Genova – Un capolavoro dell’architettura e una riflessione d’autore sulla pena di morte. La settimana del cinema Sivori (salita S. Caterina 54r. Genova, tel. 010 583261 oppure 010 5532054) si apre con due film rari. Lunedì 13 e martedì 14 aprile 2026, ore 18.45, si può vedere “E. 1027 – Eileen Gray e la casa sul mare” di Beatrice Minger e Christoph Schaub, un biopic d’arte che ricostruisce la storia della villa modernista costruita per sé in Costa Azzurra dalla designer Eileen Green e dall’architetto giornalista Jean Baldovici, scatenando l’invidia ossessiva di Le Corbusier. Inoltre, lunedì 13 aprile alle 16 e mercoledì 15 aprile alle 18.30, la rassegna “10 e Luce”, dedicata ai 100 anni dell’Istituto Luce, prosegue con “Porte aperte” di Gianni Amelio, un capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, interpretato da Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini e Renato Carpentieri, tra i protagonisti. Candidato all’Oscar come miglior film straniero, tratta il tema della pena di morte, con una storia ad alta tensione etica ed emotiva.
“E.1027 – Eileen Gray e la casa sul mare” è un viaggio cinematografico nell’immaginario di Eileen Gray. Il film ricostruisce la storia amara di una delle designer più influenti del Novecento e della sua straordinaria casa sul Mediterraneo. Le linee, i colori e le forme che hanno reso iconica la sua opera diventano parte integrante della narrazione, restituendo il ritratto di un’artista brillante che trascorse gran parte della vita nell’ombra dei colleghi uomini. Nel 1929 realizza in Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale. Eileen costruì una casa per sé stessa e si rivelò un capolavoro. Era la sua prima architettura. Battezzata E.1027, nasce dall’intreccio delle sue iniziali con quelle di Jean Badovici, l’architetto giornalista con cui vive e collabora. Quando Le Corbusier scopre la villa, ne rimane affascinato fino all’ossessione: dipinge murali sulle pareti senza permesso e ne pubblica le immagini. Gray definisce quei gesti un atto di vandalismo e chiede che vengano rimossi. Lui ignora la richiesta e costruisce il suo Cabanon proprio alle spalle della casa, imponendo la propria presenza sul luogo fino a oggi. La storia di una lotta fra la forza dell’espressione femminile e il desiderio maschile di controllarla. A metà tra documentario e fiction è diretto da Beatrice Minger, Christoph Schaub, interpretato tra gli altri da Natalie Radmall-Quirke, Axel Moustache, Charles Morillon.
“Porte aperte” di Gianni Amelio, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, è ambientato a Palermo nel 1936. Tommaso Scalia (Ennio Fantastichini) è imputato per tre omicidi: ha ucciso l’ex-superiore che lo aveva licenziato, poi il collega che ha preso il suo posto in un’organizzazione sindacale fascista, e infine la moglie dopo averla violentata. La condanna a morte sembra inevitabile, ma il giudice Di Francesco (Gian Maria Volontè), convinto oppositore della pena capitale, approfondisce le indagini alla ricerca di attenuanti, che infatti trova. Ma gli scrupoli del giudice si scontrano non solo con le pressioni della procura, ma perfino con l’ostilità dello stesso imputato, che vuole caparbiamente che il tribunale lo condanni a morte. Il film connette al meglio il senso geometrico di Sciascia e quello tenacemente etico di Amelio. Lancia il talento di Ennio Fantastichini davanti a un Gian Maria Volonté che da attore si fa simbolo, concetto, pensiero. Tra gli altri riconoscimenti, ottiene quattro David di Donatello e due Nastri d’argento. “10 e Luce” prosegue a maggio con “La balia” di Marco Bellocchio, a giugno con “Senza pelle” di Alessandro D’Alatri, per concludersi a luglio con “Gente di Roma” di Ettore Scola. Titoli che compongono una biografia del cinema di qualità, in nuove versioni rieditate e spesso restaurate, per ritrovare sul grande schermo la magia della settima arte.
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