. Non far parte più di un luogo, dove c’è la trasmissione, anche inconscia, della sua identità. Quando vedete un emigrante, non pensate subito che è un nemico, ma di una persona che è costretta a partire per necessità. Poi è ovvio, lo Stato deve fare lo Stato, e deve sapere chi è, chi viene portato sul territorio. Che deve accoglierlo dandogli la possibilità di vivere decentemente se non commette reati, senza “buonismo” che serve solo a alimentare il razzismo. E se non si riesce a farlo, se è emigrato per povertà e non è un profugo, se non si è in grado di dargli un lavoro, bisogna proporgli il ritorno al proprio paese, con l’offerta di fargli aprire un’attività dove è nato. Ne sarà grato.

Dramma in un campo agricolo nella frazione di Visignano: un uomo di 83 anni di Navacchio è deceduto dopo essere caduto mentre lavorava nel suo terreno
CASCINA — Tragedia a Visignano, frazione del comune di Cascina dove un uomo di 83 anni ha perso la vita dopo essere caduto da un motocoltivatore con una fresa meccanica, con l’attrezzo che lo ha travolto.
Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti ( sul posto si sono recati carabinieri di Navacchio, la Asl e l’ispettorato del lavoro ) l’anziano è morto proprio per le ferite provocate dalla fresa.
Il pubblico ministero Paola Rizzo ha disposto il trasferimento della salma nel reparto di medicina legale dove verrà fatto un esame esterno del cadavere.

Una caduta da quasi dieci metri, che non gli ha lasciato scampo. Un uomo di 53 anni ha perso la vita ieri in un incidente sul lavoro. Due persone denunciate 
SPEZZANO ALBANESE (CS) – Stava svolgendo alcuni lavori all’interno di capannone di una ditta di autotrasporti ed era a bordo di un muletto, più precisamente in piedi sulle forche del mezzo a circa otto metri d’altezza. D.D. di soli 53 anni ad un certo punto avrebbe perso l’equilibrio, scivolando e cadendo rovinosamente a terra dove sarebbe morto sul colpo. A nulla, infatti, è valso l’intervento dei sanitari del 118 arrivati poco dopo e allertati immediatamente dai colleghi che hanno assistito atterriti all’ennesima tragedia sul lavoro che si è consumata sotto i loro occhi.
Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di San Marco Argentano, che dopo i primi rilievi hanno proceduto alla denuncia di due persone: si tratta dell’amministratore unico della società e dell’operaio che manovrava il mezzo. Il primo non avrebbe vigilato sul rispetto delle disposizioni di legge in materia di sicurezza sul lavoro. L’operaio, invece, non avrebbe applicato le norme.
GALLO DI PETRIANO – Tragedia sul lavoro oggi a Gallo di Petriano. Un uomo di 66 anni è caduto da una scala all’interno di un mobilificio ed è morto, a seguito di un volo di 3 metri. Vani i tentativi di rianimarlo dei medici e paramedici del 118 accorsi prontamente.
Sul posto gli ispettori dell’Asur e i carabinieri che dovranno chiarire perché il 66enne – formalmente pensionato – si trovasse a lavorare all’interno del mobilificio.
PATRONATI ITALIANI NEL MONDO – INFORTUNI LAVORO – INCA CGIL :”AUMENTI CONTENUTI MA PESANTE TRIBUTO PAGATO DA DONNE ED EXTRACOMUNITARI. VA INTENSIFICATA FORMAZIONE E CONTROLLO”
(2017-01-26)
  Il patronato INCA CGIL segnala come “Nel corso del 2016 le denunce di infortuni sul lavoro in Italia sono state 636.812 contro le 632.665 dell’anno precedente: un aumento contenuto in termini assoluti, ma che non può non preoccupare, visto che segna una brusca inversione di tendenza e conferma il nostro Paese come uno tra i più esposti dell’Unione europea sul fronte della prevenzione e della sicurezza professionali”. A sostenerlo Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’Università “Sapienza” di Roma e presidente di Sogeea Spa, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.

“I dati dell’Inail – spiega Simoncini – evidenziano soprattutto le difficoltà del settore terziario, la cui impennata del 4% ha di fatto vanificato i cali riscontrati tra agricoltori e artigiani, e indicano le donne e i lavoratori extracomunitari come le categorie che hanno pagato il tributo più pesante”. “Più che la leggera crescita del numero degli occupati – avverte – a incidere possono essere stati i tagli alle politiche sulla sicurezza da parte delle aziende: quelle di dimensioni contenute o costituite da un singolo lavoratore sono spesso tentate di abbattere i costi su procedure e dispositivi per arginare gli effetti di una crisi economico-finanziaria ormai di lungo periodo”.

“Tra l’altro non va mai dimenticato che questi dati non tengono conto dell’economia sommersa, che in alcuni comparti o contesti territoriali rappresenta una fetta di mercato non certo trascurabile. Ancora più evidente l’aumento delle malattie professionali: le denunce nel 2016 sono state 60.347, con un +2,3% rispetto all”anno precedente. Conforta, invece, il calo degli incidenti mortali, passati da 1.172 a 1.018, comprendendo anche i decessi negli spostamenti da e per il luogo di lavoro. Un numero che pone comunque l’Italia nettamente al di sopra della media europea”, aggiunge Simoncini.

