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Gelido aprile: tra le vigne siamo alla conta dei danni

La morsa del gelo sembra stia finalmente allentando la presa sul nostro Paese, raggiungendo valori minimi più in linea con la stagione suggerita da questo “ponte” del 25 aprile.

Nelle campagne, però, si contano i danni. E l’accensione dei falò in vigna, pratica antica e dal suggestivo colpo d’occhio, ma nei fatti ben poco romantica, è stata una delle misure più evidenti prese nei giorni scorsi per arginare il crollo violento della colonnina di mercurio.

La Cia ha lanciato l’allarme, dettagliando la situazione particolarmente grave di alcune zone del Belpaese.
In provincia di Padova, nei Colli Euganei che costituiscono oltre la metà degli ettari coltivati a vite del comprensorio, in una sola notte di gelo è stato danneggiato almeno il 70% della produzione.
Criticità ci sono state anche in Piemonte (dove appare compromessa la produzione del Barolo) e nel Veneto (a rischio ci sono i tantissimi vini di pregio della regione). In Liguria, oltre alle viti, hanno risentito della brusca variazione termica anche piante orticole, frutta e piante ornamentali.
In provincia di Arezzo, il vice presidente della strada del Vino Aldo Liquori ha denunciato di aver perso il 60% dell’uva.

In Umbria, i danni alla produzione agricola vanno “dal 40% al 100%”; una denuncia particolarmente urgente arriva da un grande del vino come Marco Caprai, presidente di Confagricoltura regionale e imprenditore di Sagrantino a Montefalco. “E’ lo stesso impatto economico di un terremoto – ha detto Caprai -, come accade altrove chiediamo che si attivino le procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale”.

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