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Sansone, chi era costui?

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Gli almanacchi recitano

Gli almanacchi recitano  “un metro e 73 per 67 chili”. Approssimazione benevola. Ma per il talento di Gianluca Sansone, uno degli uomini-copertina della Serie B, si è disposti a chiudere un occhio anche sull’altezza. A Sassuolo l’hanno capito subito e adesso se ne sono resi conto pure gli inquilini del piano di sopra, tutti in fila davanti alla porta del club neroverde per assicurarsi le prestazioni del fantasista originario di Bella, provincia di Potenza.

Chi sette anni fa non aveva chiuso gli occhi, erano stati i dirigenti del settore giovanile del Teramo, dove Sansone era cresciuto. Piccolo, magrolino, scarsa propensione al lavoro e al sacrificio. No, il ragazzino non avrebbe fatto strada. E subito partì la letterina di svincolo. Quella che non vorresti mai trovare nella buchetta della posta e che ogni estate pone fine al sogno di tanti giovani. Sentenza affrettata, figlia di una filosofia un tempo abbastanza diffusa fra gli scuoter (ma non è che oggi la musica sia cambiata più di tanto). Colpiti dal fisico scolpito di un dodicenne più che dai suoi piedi e dal suo estro calcistico. Propensi al prodotto finito, pronto, piuttosto che a quello da forgiare. Ancora ignari del fatto che, di lì a poco, sarebbe partita la riscossa della generazione-Messi.

Come in ogni favola, ecco però spuntare il principe azzurro. Che nel caso di Sansone si chiama Roberto Cappellacci, oggi tecnico di quel Teramo (quando si dice il destino…) che sta tentando la risalita dalla Serie D. Cappellacci nota Sansone nel Montorio 88 (Eccellenza abruzzese) e lo inserisce subito nella lista mercato del Pescina, che avrebbe allenato in D la stagione seguente: «Rimasi subito colpito dalle sue qualità, per nulla perplesso dell’altezza relativa». Trentuno presenze, otto gol: niente male per un Under, il suo contributo risulta decisivo per la promozione del Pescina in C2. Dove Gianluca puntualmente si ripete, sette gol in 30 gare. Da lì il salto nel Siena e i “parcheggi” che lo hanno svezzato (Gallipoli, Lanciano e Frosinone) fino alla consacrazione di Sassuolo.

Il Brutto Anatroccolo ce l’ha fatta. E dopo la tripletta rifilata al Vicenza affronta questa settimana addirittura da capocannoniere della serie cadetta. Quindici reti, come il pescarese Immobile. Fulvio Pea sta smussando gli ultimi spigoli di un caratterino pepato, ma Gianluca ci ha messo del suo. Capendo cosa significa fare il calciatore di professione. Un esempio per quei ragazzi che la prossima estate si vedranno recapitare nella famosa letterina il “sei stato nominato”. Un allenatore e un dirigente possono sbagliare valutazione. Ma la volontà e determinazione di un ragazzo possono rimediare. Il calcio non segue sempre le logiche del reality. Per fortuna.

Gianluca Grassi

fonte: http://blog.guerinsportivo.it