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Nadia Amerighi: 40 anni dopo il primo Mondiale femminile di judo

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Novembre 1980 a New York. Al Madison Square Garden va in scena il primo mondiale femminile di judo.

La nazionale italiana era presente con Anna De Novellis (che vinse l’argento nei -48 kg), Patrizia Montaguti (-52 kg), Maria Vittoria Fontana (-56 kg), Laura Di Toma (che fu d’argento nei -61 kg), Nadia Amerighi (-66 kg e Open), Cristina Fiorentini (-72 kg) e Margherita De Cal, che vinse il titolo nei massimi. L’Italia finì terza nel medagliere, alle spalle di Austria e Francia.

Quarant’anni dopo, a New York, l’IJF celebrerà con una festa-evento i quarant’anni da quel campionato. Un momento celebrativo che si terrà sabato 28 novembre alle 18 e domenica 29 alle 11 con dei webinar trasmessi in diretta sul canale YouTube IJF e tutte le piattaforme social media IJF (Facebook, Instagram ecc.).

E’ l’occasione per sentire una delle protagoniste di quella storica spedizione oltreoceano, Nadia Amerighi. L’ex judoka genovese, tesserata per la società Shitama, si doveva ritrovare, con le compagne di nazionale al Coni di Roma per ricordare la partecipazione a quella prima edizione dei Mondiali, ma il coronavirus c’ha messo lo zampino, costringendo la rimpatriata azzurra solo attraverso la rete internet.

Nadia, prima al campionato italiano 1976, a 12 anni

Nadia, tesserata dall’età di 6 anni per l’A.S. Shitama del maestro Mauro Boero, fece parte della nazionale azzurra. Un carriera costellata di successi, dai titoli nazionali nei campionati italiani agli Assoluti, condita da una medaglia d’oro al torneo di Bratislava, l’argento al campionato europeo conquistato nel marzo ‘80 a Udine al palazzetto Primo Carnera, pur essendo la più giovane delle atlete in gara a 16 anni non ancora compiuti, battuta soltanto dalla francese Pierre, un bronzo agli open inglesi al Crystal Palace di Londra, seconda sempre a Londra agli Open, in vista dei Mondiali di New York, con la ciliegina del novembre 1980, al Madison Square Garden di New York, con la partecipazione al primo Mondiale femminile, subito compensata dalla vittoria di Genova agli assoluti nel dicembre dello stesso anno.
Possiamo dire che era una passione di famiglia e a 6 anni eri già sul tatami, quale emozione hai provato nell’andare in palestra il primo giorno?
“A dire il vero, da piccola volevo fare la ballerina classica, in effetti, dopo aver conosciuto la signora Ceracchini, moglie all’epoca del compianto presidente della federazione, la quale mi confermò che avevo un bel collo del piede e che come fisicità sarei potuta diventare una ballerina, ma vista la mia aggressività sin da piccola, mio padre mi indirizzò verso il judo. Di questo, gliene sono grata perché sono diventata una persona sensibile, determinata, schematica e riesco subito ad entrare in empatia con gli altri. Sinceramente il primo giorno di palestra non lo ricordo in modo particolare, ero come al solito con mio cugino Danilo, quindi mi sentivo tranquilla. Un aneddoto che ti posso raccontare è che il mio maestro mi intimoriva al punto che, se mi diceva ‘Nadia piangi’ io mi mettevo a piangere , e questo è stato costruttivo per il mio carattere”.

