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Il “Libro Bianco delle Città del Vino, 1987-2017 Trent’anni al servizio dei territori del vino”

Nelle zone dove si produce vino, dove risiede l’11,7% dell’intera popolazione, c’è una tasso di disoccupazione inferiore di circa 3 punti percentuali rispetto alla media nazionale, dove si consuma meno territorio, e dove spesso la cementificazione trova un argine nella vigna. A spingere l’occupazione, a detta dei sindaci, anche l’enoturismo: tra il 2007 e il 2015 i servizi e le strutture turistiche sono in la crescita esponenziale, a +99% contro il 28% del dato italiano.

In queste realtà non solo c’è più lavoro, ma anche una qualità della vita decisamente più alta, e se il rapporto Bloomberg Global Health Index posiziona l’Italia al primo posto per la salute dello stile di vita, le Città del Vino svettano tutte alla prime posizioni, con un ricco paniere di prodotti enogastronomici di altissima qualità.
La nuova frontiera è rappresentata dall’Urban Food Planning, che sta avendo molto successo nei paesi anglosassoni, basato su un nuovo modo di ripensare lo spazio urbano in modo sostenibile, valorizzando il cibo non solo come prodotto, ma anche come elemento indentitario. In questo le Città del Vino si stanno dimostrando dei pionieri, promuovendo le eccellenze vinicole italiane come volano per l’economia, ma anche la diffusione per una corretta e sana dieta alimentare.

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