Il workshop “Visitare gli ammalati: al Don Guanella” si è tenuto sabato 23 aprile presso l’Opera Don Guanella, Casa San Giuseppe in via V. Aurelia Antica 446 a Roma.
L’evento è stato diretto dalla Dottoressa Simonetta Magari Direttore sanitario del centro, psichiatra, psicoterapeuta e docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità dell’Università Cattolica di Roma , dalla Dott.ssa Rita Fazioli, l’educatore Mario Mangione ed alcuni ragazzi del centro. Il workshop si tenuto nell’ambito del progetto “Villaggio per la Terra”, organizzato dal Movimento dei Focolari e Earth Day Italia.
L’obiettivo della serie di eventi, mostrare i tanti lati belli e umani presenti nella città di Roma, spesso non conosciuti da più.
Il workshop si è basato su un tour nel villaggio per mostrare ai visitatori dell’evento la vita di ogni giorno del Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella. . Tanto amore e tanta dedizione verso queste persone con deficit intellettivi e fisici che necessitano cure psichiche, mediche e relazionali ogni giorno. Una visita in diverse abitazioni degli invalidi che vivono in vere e proprie case, che non diano l’idea di ospedale, assistiti da personale specializzato. Ogni ospite del centro, a seconda delle singole possibilità, lavora a opere d’arte, lavori nell’orto, con gli animali, nel bar interno o segue lezioni di storia, italiano o geografia che si tiene nella struttura. Fra le moltissime attività nelle quali sono impegnati gli ospiti della struttura, anche un film in produzione con la RAI.
Ad accogliere persone con disagi psichici o che necessitano di riabilitazione motoria è impegnata da quasi cento anni la Casa San Giuseppe, facente parte della Congregazione dei Servi della Carità Opera Don Guanella. L’obiettivo della casa è quello di accogliere come in una grande famiglia queste persone disagiate e offrire un aiuto nella loro relazione fisico-psichica un supporto verso il mondo e anche un supporto concreto alle loro famiglie. La struttura è situata nella zona di Roma Ovest ed è costituita da una vasta area verde di ben tredici ettari. Il centro è abitato, oltre che dai pazienti, da una vasta comunità di sacerdoti, religiosi, laici e volontari che ogni giorno con passione e professionalità portano avanti la missione dell’Opera di Don Guanella. Il grande obiettivo di ciascuno di questi operatori è quello di creare un progetto individuale per ciascun ospite della struttura. Una grande sfida, ma senza dubbio fondamentale per affrontare problematiche psico-cognitive o motorie di ciascun soggetto e trattarlo nella sua unicità secondo la sua storia personale, clinica, rispettando le proprie capacità. Il centro prende il nome dal fondatore Don Luigi Guanella che basò la propria vita nell’aiutare i più disagiati.
La Dottoressa Simonetta Magari, direttore sanitario del Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella e docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità intellettiva presso l’Università del Sacro Cuore così commenta: «Noi abbiamo pensato a questo workshop perché vorremmo mostrare la realtà, della disabilità intellettiva, non solo come una della ferite della città di Roma, ma anche una grande opportunità. La disabilità intellettiva ha tanto da donare alla società poiché non è solo oggetto di cure e attenzioni ma può aiutarci a mettere a fuoco alcuni elementi importanti della vita come l’accoglienza del diverso, la possibilità di dare spazio veramente a tutti. L’Opera di Don Guanella ha quindi al centro della proprie attività un rapporto personalizzato e rivolto alle specificità di ogni ospite, nel rispetto delle proprie esigenze e della propria storia clinica e sociale. I disabili sono persone con oggettive difficoltà che hanno bisogno di reciprocità. Lavorando a contatto quotidiano con queste persone.
Prosegue la Dott.ssa Simonetta Magari: «Il rapporto e la reciprocità sono alla base dell’essenzialità dell’essere umano. Da questa visione dell’Opera di Don Guanella per ogni membro dello staff della struttura ogni ospite necessita non solo di cure e attenzioni, ma anche e soprattutto di abilitazione alla reciprocità nei rapporti interpersonali. Così noi apprendiamo tanto dai nostri ospiti. Non solo abbiamo la possibilità di dare tanto grazie alle nostre professionalità, ma cerchiamo anche di tirar fuori da ognuno ogni giorno le capacità che un disabile ha».
Chi sono gli abitanti del vostro villaggio?
«Nella nostra struttura ospitiamo da bambini neonati sino agli anziani. Disponiamo di un servizio ambulatoriale per l’età evolutiva e un centro diurno per i giovani adulti e un servizio residenziale per gli adulti e gli anziani. Mettiamo in evidenza gli anziani con disabilità intellettiva o disturbo del neuro sviluppo perché, se seguiti e accompagnati nel poter esprimere tutte le loro potenzialità, possono anche avere una vita lunga».
