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TRE MORTI BIANCHE IN UN GIORNO. UN MERCOLEDI? NERO E UN TRAGICO RIASSUNTO DELLE CAUSE DI MORTE SUL LAVORO DEL PAESE

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Intervento di Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering

Avevano 37,38 e 55 anni i lavoratori la cui esistenza si è spezzata lo stesso giorno: mercoledì 30 ottobre. Francesco Trabalsi (38) è caduto da una tettoia di un capannone nel comune di Pescina in Abruzzo, così come è precipitato Giovanni Celentano (55) a Positano cadendo sugli scogli mentre lavorava su una scala alla tenda esterna di un albergo. Differente, invece, la tragedia di un operaio albanese di 37 anni, rimasto schiacciato da un muletto mentre era intento a raccogliere uva all’interno di un’azienda agricola di Castellaneta in Puglia.
Tre drammi in cui si leggono le proiezioni delle morti di tutti coloro che hanno perso la vita sul lavoro; e di un’emergenza, quella della scarsa cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, che si riflette nelle statistiche degli incidenti mortali e dei settori più a rischio.
Perché dal 2010 al 2013 sono stati 1588 i decessi registrati dal nostro Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre: 509 le vittime del lavoro nel 2012, 553 nel 2011 e 526 nel 2010. Nell’ultimo anno il decremento è stato pari all’8 per cento. Ma ricordiamoci che si tratta di una flessione apparente e che deve fare i conti anche con la diminuzione dell’occupazione. Ed in effetti secondo i dati Istat a fine dicembre 2012 il tasso di disoccupazione si attestava all’11,2%, contro il 9,4% rilevato a fine del 2011.
Tra l’altro anche lasciando da parte gli indicatori che pongono l’accento sulla crisi nel mercato del lavoro, nel 2012 sono decedute più di 500 persone; come se una grande azienda avesse perso tutti i propri collaboratori. E l’aspetto che inquieta maggiormente chi come noi si occupa di sicurezza e di monitoraggio degli infortuni mortali, è che i settori maggiormente colpiti e le cause che conducono al decesso i lavoratori sono sempre tragicamente le stesse: agricoltura e costruzioni in primo piano. Le principali cause di morte nel triennio 2010-2011-2012 presentano le seguenti percentuali sul totale dei casi: “caduta di persona dall’alto” 25,6%, “ribaltamento veicolo/mezzo in movimento” 20%, “caduta dall’alto di gravi/schiacciamento” 15,2%. A seguire “investimento da mezzo semovente” (7,7%), “contatto con organi lavoratori in movimento” (5,5%),
I dati, dunque, rimangono inquietanti nonostante le riduzioni in termini numerici e sconfortano ancor più perché nelle nostre elaborazioni in base alle informazioni disponibili il lavoratore non aveva indossato dispositivi di protezione individuale adeguati.
Nella narrazione geografica dell’emergenza poi si scopre che l’area in cui l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa è stata più elevata nell’arco del triennio è quella del Sud del Paese (indice pari a 26,9 contro una media nazionale di 23,1).
Indicatori preziosi che dovrebbero indirizzare le politiche nazionali e regionali ad adottare ulteriori provvedimenti soprattutto nelle zone che presentano indici di incidenza di mortalità elevati e che sono proprio quelle in cui mercoledì si sono consumate tre gravi tragedie.