“Tristan und Isolde è forse l’opera perfetta” dice Laurence Dale, il regista inglese della fortunatissima messa in scena dell’opera wagneriana in questi giorni al Carlo Felice di Genova. Ed ha perfettamente ragione. L’ambizione wagneriana della musica come dramma qui trova un compimento totale. Giudicata erroneamente un’opera rivoluzionaria e moderna, Tristan und Isolde è invece l l’ultimo capolavoro nato da un’etica esistenziale e da un’idea generale dell’umano, molto ardita nella concezione espressiva densa di forza figurativa sconosciuta fino ad allora, ma che segna l’effetto massimo e finale dei valori romantici. In Tristan und Isolde vi è l’idea dell’amore come forza capace di vincere ogni ostacolo, compresa la morte.

E’ la celebrazione dell’amore ideale, che non può trovare spazio nella realtà. Certo, si può parlare di visione profondamente pessimistica del mondo, che rispecchia anche le vicissitudini personali del compositore quando creò l’opera. Più o meno nella stessa epoca infatti Wagner si innamorò con una passione intensa di Mathilde Wesendonck, giovane moglie del ricco commerciante Otto Wesendonck (per altro protettore del musicista), che pur corrispondendo i suoi sentimenti, non voleva mettere a repentaglio il proprio matrimonio; in più ci furono le letture di Schopenhauer a influenzarlo nella visione del mondo e in particolare dell’amore. Resta il fatto che Tristan und Isolde, composizione straordinariamente rapida (iniziata nell’autunno 1857, fu terminata nell’agosto 1859), per il suo linguaggio interiore, riuscì a scalzare il primato dell’idea di totalità fino allora mantenuto dalla musica religiosa.
Il capolavoro wagneriano è l’eroico sguardo nell’abisso della morte, ma una vertigine senza caduta che la regia di Dale esprime perfettamente avvalendosi della scenografia roteante di Gary McCann, che si muove lentamente, in continuo mutamento, nel quale si esprimono a fondo i sentimenti di Wagner. Quello di Dale come quello di Wagner è un mondo fantastico, ma anche meditativo, in cui passione e desiderio escono fuori sin dal primo accordo del preludio e trovando compimento reale solo nelle ultime battute del Liebestod di Isotta: eros e thanatos, forze contraddittorie alla base della vita, che recuperano la massima espressione nella musica.

Uno spettacolo che ha giustamente riscontrato grande successo sia alla prima di venerdì 13 febbraio, che alla seconda di domenica 15, quando nel ruolo di Isolde (dopo l’indisposizione di venerdì ) ha debuttato Marjorie Owens, soprano dotato di potente vocalità, che contrastava un po’ con la poca autorevolezza vocale del suo partner Tilmann Unger, un Tristano dalla bella presenza scenica la cui voce però era spesso sovrastata dall’orchestra. Brava Daniela Barcellona nel ruolo di Brangane e con lei gli altri colleghi italiani: Nicolò Ceriani (Kurvenaal)e Saverio Fiore (Melot). Potente e di effetto la voce di Evgeny Stavinsky (König Marke).
Entusiasmante la direzione di Donato Renzetti che ha restituito all’opera wagneriana quell’impatto travolgente sul pubblico sempre sottoposto ad alta tensione emotiva . Davvero suggestivi il preludio, il bellissimo duetto del secondo atto, fino al già citato Liebestod di Isotta che chiude l’opera.
Spettacolo da non perdere che sarà ancora sul palco del Carlo Felice venerdì 20 febbraio ore 18.30 (Turno B) e domenica 22 febbraio ore 15.00 (Turno F). Francesca Camponero