«Abbiamo soggetti con sindrome di Down che un tempo si pensava morissero molto giovani, oggi invece li possiamo vedere invecchiare. Quindi abbiamo tutto l’arco della vita nella disabilità. Presso il nostro centro ospitiamo persone con ritardo mentale, disturbi psichiatrici e disturbi motori».
«Oggi anche diversi studi lo dimostrano, dove non c’è l’intelligenza cognitiva e intellettiva, c’è però l’intelligenza emotiva e quindi la possibilità dell’apprendimento attraverso la relazione e le buone relazioni. Le relazioni hanno anche potenzialità enormi sul versante creativo.
Gli ospiti della nostra struttura sono impegnati quotidianamente in lavori artigianali, teatro, attività sia interne che esterne alla struttura e che li aiuta a tirar fuori potenzialità che non ci si aspetterebbe da persone con questa tipologia di difficoltà. Soltanto vivendo buone relazioni costanti, queste persone riescono a far emergere queste enormi potenzialità».
Che ruolo ha il personale nel rapporto con i vostri ospiti?
«Tutto il lavoro che viene svolto da tutte le figure professionali, che lavorano presso il Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella, siano essi medici, psicologi, terapisti della riabilitazione, terapisti occupazionali, psicomotricisti, ma anche educatori, figure come maestri d’arte, aiutano e accompagnato i nostri ospiti nell’espressione della creatività».
Come si svolge l’attività quotidiana all’interno del centro e cosa possiamo apprendere da persone con questi disagi fisici o psichici?
«Il Centro di Riabilitazione San Giuseppe è praticamente un villaggio e lo consideriamo un quartiere residenziale perché nella parte residenziale seguiamo circa 200 persone, 60 nel diurno e circa 80 bambini e poi l’ambulatorio. Il centro è stato realizzato in principio per essere accogliente come una casa, con diversi appartamenti indipendenti. Siccome è difficilissima l’integrazione di persone con ritardo mentale all’interno della società, che fa fatica ad accettarle e ad accoglierle, abbiamo ricreato all’interno della struttura non solo un’abitazione, anche un laboratorio artigianale (loro dicono andiamo al lavoro) , con le attività riabilitative necessarie. Gli spazi comuni nella sala incontro che è un po’ come un bar è utile per socializzare non sono fra di loro ma anche con le altre persone che entrano all’interno del centro. Stupisce come la relazione sviluppa le loro abilità e curiosità e quindi accolgono le nuove persone che arrivano al centro, chiedono loro come si chiamano, di che cosa si occupano, li invitano al bar a prendere un caffè assieme, si propongono di offrire agli ospiti uno snack, insomma le piccole cose che tutti facciamo nella vita di tutti giorni ma che rientrano nella socializzazione e nell’accoglienza. Anche loro ci insegnano l’accoglienza».
Quali sono le attività creative e di lavoro svolte dagli ospiti?
«Alcune persone residenti nel nostro centro lavorano anche in un terreno curando un orto o un giardino, fanno attività teatrali e alcuni di loro, grazie allo loro spiccata capacità interpretativa, sono stati scelti come attori in un film che stanno girando proprio sul tema della disabilità: “Ho amici in paradiso”. Alcuni dei nostri ospiti sono veri attori, non comparse” asserisce con orgoglio la Dott.ssa Simonetta Magari.
Conclude la Dott.ssa Simonetta Magari:« Cerchiamo di ricreare una realtà quanto più piena di stimoli e relazioni possibili, come nella vita fuori. Gli ospiti che hanno genitori o parenti possono anche entrare e uscire dalla struttura mantenendo sempre un rapporto con i familiari, quindi possono trascorrere il weekend, le vacanze di Natale, di Pasqua, o le vacanze estive, con i parenti. Le persone che purtroppo non hanno più familiari vengono portate in vacanza, al mare, in montagna, vengono accompagnati a vedere le mostre, ad assistere a dei concerti, alle partite grazie all’impegno di volontari e associazioni. Ecco che queste persone hanno proprio una vita normale. Teniamo presente che noi gestiamo casi che vanno dal ritardo mentale lieve, al gravissimo. In ogni caso gli si offre una vita di qualità. Il centro è situato in bellissimo e grandissimo parco dove loro si muovono in grande libertà. La struttura è stata concepita come una casa con costruzioni nuove, che sono state realizzate come vere abitazioni sia nella struttura architettonica che nell’arredo. Gli appartamenti non appaiono come una clinica».