“È dunque importante proseguire e anzi intensificare un’azione su più versanti, ad esempio, riprendendo a investire su ispezioni e controlli, che in questi anni hanno subìto notevoli tagli, e sulla formazione di figure professionali specializzate nella sicurezza”, osserva Simoncini. Ma va anche prevista – sostiene l’esperto – una fiscalità più favorevole per quelle aziende che decidono di rafforzare la tutela nei confronti dei propri dipendenti: al netto del dramma umano vissuto da chiunque è vittima di un incidente sul lavoro, per lo Stato ogni euro investito oggi in prevenzione rappresenta anche un notevole risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale domani” (26/01/2017-ITL/ITNET)
In Italia come le Gauche (riva sinistra)
Hammon ha vinto le primarie in Francia battendo Valss. Hammon si è presentato con un un cosidetto programma radicale, ha vinto con larghissimo margine contro il socialista Valss che è stato al governo con Holland. Prima di tutto volevo chiarire che di radicale Hammon non ha proprio niente, salvo che di difendere i ceti meno abbienti e i lavoratori. Mentre Valss che ha condiviso la politica liberista di Holland paga duramente la sua posizione. Ma perché scrivo delle politica francese? Ovviamente per parlare di quella italiana. I problemi in Francia sono uguali a quelli che ci sono in Italia. La sinistra che fa la destra alla fine paga duramente il suo abbandono di un blocco sociale di riferimento. La destra come si vede nei vari paesi europei ha avuto un unico disegno, probabilmente concordato. Infiltrarsi nei diversi partiti socialisti e portarli dalla loro parte. Le similitudini con l’Italia sono così evidenti che risultano spiazzanti. Colpa della sinistra che ha abdicato al suo ruolo di difesa dei lavoratori favorendo l’insorgere di partiti populisti come Front National in Francia e in Italia, l’impetuoso aumento della Lega che si scopre improvvisamente italiana è simile. Tra l’altro anche partiti come Cinque Stelle, pur nelle tante ambiguità, è riuscito a “rubare” gran parte del suo elettorato a sinistra, proprio perché i giovani, i precari, i disoccupati, i pensionati e i lavoratori non hanno trovato a sinistra partiti che li difendessero. Come curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ho visto come è stata grande la solitudine dei lavoratori in questi dieci anni. Nessuno, neppure a sinistra, si è mai interessato della strage di lavoratori di cui li mettevo al corrente ogni mese. e parlo di tutti i massimi esponenti nazionali e locali. La Francia ha dimostrato che se un candidato di sinistra si candida alle primarie con un programma di sinistra vince. Ma poi deve fare la sinistra non la destra. Torniamo all’Italia. Renzi con i suoi renzini di cui si è circondato vuole andare alle elezioni perché sa che ormai, avendo tradito il mondo del lavoro con il jobs act e i voucher, con il suo farsi vedere a fianco di finanzieri, industriali tra i più retrivi, con il suo aver fatto la guerra con la CGIL e addirittura all’ANPI non ha nessuna possibilità di rimanere al potere. Ma il suo disegno, praticamente fallito, era quello (e lo è ancora) di rifare una Democrazia Cristiana di destra con Berlusconi, e questo già dei suoi nascosti viaggi ad Arcore. Vuole andare alle elezioni con le liste bloccate che farebbe lui, così le riempirebbe di “renzini” che obbedirebbero solo a lui, per l’incredibile regalo della poltrona che prenderebbero nonostante i disastri che hanno combinato a spese dei lavoratori e del Paese. Ma fanno male i conti. Quasi nessuno li voterà e porteranno il PD alla marginalizzazione. Spingeranno in tanti di noi a votare Cinque Stelle, che nonostante le posizioni ambigue “Desta e sinistra non esistono più” ma che poi si schierano sempre con la destra. Non è difficile ipotizzare che faranno i duri e puri
“mai con nessuno” per poi allearsi con la Lega e la Meloni dopo le elezioni per prendere i potere. Del resto l’hanno già fatto in Europa con la peggiore destra. Perché non dovrebbero farlo in Italia? Insomma trovate un candidato di sinistra, anche tra le varie anime, più o meno moderate, e rimettete al centro della politica il lavoro dipendente, degli artigiani che soffrano la stessa emarginazione, e dei ceti meno abbienti. A me va bene Emiliano, va bene Rossi, va bene Landini, va bene Fratoianni, va bene Bersani, va bene Civati e Fassina, Va bene Simonetta Saliera la Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna. Va bene anche un oscuro lavoratore alla guida di questa sinistra dispersa e diffusa che è maggioritaria nel Paese. Ma per una volta pensate a riunire la sinistra e non continuate a frammentarla. Lo dovete ai lavoratori e a tutti quelli che in questi ultimi vent’anni non si sono sentiti rappresentati e che hanno pagato per la vostre divisioni. Dopo sarà troppo tardi.