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La Nuova Zelanda è campione del mondo

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Il verdetto da Twickenham è arrivato: la Nuova Zelanda si conferma Campione del Mondo, conquista il secondo titolo consecutivo – impresa mai riuscita a nessun altro in precedenza – e sale in testa al medagliere con tre Webb Ellis Cup, lasciando a due il Sudafrica e proprio l’Australia.

È la prima volta che gli All Blacks conquistano il titolo fuori dalla propria patria. Come sembrano lontani i tempi in cui il torneo sembrava stregato per la nazionale più famosa del mondo: dopo il successo del 1987, nella prima edizione in assoluto, ha patito un lungo digiuno, interrotto quattro anni fa. Ora è il momento del tripudio e non c’è dubbio che il trofeo sia finito nelle mani che più lo hanno meritato.

In finale, la Nuova Zelanda ha dominato a lungo il match. Ha chiuso il primo tempo in vantaggio per 16-3 (risultato frutto di tre penalty di Carter, della meta di Milner-Skudder e della trasformazione di Carter), mettendo la gara in discesa e portandosela nei propri binari; in avvio di ripresa ha allungato fino al 21-3 (meta di Nonu, questa volta senza trasformazione annessa), prima di staccare un po’ la spina e di subire il ritorno degli Aussies, i quali – approfittando del cartellino giallo di Ben Smith, che ha lasciato gli avversari in inferiorità numerica per dieci minuti – sono riusciti a rientrare in gara, grazie a due mete (siglate da Pocock e Kuridrani) e due trasformazioni (a firma di Foley, già autore dei tre punti del primo tempo); dopo il momento di smarrimento, McCaw e soci hanno ripreso il possesso della partita, tornando all’attacco e assestando i colpi decisivi. Giunti al 21-17 i Wallabies sono crollati negli ultimi dieci minuti, quando il drop e l’ennesima punizione di un meraviglioso Dan Carter (19 punti complessivi) hanno permesso ai neozelandesi di allungare di nuovo, prima della ciliegina finale della terza meta di Barrett, involatosi in velocità.
L’Australia, anch’essa arrivata all’appuntamento londinese da imbattuta, tornava dove nel 1991 conquistò il suo primo titolo mondiale (ai danni dell’Inghilterra), ma di fronte a sé aveva un ostacolo terribile. Dalla sua c’era la consapevolezza di essere stata l’ultima squadra ad aver battuto i neozelandesi.
Il XV di Cheika ha provato a tendere uno scherzetto, per rimanere in tema di Halloween, a quello di Hansen e ha mostrato grande cuore, non rassegnandosi al proprio destino neppure quando la gara pareva segnata. Il -4 raggiunto ha dato addirittura l’impressione di poter capovolgere clamorosamente l’esito della finale, ma contro la classe e il carisma degli avversari, gli australiani si sono limitati alla mera illusione.

I neozelandesi erano i grandi favoriti della vigilia e durante la manifestazione hanno dimostrato di essere meritevoli dell’alloro iridato. Il cammino dei Campioni del Mondo è stato privo di intoppi: hanno vinto al debutto contro gli argentini futuri semifinalisti (26-16), poi hanno sbrigato le pratiche Namibia (58-14), Georgia (48-10) e Tonga (47-9), assicurandosi l’en plein nella fase a gironi. Ai quarti, hanno strapazzato la Francia nella rivincita della scorsa finale; e se nel 2011 l’esito fu un combattuto 8-7, questa volta non c’è stata storia e gli oceaniani hanno eliminato i transalpini con un reboante 62-13. In semifinale, l’unico brivido del torneo, con la vittoria di misura sul Sudafrica (20-18). E poi, l’appuntamento con la storia, nella splendida cornice di Twickenham, stadio ideale per ospitare la partita più giocata di sempre e quella tra la prime due compagini del ranking.

I 34 punti rappresentano il record degli All Blacks in una finale mondiale, ma non bastano per superare quello generale, ancora appartenente all’Australia, che nel 1999 riuscì a rifilarne 35 alla Francia. Ma questi sono solo i freddi numeri. Le emozioni sono quelle rappresentate dai punti di Dan Carter (il drop da 40 metri nel momento più delicato della gara è pura magia), votato come man of the match della finale, dalla forza di Ma’a Nonu, dalle spettacolari mete dei tutti neri e da Richie McCaw che saluta la nazionale con il trofeo sollevato, primo capitano della storia ad averlo vinto due volte.

Il torneo, magnificamente organizzato dagli inglesi, ha confermato la leadership dell’emisfero meridionale. Per la prima volta nessuna rappresentante europea ha raggiunto le semifinali (c’è andata molto vicina la Scozia, eliminata dall’Australia in extremis ai quarti di finale in una delle gare più discusse e divertenti dell’intera rassegna, decisa da un penalty all’ultimo minuto) e le prime quattro classificate coincidono con le partecipanti del Rugby Championship (il vecchio Tre Nazioni, a cui negli ultimi anni si è aggiunta l’Argentina). Una dura lezione al vecchio continente, soprattutto per l’Inghilterra, vera delusione del torneo. Considerata per forza e fattore-campo come la principale anti-Nuova Zelanda, è uscita di scena ai gironi, estromessa dal duo composto da Australia e Galles.

Giovanni Del Bianco
@g_delbianco

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