in finale al campionato italiano di Genova 1981 contro Daniela Guerrini

Chi è oggi Nadia?
“Premetto innanzitutto che per un lungo periodo di tempo non riuscivo a pensare al judo in modo sereno, anzi, ero molto arrabbiata per aver concluso la mia carriera a soli 20 anni nel pieno della maturità sportiva, ma dopo che ho incontrato mio marito ho capito che quella fu la scelta giusta perché, dopo la parentesi judo, ho conosciuto moltissime persone che mi hanno arricchito interiormente e che mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi, in pace con me stessa, con gli altri e con la vita, nonostante tutte le dure prove che ho dovuto affrontare. La prima e la più dura a soli 12 anni quando il giorno del compleanno, l’11 gennaio 1976, mio padre è mancato (lui era il mio mentore e la mia forza judoistica). Ricordo tutto di quel giorno, avevo vinto per l’ennesima volta i campionati regionali e mia madre mi aspettò per portargli la medaglia in ospedale , ma lui era spirato poco prima. Lui era fierissimo dei miei risultati, andava a lavorare con le mie medaglie al collo, era ‘unico’. Oggi Nadia è tutto questo, oltre a madre di una figlia, Chiara, meravigliosa, tosta, insomma ho fatto un ottimo lavoro, sono una moglie che vive nel ricordo perché con mio marito avevo ritrovato quello che avevo perso a soli 12 anni”.
Avevi un tuo portafortuna o facevi qualche gesto scaramantico prima di ogni incontro?
“Un gesto scaramantico, mentre entravo un saluto al tatami, all’arbitro e al pubblico”.
Il tuo più grosso rammarico, la delusione mondiale o non aver partecipato a una Olimpiade?
“Sicuramente il non aver partecipato alle Olimpiadi perché nell’88 avevo 24 anni e quindi ancora nel pieno della attività”.
La più grande gioia nella tua carriera?
“Il 2° posto agli europei, ma anche la partecipazione ai primi campionati del mondo. Riguardo a questo, ti posso raccontare un particolare della mia famiglia. Ho una sorella più grande, Patrizia, che ha partecipato, nel 1974, ai primi campionati europei che si svolgevano a Genova classificandosi al terzo posto, mentre io ho partecipato ai primi campionati mondiali. Strana combinazione”.

Il podio al campionato italiano 1981 di Genova

Il significato della trasferta di Roma per i 40 anni da quella partecipazione al Mondiale, anche se, per via del coronavirus, sarà tutto virtuale?
“Solo un significato non c’è. Ci sono moltissime sensazioni, il fatto di ritornare indietro di 40 anni, il fatto di rincontrare le mie compagne di mille avventure judoistiche, il fatto di ritrovare il mio maestro della nazionale, al quale ero molto legata perché, a differenza di quello precedente, era un ‘puro’ e diceva sempre che chi vince parte, senza nessun tipo di preferenze e riuscire almeno per due giorni ad essere insieme a persone con le quali dividere solo cose belle”.
Con il senno di poi, rifaresti tutto il percorso?
“Si, posso dire con convinzione che rifarei tutto il percorso di vita”
Chi vuoi ringraziare per la tua carriera sportiva?
“Mio padre Giovanni”

seconda ai campionati assoluti 1978

CURRICULUM VITAE SPORTIVO NADIA AMERIGHI
1974 COPPA ITALIA ESORDIENTI 1° CLASSIFICATA
1975 COPPA ITALIA ESORDIENTI 1° CLASSIFICATA
1976 COPPA ITALIA RAGAZZE 1° CLASSIFICATA
1977 CAMPIONATO ITALIANO SPERANZE 1° CLASSIFICATA
1978 CAMPIONATO ITALIANO SPERANZE 1° CLASSIFICATA
1978 CAMPIONATO ITALIANO ASSOLUTO 2° CLASSIFICATA
1978 TROFEO INTERNAZIONALE IDSEM 3° CLASSIFICATA
1979 CAMPIONATO ITALIANO SPERANZE 1° CLASSIFICATA
1979 CAMPIONATO ITALIANO ASSOLUTO 1° CLASSIFICATA
1979 WOMENS BRITISH OPEN 3° CLASSIFICATA
1979 2° INTER. DAMENTURNIER LEONDING 3° CLASSIFICATA
1979 TROFEO INTERNAZIONALE CITTA’ DI BRATISLAVA 1° CLASSIFICATA
1979 5° TROFEU INTERNACIONAL FEMENI CITTA’ DI BARCELLONA 3° CLASSIFICATA
1980 CAMPIONATO ITALIANO JUNIORES 1° CLASSIFICATA
1980 CAMPIONATO ITALIANO ASSOLUTO 1° CLASSIFICATA
1980 CAMPIONATI EUROPEI 2° CLASSIFICATA
1980 CAMPIONATI DEL MONDO 8° CLASSIFICATA
1981 CAMPIONATO ITALIANO JUNIORES 1° CLASSIFICATA
1982 CAMPIONAT ITALIANO JUNIORES 2° CLASSIFICATA
1984 CAMPIONATO ITALIANO SENIORES 1° CLASSIFICATA
1984 CAMPIONATO ITALIANO ASSOLUTO 3° CLASSIFICATA
NEL 1979 PER MERITI SPORTIVI E’ STATO RICONOSCIUTO IL TITOLO DI “ALLENATRICE”
NEL 1980 RICONOSCIMENTO DEL CONI “MEDAGLIA DI BRONZO AL VALORE ATLETICO”