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Pellerano (Lista Biasotti) su Archivio di Stato: “Folle il declassamento di Genova”

«È indispensabile un celere intervento da parte della Regione presso il Ministero dei Beni culturali per scongiurare il declassamento dell’Archivio di Stato di Genova che costituirebbe un pesante schiaffo alla storia e al patrimonio culturale della nostra città».

Così interviene Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, che ha sollecitato la giunta, con un ordine del giorno, approvato questa mattina all’unanimità in Consiglio, ad attivarsi in tutte le sedi competenti perché sia rivisto al più presto il disegno di riforma, attualmente in esame al dicastero del neoministro Massimo Bray, che prevede la riforma degli Archivi di Stato. «Secondo il recente piano di riordino – denuncia Pellerano – gli Archivi di Stato, che oggi esistono in ogni capoluogo di provincia, saranno divisi in due categorie: nazionali e provinciali. Nella prima classe troveranno posto quelli più importanti, che saranno sedi dirigenziali e dipenderanno direttamente dalla direzione generale. Gli Archivi provinciali, invece, saranno retti da un funzionario e saranno sottoposti alle nuove Soprintendenze archivistiche, uffici che oggi hanno compiti di vigilanza sugli archivi non statali su base regionale.

Nell’elenco dei nove Archivi nazionali è assente Genova, mentre compaiono: Venezia, Firenze, Torino, Milano, Roma, Napoli, Palermo, Bologna e, addirittura, Bari.

Onestamente, non si capisce in base a quale criterio sia stato redatto questo elenco e soprattutto perché ne sia stata esclusa Genova che avrebbe tutti i requisiti amministrativi, geografici e storiografici per farne parte, soprattutto vista la ricchezza del patrimonio culturale oggi custodito nell’Archivio di Stato di Carignano.

A Genova, ricordo, è conservato il patrimonio documentario e notarile più antico e vasto del mondo che testimonia ininterrottamente sette secoli di storia, dalla fine dell’XI secolo al 1805, della forse più importante repubblica marinara. Tra i documenti che esperti di tutto il mondo studiano e ci invidiano, anche il registro notarile più antico, risalente al 1154. Inoltre, l’archivio che non ha eguali per la varietà delle tipologie contrattuali e per l’ampiezza degli orizzonti geografici, che illumina la storia economica, sociale e culturale dell’Europa medievale e moderna dall’Inghilterra alle Fiandre, dalla Spagna al Maghreb, dal Levante al Mar Nero e che per questo da due secoli è al centro degli studi di storici del mondo intero. È ancora l’Archivio di Stato di Genova a conservare l’immenso archivio del Banco di San Giorgio che non fu solo un potente istituto finanziario a livello internazionale, fu la prima banca pubblica d’Europa, fu il laboratorio dove si sperimentarono tecniche e strumenti finanziari che sarebbero stati poi applicati nel mondo intero. Si può continuare: Genova ha l’unico Archivio dell’Occidente che conservi gli originali di documenti bizantini del XII secolo, per non parlare del corpus delle fonti colombiane e di documenti fondamentali per la storia del nostro Risorgimento.

Per queste e altre peculiarità, a difesa del nostro Archivio si sono già schierati, in prima linea, ben 40 esperti delle maggiori università di tutta Europa che hanno sottoscritto un appello al ministro Bray e al presidente Letta per impedire una scelta che, oltre a essere illogica, penalizza pesantemente Genova, la sua storia e il suo patrimonio culturale. È incredibile che a una fama internazionale, da Mosca a Lisbona, non corrisponda un’adeguata attenzione da parte dei funzionari del nostro ministero.

Infine, sarebbe auspicabile che, in tempi di spending review, si prendesse in considerazione di tagliare qualche spesa a livello centrale, nelle direzioni generali dei Ministeri, anziché intervenire sempre sulle sedi periferiche e sui trasferimenti a Regioni ed Enti Locali».