Home Sport acquatici Canottaggio-Canoa Marco Di Costanzo: gioie e dolori sulla strada verso il bronzo olimpico

Marco Di Costanzo: gioie e dolori sulla strada verso il bronzo olimpico

11
0

 

 Toccare il cielo con un dito, crollare poi tra le fiamme dell’inferno e combattere, combattere e combattere ancora fino a volare sulla vetta del mondo. Con quel bronzo olimpico Marco Di Costanzo ha dimostrato che la vera forza non appartiene a chi non cade mai ma a chi, dopo essere caduto, ha la forza di rialzarsi per prendersi una rivincita nei confronti di sé stesso e degli altri. E’ una storia in crescendo quella di Marco, che è partita in sordina per arrivare a lasciare il segno nella storia: “Per me è stato un quadriennio intenso sotto ogni punto di vista. Ho avuto la possibilità di crescere molto grazie alle esperienze che ho fatto sull’otto all’inizio, poi sul due senza con Matteo Castaldo e infine sul quattro senza, la barca sulla quale ho vinto il Mondiale Assoluto nel 2015. Tanta gioia, tante soddisfazioni per risultati che avevo solo osato sognare”. Poi però all’improvviso è calato il buio: “Ad un certo punto della stagione sono state fatte delle scelte per me dolorose. E’ stato deciso che dovevo scendere dal quattro senza. Dopo tanti risultati importanti e tanto lavoro dedicato, dovevo lasciare quella barca. E’ stato veramente un brutto momento, mi sentivo perso”.

Nei momenti di difficoltà però si vede la stoffa dell’uomo prima e del campione poi: “Le prime tre notti dopo quella decisione non ho dormito, sono stato malissimo, mi sono fatto assalire dalla negatività. Poi però, anche grazie al mio allenatore Valter Molea, col quale in quei giorni mi sono confidato tantissimo, mi sono fatto una domanda: ma davvero io non so più fare quello che è il mio lavoro da una vita? E dovevo rispondere. Certo, un’Olimpiade si prepara in anni e dire che avevo poco tempo è riduttivo ma dalla mia ero cosciente di avere la massima disponibilità da parte del mio compagno, Giovanni Abagnale. Un’altra cosa che mi ha dato fiducia è stato il fatto che la barca sin da subito ha risposto benissimo. A quel punto mi sono detto che per rispondere alla fatidica domanda, dovevo dare il massimo e così ho fatto. Era diventata una sfida con me stesso”. Poi la grande sfida: “Anche durante gli allenamenti lì a Rio la barca continuava a migliorare sotto ogni punto di vista. Poi c’è stata la batteria. Abbiamo gareggiato su un lago disastroso, ma nonostante tutto siamo arrivati alle spalle della Nuova Zelanda con soli tre secondi di distacco. A quel punto c’è stata la semifinale, che sapevamo essere tosta ma l’abbiamo affrontata con serenità dal momento che sapevamo di non aver nulla da perdere”. 

E le prime conferme: “Dopo la vittoria della semifinale eravamo contentissimi e sapevamo che in finale dovevamo solo fare una bella gara. Di per sè aver conquistato l’accesso è stato un grande risultato. Eravamo infatti entrati in una finale olimpica, su una barca preparata in poco tempo, io non remavo in due senza da un paio d’anni e da quattro non ero capovoga. Che dire di più?”. Quindi l’ultimo, glorioso, atto: “Prima della finale ho detto a Giovanni: Abbiamo fatto tutto. Per me adesso va bene anche un sesto posto, basta che in gara diamo il massimo, facciamo il nostro dovere, senza paura, e siamo a posto. Il percorso che avevamo fatto però ci aveva dato tanta forza e alla fine c’è stato il risultato. E’ stato bellissimo, un’emozione indescrivibile, il coronamento di tanti anni di lavoro”. Qualche volta il destino ha il senso dell’umorismo, altre volte quello della giustizia: “Alla fine con Domenico (Montrone, ndr) ci siamo fatti una bella foto che ho pubblicato scrivendo: Alla fine doveva andare così!”. 

Dopo l’impegno olimpico e un periodo di vacanza a Rio per Marco c’è stato il grande rientro: “Dopo aver terminato le gare sono rimasto in vacanza a Rio dove mi sono divertito tantissimo e ho anche conosciuto una persona fantastica che è Massimiliano Rosolino. Poi sono tornato a casa e ho trovato la strada di casa mia piena di bandiere e striscioni. Tantissima gente in festa ad accogliermi. Ci sono stati i fuochi d’artificio, insomma una festa straordinaria. E’ stata veramente una grande emozione vedere tanto affetto da parte della gente”. Concludiamo coi ringraziamenti: Voglio ringraziare Valter (Molea ndr) e tutte le Fiamme Oro col Comandante Stefano Schivo che mi chiamava quasi tutti i giorni per sapere come stavo. Poi ovviamente la mia famiglia, mio papà, mia mamma e mio fratello. Voglio ringraziare anche tutte quelle persone che hanno trovato un attimo anche solo per mandarmi un messaggio”.